Raphael Rossi: “Discariche e inceneritori? Un costo ambientale insostenibile”
La raccolta differenziata è il futuro in tutta Europa: lobiettivo è rifiuti zero, con un porta a porta premiante. Forte di importanti esperienze a Torino, Napoli e Puglia, Rossi sarà stasera protagonista di un pubblico dibattito ad Alessandria. E sulle retribuzioni dei manager avverte mai oltre i 100 mila euro
?La raccolta differenziata è il futuro in tutta Europa: l?obiettivo è rifiuti zero, con un porta a porta premiante?. Forte di importanti esperienze a Torino, Napoli e Puglia, Rossi sarà stasera protagonista di un pubblico dibattito ad Alessandria. E sulle retribuzioni dei manager avverte ?mai oltre i 100 mila euro?
Con modestia si definisce “un tecnico che si occupa di rifiuti, specializzato nelle raccolte porta a porta e nella prevenzione”. In realtà Raphael Rossi è un esperto vero, tra i più “blasonati” del comparto negli ultimi anni, e “in rete” in particolare è quasi una star, non solo come tecnico ma anche come “testimone di giustizia”, come ricorda il suo blog.
Sorriso disponibile e importanti esperienze professionali in aziende pubbliche di Torino, Napoli e oggi Puglia (“con focus su Foggia”), Rossi sarà questa sera alle 21 ospite di un incontro pubblico ad Alessandria, organizzato dalla Federazione della Sinistra presso la sede della ormai ex Circoscrizione Centro, in via Venezia 7. Si parlerà di rifiuti, ovviamente, ma anche di salute, impatto ambientale e, probabilmente, del particolare momento di passaggio della filiera della “monnezza” di casa nostra. Che Rossi mostra in questa conversazione di conoscere piuttosto bene.
Dottor Rossi, lei è da sempre un sostenitore della raccolta differenziata, senza se e senza ma. A che punto siamo in Italia?
Se ci limitiamo a leggere il dato nazionale complessivo, che è di poco superiore al 35%, dovrei rispondere male, nel senso che quello era il traguardo che l’Unione Europea ci chiedeva di raggiungere nel 1997. Quindici anni fa. In realtà siamo un Paese davvero a macchia di leopardo, e se guardiamo ad esempio i dati del solo nord del Paese constatiamo che la differenziata è ormai sopra il 50%.
Direi anche significativo. Perché vuol dire che l’impostazione di fondo da tenere nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti è ormai condivisa a livello continentale da tutti, a prescindere dall’essere di sinistra o di destra. Quel che oggi è chiaro ai governi è che la filosofia delle discariche e degli inceneritori ha fallito, è inadeguata perché nociva al pianeta, e quindi insostenibile. L’inquinamento di aria, acque e terreni è arrivato ad un livello tale, che l’obiettivo non può che essere quello dei “rifiuti zero”, come sostiene da tempo il comitato scientifico costituito presso il comune di Capannoni, di cui faccio parte. Certo, è un percorso che richiede tappe intermedie…
Ad Alessandria, ad esempio, a settembre vedremo l’inaugurazione, a quanto pare, di una nuova grande discarica, dopo aver esaurito le due precedenti: siamo provinciali in controtendenza?
Le discariche possono in questa fase di passaggio essere ancora un male necessario: dipende dai contesti, dalle esigenze, dalle situazioni. L’importante è rendersi conto che si sta rovinando un’altra porzione di territorio, che porterà i segni di quella scelta per centinaia di anni, a carico delle generazioni future. Consideri poi che gran parte dell’Italia è soggetta a terremoti ed esondazioni, e che in quei casi di emergenza questi siti possono comportare ulteriori ragioni di allarme.
Dottor Rossi, lei è un sostenitore del porta a porta: qui lo abbiamo prima implementato, poi in gran parte smantellato. E in un caso come nell’altro con costi a carico della collettività.Lo so bene, osservo con attenzione la vostra realtà, e sono già stato diverse volte sul vostro territorio prima di oggi. Parliamo di numeri allora: è vero, che la raccolta differenziata in strada, con cassonetti, costa tra i 40 e i 50 euro annui a cittadino, mentre con il porta a porta si può arrivare anche ad 80. Ma attenzione: il porta a porta consente anche, al contempo, di raggiungere percentuali di differenziata assai più elevate, e così di abbattere i costi dello smaltimento in discarica o inceneritore. Su quest’ultimo fronte, poi (che pure non è il mio specifico, poiché io mi occupo di raccolta), le assicuro che, soprattutto al sud ma purtroppo non soltanto, a fronte di costi effettivamente bassi ci si trova spesso di fronte a fenomeni malavitosi, con conseguenze devastanti per l’ambiente.
Rimane il fatto che non poche persone sono “refrattarie” al porta a porta, vissuto un po’ come violazione della privacy, come eccessivo controllo dell’istituzione sul singolo.
Lo so, ma è una questione culturale, su cui bisogna continuare a sensibilizzare le persone. Naturalmente anche ricorrendo ad incentivi, chi lo nega? Purché siano incentivi personalizzati, e non sconti una tantum o collettivi, che non servono. La sostanza è: chi consuma di più, e produce più rifiuti, deve entrare nell’ottica di dover anche pagare di più rispetto a chi consuma poco. Per questo la logica della metratura è vecchia, superata. Mentre il porta a porta consente una misurazione reale: e al tempo stesso consente di premiare, anche economicamente, chi differenzia bene.
Come certo sa, il processo di privatizzazione di Amiu e Aral sta comportando da queste parti una marea di difficoltà: la scadenza di fine anno è improrogabile?Il quadro normativo prevede in effetti che, entro fine 2012, i servizi economici locali come quelli svolti dalle società che lei cita non vengano più gestiti in house. Ma ci sono tanti modi di privatizzare, e il buon amministratore pubblico è colui che riesce a trovare partner o soci adeguati, senza perdere il controllo del comparto, e la possibilità di ridefinire gli accordi. Per quanto ho potuto sapere, il bando messo a punto ed utilizzato sul fronte Amiu dalla vecchia amministrazione del Comune di Alessandria è inquietante. Che poi un sindaco e un’amministrazione (che sono pro tempore per definizione, e non i proprietari di un’azienda privata) a pochi mesi dalla scadenza del mandato avallino una serie di accordi parasociali mantenuti sostanzialmente nascosti è francamente proceduralmente atipico, diciamo così.
Dottor Rossi, ad Alessandria tiene banco in questi giorni la questione della retribuzione dei manager pubblici: e sul fronte della filiera dei rifiuti circolano cifre iperboliche. Lei quanto guadagna?
A Napoli avevo un contratto come consulente da 57 mila euro lordi l’anno. Ora in Puglia ne ho uno da circa 40 mila euro lordi, per 7-8 mesi. Spese di viaggio a mio carico. Posso dirle che ritengo equo che un manager libero professionista arrivi ad avere una retribuzione di 400-500 euro lordi a giorno effettivo di lavoro. Tenuto conto che i costi sono tutti a suo carico, e che spesso le pubbliche amministrazioni pagano a 12-18 mesi. Un dirigente dipendente invece non dovrebbe secondo me andare oltre i 70/80 mila euro lordi l’anno, 100 mila mi sembra già una retribuzione da caso eccezionale. Quando si va molto oltre direi che l’etica ha già perso, e forse si comincia anche a sentire puzza di bruciato, anche se le situazioni vanno valutate una per una. Concordo comunque con il presidente della repubblica francese Hollande: basterebbe fissare un indice massimo di discrepanza tra lo stipendio più basso e quello più alto di un’azienda pubblica. E’ così difficile?