Alessandria vista dal Costa Rica: la storia di Michael
Abbiamo chiesto a Micheal, un ragazzo di San Joaquín, Heredia, Costa Rica, di raccontarci la sua esperienza alessandrina di studio durata 3 anni. Quali sono i pregi e i difetti della nostra città e dei suoi abitanti visti dal Centro America? Scopriamolo insieme
Abbiamo chiesto a Micheal, un ragazzo di San Joaquín, Heredia, Costa Rica, di raccontarci la sua esperienza alessandrina di studio durata 3 anni. Quali sono i pregi e i difetti della nostra città e dei suoi abitanti visti dal Centro America? Scopriamolo insieme
Michael Fernandez Montoya, 27 anni, single e “sognatore”, è un ragazzo che qualche anno fa ha deciso di intraprendere un viaggio studio in Italia, durato più di 3 anni. La sua meta? Alessandria. Abbiamo deciso allora di farci raccontare la sua esperienza. Un’occasione per scoprire una storia, ma soprattuto per riflettere su come possiamo apparire agli occhi di un ragazzo “straniero” che ha deciso di provare questa avventura intercontinentale.
Micheal, cosa fai nella vita?
Sono un ingegnere e lavoro all’Intel Corporation Costa Rica, dove svolgo attività come sviluppatore di “methodologies and solutions for test content”. L’aspirazione è quella di maturare abbastanza esperienza per aprire un giorno una piccola azienda, insieme ad alcuni amici.
Come è nata l’idea di fare un’esperienza all’estero?
Abito in Costa Rica, un luogo meraviglioso nel quale mi trovo benissimo. Ma fin da piccolo ho amato le sfide e cercato con il tempo di pormi nuovi obiettivi da raggiungere. Prima è stato l’andare a scuola da solo, a 10 anni, facendo più di 30 km ogni giorno. A 15 anni mi sono trasferito lasciando la mia casa di origine, in una zona rurale, per entrare nel “Sistema Nacional de Colegios Cientificos”, e poi all’università, dopo un ulteriore cambio di casa. Il percorso di studi è stato molto stimolante, ma non mi è bastato e ho deciso di provare un’esperienza all’estero.
Con che progetto e/o organizzazione sei riuscito a partire?
Ho tentato diverse strade ma quella che si è concretizzata alla fine è stata con il Politecnico di Torino, che è stato il primo a contattarmi per una preselezione, poi andata bene. Così, avendo vinto una borsa di studio per il viaggio e il soggiorno, ho potuto realizzare questo mio sogno. L’esperienza non è stata priva di costi, ma me la sono cavata. In pratica ho ricevuto un importo mensile di 740 euro per la mia permanenza in Italia, con la quale pagare tutte le spese, alloggio, vitto, libri e tutto il resto. Anche questa è stata una bella sfida. Anche perché io sono stato fra i primi a vincere questo genere di borsa di studio, e c’era poca organizzazione al riguardo. Ho dovuto faticare per star dietro agli impegni burocratici e reperire le varie documentazioni, un po’ come capita a tutti i pionieri di nuove esperienze. Certo sono stato un po’ lasciato solo, e per fortuna ho trovato amici italiani che mi aiutavano di volta in volta a svolgere le diverse pratiche. Non è facile vivere da straniero in Italia, senza conoscere la lingua e senza saper bene a chi potersi rivolgere per avere informazioni.
Quando sei partito non conoscevi neppure un poco di italiano?
Sostanzialmente no. Ho avuto il mio primo contatto con la lingua italiana quando, una settimana prima della partenza, ho comprato il mio primo dizionario spagnolo-italiano e una guida tascabile con le frasi ed espressioni più frequenti da utilizzare in Italia. E’ stato bello ripensarci ora. Un aneddoto su tutti: la sorpresa e la felicità che ho provato quando ho scoperto che in italiano era possibile dire “Adios y Hola” usando una sola parola: ciao. La mia ingenuità è stata quella di pensare che mi sarebbe servito anche l’inglese, che parlo piuttosto bene. Invece in Italia quasi nessuno lo conosce, così mi è stato praticamente inutile e all’inizio questa cosa ammetto che mi ha spiazzato.

Sinceramente è stato un caso. La mia meta doveva essere Torino, ma finiti i posti lì mi sono state offerte diverse soluzioni. Non conoscendo nulla delle altre città ho tentato la sorte, scegliendo semplicemente la prima in elenco.
Come è stato il primo impatto con la città?
Ad Alessandria sono giunto lo stesso giorno che sono arrivato in aereoporto. Per fortuna il Politecnico ha inviato una persona a prendermi a Malpensa, e ancora adesso ripensandoci lo faccio con sollievo. Non so proprio come avrei fatto parlando solo spagnolo e non conoscendo nulla dell’Italia a raggiungere Alessandria da Milano.
Quanto tempo hai trascorso in città? Come è stato il primo impatto?
Sono stato ad Alessandria per 3 anni e 2 mesi, fino alla fine del mio percorso di laurea. Ho sforato solo di 2 mesi rispetto al piano originale, niente male tutto sommato. Anche perché ho scoperto che i ragazzi italiani ci mettono in media 5 anni.
La prima impressione è stata quella che credo abbiano un po’ tutti quando viaggiano in un posto nuovo: l’impatto è stato buono, affascinato com’ero da un ambiente che non mi apparteneva. Con il tempo però l’entusiasmo si è un po’ smorzato. Moltissimi alessandrini non sono fieri della propria città e spesso mi sono trovato a conversare con persone che dicevano apertamente “Alessandria fa schifo”. Secondo me non è vero. Alessandria è bellissima, e gli alessandrini hanno nelle loro mani la possibilità di cambiare in meglio ciò che non va, ma l’impressione è che preferiscano invece trasferirsi in altre città invece di impegnarsi qui. Potrei azzardare che la tendenza a lamentarsi sia piuttosto diffusa in generale in Italia, ma potrei anche sbagliarmi. D’altronde io abito in Costa Rica, un paese che ritengo speciale e molto particolare, non solo rispetto all’Europa ma anche rispetto agli altri Paesi del Centro America.
Com’è stata la tua permanenza qui?
Ho trovato da solo casa, anche se un po’ aiuto dall’ufficio internazionalizzazione del Politecnico l’ho ricevuto. Più ancora però hanno fatto gli amici. In tre anni ho cambiato tre sistemazioni. Durante il soggiorno, oltre a studiare, ho lavorato quasi sempre. Non perché ne avessi per forza bisogno a livello economico, ma perché utilizzavo lo stipendio per viaggiare, sfruttare i periodi di sospensione delle lezioni per fare qualche vacanza e potermi permettere un po’ di shopping.
Come è stato il rapporto con i ragazzi italiani? 
All’inizio il mio gruppo di amici era costituito da compagni borsisti e qualche ragazzo alessandrino che aveva la pazienza necessaria per mettersi a parlare con chi non sapeva una parola di italiano e che conosceva un poco di inglese o di spagnolo. Con il passare del tempo, e il miglioramento del mio italiano, è stato naturalmente più semplice trovare nuovi amici, anche se, da questo punto di vista, ho notato molte differenze con il mio paese. In Costa Rica è possibile uscire da soli la sera e fare amicizia, anche se non si conosce nessuno, mentre si è in giro. Questo ad Alessandria mi è successo pochissime volte, e mi ha colpito come ciascuno tenda a rimanere molto sulle sue. Io ho percepito un po’ di paura da parte degli alessandrini nel confronto con ragazzi stranieri. In compenso, grazie alla tecnologia e ai social network, sono riuscito a rimanermi in contatto con gli amici italiani anche adesso, che pure sono tornato in Costa Rica.

Bellissimo!! Dopo un periodo così lungo – non sono mai tornato durante il mio soggiorno in Italia – è stato emozionante ritrovare gli amici, la famiglia, i luoghi e gli aromi che con il tempo, quasi senza accorgermene, stavo dimenticando. Questa è la mia terra e sento di appartenere al Costa Rica. Secondo me non importa quanto ci si possa trovare bene in un altro luogo, si finirà per sentirsi sempre e comunque uno straniero rispetto a casa propria. Dell’Italia mi mancano gli amici, mi manca Alessandria e un po’ tutti i luoghi visitati in giro per la penisola. E’ comunque un paese che mi ha ospitato per tre anni e che porterò per sempre nel cuore. Mi mancano in particolare le cene lunghissime, il caffè al bar, il fatto di vedere la città piena di gente che cammina spensierata dopo aver mangiato. Mi mancano le giornate interminabili d’estate e forse anche un po’ le nevicate di Gennaio.
Tornando indietro, rifaresti tutto?
Certo, mille volte! Il soggiorno in Italia mi ha fatto conoscere meglio me stesso e un’altra cultura. Un’esperienza così forte e continuativa mi ha permesso di imparare una lingua nuova e aprire la mia mentalità ancor di più. Devo essere sincero: forse non sceglierei nuovamente Alessandria… questo perché l’ho trovata un po’ arretrata rispetto ad altre città italiane visitate durante il mio soggiorno, in particolar modo nella mentalità nei confronti di culture differenti e nel rapporto con cittadini stranieri.
Ti sentiresti di dare un consiglio all’Italia e ai suoi cittadini?
Avete un paese bellissimo… imparate a amarlo, ma non solo a parole, con fatti concreti. Amare il proprio paese per me significa smetterla di fare i furbi, pagare le tasse, andare a votare, fare la raccolta differenziata, fare le code in banca in maniera ordinata, rispettare gli stop, le strisce pedonali e i semafori, studiare per gli esami anche se si ha voglia di fare altro perché si deve avere la consapevolezza che si è il futuro del proprio paese. Un’ultima cosa: ricordatevi che i vostri nonni hanno fatto grande l’Italia e per questo meritano un po’ più di rispetto.