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Inquinamento polo chimico, la parola fine è lontana
La commissione ambiente ha iniziato lanalisi della situazione dellinquinamento prodotto dal polo chimico di Spinetta Marengo. Dopo due anni avviata la fase di messa in sicurezza operativa ma impossibile dire quando potrà terminare. Resta da stabilire chi si occuperò della bonifica allesterno del polo chimico
La commissione ambiente ha iniziato l?analisi della situazione dell?inquinamento prodotto dal polo chimico di Spinetta Marengo. ?Dopo due anni avviata la fase di messa in sicurezza operativa ma impossibile dire quando potrà terminare?. Resta da stabilire ?chi si occuperò della bonifica all?esterno del polo chimico?
Tredici pagine di dati tecnici e passaggi giuridici in cui si evidenzia, sostanzialmente, la difficoltà e complessità del rapporto tra le aziende che operano nel polo chimico di Spinetta e il comune di Alessandria. Il dirigente Pierfranco Robotti ha relazionato ieri davanti alla commissione ambiente convocata dal presidente Claudio Lombardi (nella foto durante la seduta) sulla lunga vicenda dell’inquinamento delle falde e dei terreni del polo chimico. A partire dal 2001 quando la Solvay Solexis, subentrata a Montedison, Arkema ed Edison Termoelettrica (ora Cofathec) “si autodenunciò, segnalando un potenziale inquinamento”. Da allora si sono succeduti progetti di bonifica, piani di caratterizzazione, conferenze dei servizi, passando per fasi acute con l’emergenza cromo esavalente del 2008 per la presenza di altre concentrazioni di cromo nelle falde sotto i terreni dell’ex zuccherificio e quella successiva per le concentrazioni di Ddt (febbraio 2009) e cloroformio (ottobre 2009). “Mentre nel 2001 furono le stesse aziende ad evidenziare la presenza di inquinamento, negli anni dopo le concentrazioni superiori ai limiti di legge sembrano emerse “accidentalmente”, nel corso di prelievi e caratterizzazioni richiesti dai vari enti”, è stato rilevato in commissione. Tanto che in almeno tre casi, a febbraio, ottobre e dicembre 2009 “sono state fatte segnalazioni alla procura da parte dei nostri uffici, come atto dovuto”, ha spiegato Robotti. Di qui l’apertura di l’inchiesta giudiziaria che vede coinvolti i vertici delle aziende che si sono succedute nel tempo nella gestione del sito di produzione di Spinetta (udienza presso il tribunale di Alessandria il prossimo 17 ottobre).
Fanno ancora impressione alcuni parametri, come quelli relativi alla concentrazione di cloroformio (che al contrario del cromo è tutt’ora utilizzato nelle lavorazioni del polo chimico) pari a 248 mila unità contro un limite di legge di 0,15. “L’episodio era legato ad un inconveniente tecnico sulla linea di produzione che fu prontamente superato”, ha precisato il dirigente. Ma ad oggi i valori, sebbene scesi di molto, restano superiori ai limiti. Si è, nel frattempo, proceduto con l’innalzamento della barriera idraulica (da 6 pozzi agli attuali 44) per arginare la fuoriuscita di inquinanti che restano tuttavia presenti nelle acque di falda e nei terreni. Ogni tre mesi, e per alcuni parametri ogni mese, vengono ripetuti i prelievi e le analisi per evitare nuove fasi acute. Solo nel dicembre 2011 la conferenza dei servizi, di cui fanno parte enti pubblici, aziende, sindacati e associazioni, ha approvato, con alcune riserve, il progetto di messa in sicurezza operativa e bonifica della Solvay, Arkema e Cofely per le falde e i terreni all’interno della proprietà del polo chimico. “Abbiamo chiesto alla Provincia di emettere un’ordinanza relativa alle aree esterne al polo ma ad oggi non è giunta risposta”, spiega Robotti.
Anche la bonifica interna appare tutt’altro che semplice poiché la lavorazione della ditta non può interrompersi “e in effetti i valori, per quanto non abbiano più presentato sforamenti ai livelli macroscopici, non sono rientrati nei limiti di legge”, dicono i tecnici comunali.
La seduta della commissione è stata aggiornata al prossimo lunedì quando i commissari potranno intervenire ponendo specifiche domande sullo stato della bonifica.