Csva e futuro: continueranno i servizi alle associazioni?
Il Centro Servizi per il Volontariato di Alessandria è in questi giorni in attesa di conoscere il proprio futuro: da un lato i progressivi tagli dei finanziamenti erogati dalle fondazioni rende sempre più complesso gestire i tanti servizi offerti alle associazioni, dall'altro il probabile accorpamento con Asti potrebbe comportare ulteriori difficoltà
Il Centro Servizi per il Volontariato di Alessandria è in questi giorni in attesa di conoscere il proprio futuro: da un lato i progressivi tagli dei finanziamenti erogati dalle fondazioni rende sempre più complesso gestire i tanti servizi offerti alle associazioni, dall'altro il probabile accorpamento con Asti potrebbe comportare ulteriori difficoltà
Abbiamo chiesto alla presidente del Csva, Centro Servizi per il Volontariato di Alessandria, Marisa Baretto Orecchia (nella foto), di fare il punto della situazione sul futuro di questa preziosissima risorsa del nostro territorio. Il Csva infatti offre alle associazioni di volontariato legalmente riconosciute e iscritte all’apposito albo di accedere a diverse tipologie di servizi, come spiegato nell’articolo di presentazione del Centro già pubblicato dal nostro giornale circa un anno fa. Nel frattempo però la crisi economica ha progressivamente ridotto i finanziamenti che il centro riceve, e con essi anche le sue possibilità di manovra, sebbene restino molte le attività proposte, e anzi, a partire da quest’anno, sia stata introdotta la progettazione sociale, una soluzione in più a disposizione delle associazioni di volontariato per poter ottenere da parte del Csva non solo più servizi ma anche l’erogazione diretta di fondi per finanziare le loro attività. Che la situazione non sia serena è un fatto evidente a tutti. La possibilità di operare dei centri servizi è legata ai finanziamenti che questi ricevono dal Coge, il comitato di gestione regionale, che assegna fondi a tutti i centri servizi della regione (in Piemonte ce n’è uno per ogni provincia, tranne in quella di Torino che ne ha due). Questi fondi vengono erogati dalle fondazioni bancarie, così come stabilito all’articolo 15 dalla legge 266 del 1991 (quella che regola tutta l’attività del volontariato). Negli ultimi anni le cifre si sono via via assottigliate, anche in modo molto significativo. L’ultimo anno abbiamo ricevuto 660 mila euro, ma il taglio rispetto all’anno precedente è stato davvero notevole.

Di preciso, purtroppo, non lo sappiamo. Grazie a una gestione il più oculata possibile riusciamo a far fronte alle necessità e a proseguire la nostra offerta di servizi, anche se non più con la larghezza e la generosità che abbiamo potuto permetterci in passato. Abbiamo posto dei tetti massimi, ma non ci tiriamo indietro quando c’è da spendersi per le associazioni di volontariato. Per noi è una missione, al pari di quella di tanti volontari che operano gratuitamente sul territorio offrendo le proprie energie, le proprie competenze, il proprio tempo. Anzi, con la progettazione sociale ora siamo anche in grado di erogare direttamente dei fondi, cosa che in passato non era possibile offrire. Quest’anno per esempio fino a qualche giorno fa siamo stati incerti sulla cifra disponibile per la progettazione sociale, e anzi abbiamo temuto di non poterla neppure più garantire. L’anno scorso la somma è stata di 300 mila euro aggiuntivi rispetto agli altri finanziamenti (che servono invece per erogare servizi ndr). Quest’anno la somma stanziata alla fine è risultata essere di 270 mila euro, quindi un calo tutto sommato gestibile. Insomma, il periodo è duro, ma chi si occupa di volontariato sa che deve essere più duro delle difficoltà per andare avanti. Il Coge però è in scadenza (proprio a luglio dovrà essere cambiato) e quindi gli stanziamenti futuri dipenderanno dalle scelte dei nuovi rappresentanti. Il Coge infatti è espressione di diverse istituzioni e i suoi membri, nominati, provengono da Fondazioni bancarie, dal Ministero, dalla Regione, e, nella misura di 4 rappresentanti, dalle associazioni di volontariato, che però ovviamente in questo organismo sono in minoranza.
I centri servizi di Alessandria e Asti verranno accorpati nel caso in cui, come pare ormai probabile, le due province venissero fuse?
Con il prossimo accorpamento delle provincie è facile immaginarsi un ridimensionamento anche dei centri, e l’abbinamento con quello di Asti in questo caso è di certo il più naturale. Anche in questo caso, le incognite sono parecchie, ma l’ottimismo deve essere il motore del nostro lavoro. Ci rimboccheremo le maniche e cercheremo di collaborare con loro, se questa è la direzione che verrà presa. L’interesse delle associazioni resta al primo posto dei nostri pensieri.