Università: basterà la buona volontà a salvarla?
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Università: basterà la buona volontà a salvarla?

La Provincia ha temporaneamente congelato l’idea di tagliare i finanziamenti promessi all’Ateneo e la Fondazione Cassa di Risparmio si dice pronta a mantenere gli impegni presi, ma serve uno sforzo ulteriore per garantirne il futuro e servizi agli studenti

La Provincia ha temporaneamente congelato l’idea di tagliare i finanziamenti promessi all’Ateneo e la Fondazione Cassa di Risparmio si dice pronta a mantenere gli impegni presi, ma serve uno sforzo ulteriore per garantirne il futuro e servizi agli studenti

Un’università che anno dopo anno dimostra sul campo, dati alla mano, di essere fra le migliori d’Italia, eppure che stenta a ottenere, sul piano finanziario, quanto le spetterebbe per svolgere una programmazione serena delle attività e offrire a docenti e studenti quei servizi minimi che per altri atenei sono scontati. E’ questo in estrema sintesi il quadro che emerge a oggi guardando la nostra università: quindicesima nella classica presentata dal Sole 24 Ore qualche giorno fa, sul piano della qualità della didattica e dei risultati conseguiti dagli studenti davanti a realtà storicamente ben più prestigiose e “corazzate”, come per esempio Torino, Parma o Pisa, eppure sospesa al filo sottile della buona volontà espressa dagli amministratori, ma con pochissime certezze concrete. Se da un lato infatti, a parole, il sostegno delle istituzioni non è mai mancato, nei fatti da più parti sono giunti segnali inquietanti sulla reale centralità del progetto universitario per Alessandria, almeno quando si è trattato di onorare gli impegni economici presi. La partita per il finanziamento al nostro ateneo si gioca su un triplice accordo fra Comune, Provincia e Fondazione Cassa di Risparmio, firmato a settembre 2011, per garantire finanziamenti di 750 mila euro l’anno per tre anni. Una scelta strategica, sbandierata al tempo come grande vittoria, che avrebbe dovuto garantire all’università la possibilità di investire risorse su nuovi docenti, borse a giovani ricercatori e servizi per gli studenti. Peccato che il Comune di Alessandria la sua quota (250 mila euro all’anno), non l’abbia di fatto mai versata.
Il sindaco Rita Rossa e Giorgio Barberis, assessore alla Cultura, dichiarano che Palazzo Rosso farà tutto il possibile per onorare gli impegni economici quanto prima, ma è chiaro che la questione del bilancio comunale, all’ombra del dissesto, non garantisca alcuna certezza. In compenso, almeno la quota della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, inizialmente vincolata al rispetto dell’impegno economico da parte del comune, pare possa essere comunque garantita, come ha spiegato il suo presidente Pier Angelo Taverna durante la tavola rotonda sul futuro della provincia di Alessandria organizzato dalla Cgil la scorsa settimana, “a patto però di non essere lasciati soli, e anzi di verificare collettivamente che l’università venga davvero considerata un punto strategico per la città e non solo un aspetto marginale”. Questo a fronte di una situazione di incertezza che riguarda però anche la quota spettante alla provincia: nelle scorse settimane il presidente Filippi aveva infatti annunciato che, visti i pesantissimi tagli praticati dal governo agli enti locali, Palazzo Ghilini avrebbe rischiato di non pagare neppure più i 250 mila euro della propria quota. Un colpo quasi mortale per l’università. La decisione è stata successivamente rinviata a settembre, ma il quadro resta a tinte fosche e il rebus di come garantire stabilità ai finanziamenti per una risorsa che a detta di tutti dovrebbe essere “volano per lo sviluppo del territorio” prosegue con ancora ben poche certezze.
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