Barosini: “Alessandria non deve arrendersi!”
Dal futuro di Palazzo Ghilini, alla strategia dellemergenza per risollevare Palazzo Rosso, superando il derby Rossa Fabbio. Dopo il congresso regionale del partito, con il leader dellUdc di Alessandria parliamo anche di partecipazione popolare, Movimento 5 Stelle e nuovi scenari nazionali
Dal futuro di Palazzo Ghilini, alla strategia dellemergenza per risollevare Palazzo Rosso, superando il derby Rossa Fabbio. Dopo il congresso regionale del partito, con il leader dellUdc di Alessandria parliamo anche di partecipazione popolare, Movimento 5 Stelle e nuovi scenari nazionali
“Ma devo per forza essere opposizione, o maggioranza? A me pare che i tempi siano così eccezionali, da imporre nuove categorie, e atteggiamenti diversi”. Gianni Barosini è reduce dal congresso regionale dell’Udc di sabato scorso, e ci crede più che mai: “scusi, ma quale altro partito fa un congresso a luglio, elegge un nuovo segretario e rilancia la propria proposta per il territorio? E sottolineo partito: perché è questo lo strumento, sancito dalla Costituzione democratica, per dare voce ai cittadini”. Eh sì, il presidente del consiglio provinciale ci crede davvero, e gli si illuminano gli occhi anche quando ti confessa che gli alessandrini, forse, alle ultime elezioni alessandrine non lo hanno capito fino in fondo, “mentre poteva essere l’occasione per cambiare davvero”.
Presidente, parliamo dalla Provincia, in cui lei ricopre un ruolo istituzionale. Che succederà davvero?
Siamo tutti in attesa di scoprirlo. E’ impossibile non essere d’accordo, in termini generali, con l’esigenza di razionalizzazione della spesa pubblica, e quindi anche sulla necessità di alcuni “tagli”.
Ma un conto è la cura dimagrante, o la razionalizzazione del numero delle Province, che naturalmente poi andrà gestita. Altro è andare verso l’eutanasia degli enti territoriali, trasformati dal Governo in capro espiatorio di tutti i mali. In questo senso è sacrosanto il grido di allarme del presidente Filippi: se da un lato il prevedibile accorpamento con Asti potrebbe anche portare più forza e lustro ad Alessandria, dall’altro con i tagli già effettuati e quelli preannunciati, al 2014 rischiamo di non arrivarci proprio. Credo che sia davvero necessario sedersi ad un tavolo, e discutere seriamente.
Proprio Filippi invece sembra sempre più scoraggiato, e pronto a dimettersi piuttosto che avallare altri tagli e licenziamenti. E qualcuno dice anche che sia un modo per prendere la rincorsa per Roma….
Personalmente (ma credo anche di farmi interprete della posizione di gran parte dei consiglieri e degli assessori provinciali) credo che chi ha ricevuto un mandato popolare debba portarlo avanti fino alla fine, fronteggiando anche le avversità. Le ambizioni dei singoli sono legittime, ma vengono dopo. Che senso avrebbe, in autunno, sciogliere il consiglio provinciale in una situazione di così grande precarietà e incertezza? No guardi, io sono pronto a rimanere anche senza emolumenti se serve: è il momento di stringere i denti, non certo di abbandonare la nave.

Il dissesto avrei fatto di tutto per evitarlo, lo dico chiaramente. E soprattutto credo che ci sia stato, e ci sia ancora, un deficit di comunicazione sulle conseguenze: ci saranno creditori che rischiano di fallire, se non incassano i loro crediti in tempi accettabili, e questo è tragico. E perché a mia zia, o a tanti anziani e alle persone comuni che non fanno politica non si spiega davvero quali saranno le conseguenze per loro? Se si fa cattiva informazione, o se si occultano alcuni elementi, la situazione peggiora ulteriormente, perché scatta un panico talvolta esagerato. E oggi ad Alessandria si percepisce forte il rischio della resa. La resa della politica, degli imprenditori, dei sindacati. Ma sarebbe sbagliatissimo: me lo fa dare un consiglio al nuovo sindaco Rita Rossa?
Prego….
Io dico: usciamo dalla querelle personale Rossa Fabbio. Basta, il derby è finito, gli alessandrini sono stanchi. Il centro sinistra ha vinto (peraltro con una percentuale di astensione preoccupante, anche se tutti sembriamo già essercene scordati), e ora deve governare, presentando, al di là del dissesto che sarà gestito dai tecnici, un progetto di sviluppo della città. Spero che da settembre ciò avvenga davvero, e noi ci saremo e faremo la nostra parte. Dobbiamo dare ad Alessandria un orizzonte, una prospettiva di luce in fondo al tunnel…
Sperando non sia un treno presidente, come diceva quel comico. Come Udc farete opposizione costruttiva?
Mah, questa logica di maggioranza e opposizione, in un momento così delicato per Alessandria e per il Paese, mi lascia un po’ perplesso, mi pare inadeguato. Misuriamoci sui temi concreti, e diamo voce alla città, alle persone al di là delle lobby: partitiche, ma anche associazionistiche e sindacali.
Presidente, che fa? Diventa “grillino” pure lei?
(sorride, ndr) Certamente no, anche se io i 5 Stelle li rispetto, e non li ho mai demonizzati, al di là di alcuni eccessi verbali di Grillo, che è uomo di spettacolo, lo sappiamo. Io con i loro rappresentanti alessandrini ci voglio dialogare: sono persone perbene, come so di esserlo io, e come lo sono molti altri esponenti del consiglio comunale, al di là delle casacche che indossano. Impariamo a non essere settari, e puntiamo su un confronto vero tra noi, e sulla partecipazione della città. Tema molto caro, nei cinque anni appena trascorsi, all’attuale assessore Giorgio Barberis. Ora che è in giunta, ci indichi concretamente la strada, gli strumenti: se ci convince, siamo pronti a sostenerlo.

E’ difficile, ma questo non significa che alcune prerogative non debbano essere difese. Una nuova, articolata e moderna legge sulla famiglia, ad esempio. Se la propongono i cattolici di centro sinistra, quelli di centro destra dicono no, o viceversa. Ma le pare possibile? E quando dico famiglia, badi bene, mi riferisco alla tutela di veri legami affettivi. Sarebbe miope ignorare le unioni di fatto, o le coppie omosessuali. Ci sono, sono un fenomeno sociale rilevante: perché ignorarle, e negare loro diritti elementari? Il che non significa matrimonio, dal mio punto di vista. Ma ripeto: bisogna mettere mani alle leggi, attualizzarle confrontandosi con la realtà dell’Italia del 2012. E mettendo la famiglia al centro della società.
Ma il terzo polo c’è ancora?
L’evoluzione del panorama politico è così rapida, che certamente etichette e definizioni rischiano di invecchiare nel giro di poche settimane. I 5 Stelle cosa sono allora, il quarto polo? O il quarto polo siamo noi? Quel che posso garantire è che l’Udc continua il suo cammino: sabato a Torino abbiamo avuto un congresso regionale vero, partecipato e vitale. Abbiamo eletto un nuovo, giovane segretario regionale, Marco Balagna, e ci siamo confrontati sulle priorità e le esigenze del territorio piemontese. Ad Alessandria, in particolare, l’Udc ha sempre ottenuto, negli ultimi anni, risultati superiori alla media regionale, e questo ci fa capire che il lavoro che svolgiamo quotidianamente si percepisce, e genera risultati. I mesi prossimi saranno cruciali per il Paese, e noi ci saremo. Ho parlato con Lorenzo Cesa, il nostro segretario nazionale, e mi pare di capire che ci si avvia ad una rapida revisione della legge elettorale, nella direzione di un sacrosanto recupero del sistema delle preferenze: l’elettore deve poter scegliere, sempre e a tutti i livelli, interlocutori di cui si fida, e a cui poi chieder conto dell’operato. Da noi, chi si segue lo sa, quasi tutte le sere abbiamo incontri pubblici, e io sono tra quelli che, all’indomani delle elezioni, non spariscono, ma sono sempre a disposizione dei cittadini. Sto anche provando a riallacciare un dialogo con Vignuolo e l’Api: guardiamo avanti.
Intanto però lei quest’anno ha saltato un appuntamento importante Barosini: la festa estiva per il suo compleanno, che in tanti aspettavano come un piacevole appuntamento mondano…
(sorride, ndr) Lo so, e ci ho pure pensato: ma mi è sembrato che, in tempi di assoluta sobrietà, fosse meglio soprassedere. Ne riparliamo l’anno prossimo, promesso.