Polo chimico, “15 mila punti a rischio emissioni”
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Irene Navaro - irene.navaro@alessandrianews.it  
25 Settembre 2012
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Polo chimico, “15 mila punti a rischio emissioni”

Comune e Provincia hanno esaminato congiuntamente le problematiche connesse all'inquinamento proveniente dal polo chimico. Rava: “aziende non sempre collaborative. Individuati 15 mila punti a rischio negli impianti”

Comune e Provincia hanno esaminato congiuntamente le problematiche connesse all'inquinamento proveniente dal polo chimico. Rava: “aziende non sempre collaborative. Individuati 15 mila punti a rischio negli impianti”

Che il polo chimico di Spinetta Marengo rappresenti per l’ambiente “un problema delicatissimo, per l’ambiente e per la sicurezza del lavoro” è ormai assodato, così come in fatto che “paghiamo adesso lo scotto di una lunga storia”. Se mai ci fosse stato bisogno di una conferma, è arrivata puntuale dall’assessore all’Ambiente della provincia Lino Rava nel corso della commissione congiunta Provincia – Comune, convocata su iniziativa di Claudio Lombardi, nella sua veste di presidente della commissione comunale. L’assessore prima, e il dirigente ingegnere Caludio Coffano, poi, hanno ripercorso le tappe dell’emergenza emersa in tutta la sua drammatica proporzione solo nel 2008, ma che dal 1999 era a conoscenza di Solvay, neo proprietaria del sito, insieme ad Arkema, e alle amminsitrazioni locali.
“Nel 1999 arriva l’autodenuncia delle aziende per la presenza di sostanze inquinanti nei terreni dello stabilimento. Nel 2002 la giunta regionale approva una delibera che inserisce il polo chimico tra i siti regionali per la bonifica. Si è avviato allora il processo bonifica”, sintetizza Rava. Che aggiunge, senza troppi giri di parole: “Dalla mole di documenti prodotti emerge la gravità dell’inquinamento e gli sforzi delle istituzioni e organi tecnici per delimitare il problema. L’obiettivo principale in questo momento è il confinamento dell’inquinamento affinchè non esca al di fuori del perimetro dell’area dell’azienda. In questo senso sono stati fatti grandi sforzi. Prevalentemente l’azienda è stata collaborativa ma non sempre trasparente”. Non sempre, secondo l’ingegnere Coffano, si è trattato di un atteggiamento volontario: “quello stabilimento è un sistema molto complesso”. Il percorso avviato per la concessione dell’Aia, autorizzazione intergata ambientale, ha infatti portato ad individuare 73 camini fonti di emissione di fumi e 15 mila punti a rischio di emissione di sostanze inquinanti.
C’è un’indagine della procura in corso che dovrà stabilire, tra le altre cose, se c’è stata omissione di bonifica da parte dei vertici della aziende. E si tenterà di fare chiarezza anche sulla fuga di cloroformio, ancora in uso all’interno dello stabilimento, successiva all’autodenuncia del 1999. Un “incidente”, ha detto l’azienda, che ha portato alla fuoriuscita di 200 chilogrammi di sostanza che si è riversata nella falda.
Non solo. Claudio Lombardi torna a chiedere con forza se c’è stato e c’è tutt’ora il rischio di contaminazione di cibi e bevande e se è stata fatta un’indagine epidemiologica. Risponde il direttore di Arpa Alessandria Alberto Maffioti, dicendo che l’indagine è in corso ed è in parte in mano alla magistratura. C’è, quindi, l’impegno dei presidenti delle commissioni ambiente Lombardi e Cristina Mazzoni per la provincia di convocare una nuova commissione congiunta convocando anche l’Asl.
“Certo sarebbe possibile fare di più e sarebbe alla nostra portata tecnica – è l’amara conclusione del direttore Arpa – Ma non ci sono risorse economiche per farlo. Oggi sarebbe possibile fare controlli da “remoto”, controlli automatici e immediati, ma non ci sono risorse sufficienti e questo porta inevitabilmente a registare anche grossi ritardi nell’avere i risultati delle analisi”.
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