Cissaca: e se l’Unione di comuni non fosse possibile?
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Cissaca: e se l’Unione di comuni non fosse possibile?

Dagli operatori del Consorzio socio assistenziale di Alessandria e dai fruitori dei servizi viene rilanciata la necessità di porre il futuro dell’Ente al centro dell’attenzione della nuova Giunta Rossa. L’Unione di comuni parrebbe la soluzione più plausibile, ma non è detto che la legge lo consenta. Quali altre soluzioni si profilano?

Dagli operatori del Consorzio socio assistenziale di Alessandria e dai fruitori dei servizi viene rilanciata la necessità di porre il futuro dell?Ente al centro dell?attenzione della nuova Giunta Rossa. L?Unione di comuni parrebbe la soluzione più plausibile, ma non è detto che la legge lo consenta. Quali altre soluzioni si profilano?

In un’accorata lettera firmata da più di 250 genitori di figli con disabilità seguiti attualmente dal Cissaca si richiede per l’ennesima volta che sia fatta presto chiarezza sul futuro dell’Ente, delle cooperative che con esso collaborano e sulla gestione dei servizi che vengono ora erogati, indispensabili perché chi ha già un vissuto quotidianamente difficile possa affrontare la vita con dignità, vedendo rispettati i propri diritti e trovando quell’aiuto da parte delle istituzioni che spesso rappresenta l’ultima spiaggia alla quale aggrapparsi.

Nel programma della sindaca Rita Rossa l’orientamento è sempre stato quello di trasformare il Cissaca (i cui organi per legge decadranno dalle rispettive cariche a ottobre) in un’Unione di comuni, ma la situazione in realtà è più complessa di quella inizialmente prospettata. L’ordinamento legislativo italiano infatti appare ambiguo e contraddittorio sotto diversi aspetti e non è detto che questa via sia praticabile: se da un lato infatti la legge prescrive ai comuni sotto i 5000 abitanti di organizzarsi per gestire in maniera integrata alcuni servizi troppo costosi da amministrare autonomamente (come per esempio quelli idrici, o legati alla polizia municipale), dall’altro impedisce in qualche caso agli stessi comuni, già inseriti in questi consorzi, di stipulare nuove unioni per la gestione associata di differenti servizi. La questione è di lana caprina, ed è al vaglio degli amministratori, ma il risultato finale è che ad oggi parrebbe non scontato che la legge consenta a tutti i comuni partner del consorzio Cissaca di prendere parte a un’eventuale futura Unione.

Quali dunque le soluzioni alternative?
Scartata almeno per ora l’ipotesi dell’intervento dell’Asl per la gestione dei servizi, più volte scongiurato in campagna elettorale da Rossa e non privo di grandi criticità, le due soluzioni più plausibili potrebbero essere quella del ritiro della delega da parte del Comune di Alessandria, che potrebbe decidere di gestire attraverso un proprio assessorato i servizi sociali, convenzionandosi con altri comuni per erogare anche a loro servizi (ma vista la situazione finanziaria nella quale versa Palazzo Rosso anche questa possibilità sembra relativamente poco plausibile), oppure istituire una nuova azienda speciale (più probabile che una conversione dell’Aspal) che prenda in carico il comparto dei servizi sociali. Questa seconda soluzione sarebbe resa possibile dalle leggi vigenti, che per determinati ambiti d’intervento particolarmente delicati, quali quelli dei servizi educativi o assistenziali, consente di derogare ai vincoli imposti ai comuni con deficit finanziari in nome della necessità di tutelare fasce della popolazione particolarmente sensibili e a rischio. Anche in questo caso la normativa non è però cristallina e molto dipenderà anche dalla pronuncia della Corte dei Conti, data ormai per imminente, e sulle scelte che verranno prese in merito alla necessità o meno di dichiarare per il Comune la situazione di dissesto. Se una soluzione di questo tipo venisse alla fine adottata, si potrebbe ricorrere a un cda composto da una rappresentanza di sindaci, in maniera tale da azzerare i costi di eventuali gettori di presenza a carico dell’Ente, anche se è bene sottolineare come ormai da due anni neppure il presidente e gli attuali membri del cda del Cissaca ricevano un compenso per i loro incarichi.

Ai dipendenti del Cissaca restano ormai pochi mesi di stipendi garantiti e la situazione potrebbe ulteriormente precipitare se, come dichiarato prima dell’elezione di Rita Rossa alla carica di primo cittadino, il cda del Cissaca, costituito con un rapporto di fiducia dalla precedente amministrazione, decidesse di rassegnare le proprie dimissioni, aprendo così l’iter del commissariamento per la gestione dei servizi. Nelle prossime settimane è atteso un incontro fra i vertici del Cissaca e la sindaca Rita Rossa proprio per fare chiarezza sulle scelte future, ma con ogni probabilità una decisione andrà presa entro il mese di giugno. Per ora tutto è incerto, e come è comprensibile la preoccupazione degli utenti e degli operatori non può che crescere ulteriormente.

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