Pier Carlo e la spada di Brenno
Sono certo che un buon numero di elettori che sono andati alle urne anche per il ballottaggio ed hanno espresso la loro preferenza a Rita Rossa, fosse disposto a concedere, per ragioni umanitarie e per la convinzione che lavversario politico merita sempre legittimazione, lonore delle armi a Pier Carlo Fabbio
Sono certo che un buon numero di elettori che sono andati alle urne anche per il ballottaggio ed hanno espresso la loro preferenza a Rita Rossa, fosse disposto a concedere, per ragioni umanitarie e per la convinzione che lavversario politico merita sempre legittimazione, lonore delle armi a Pier Carlo Fabbio
L’ex/sindaco, la cui sconfitta era ampiamente prevista, ha fatto di tutto per creare problemi anche a questa schiera (confesso che ci sono anch’io) di benevoli volonterosi.
Intanto una caduta di stile né prevista, né prevedibile. La prima dichiarazione dello sconfitto ha preso atto, con ostentato compiacimento, dei voti complessivi della Rossa: gli stessi con cui Mara Scagni ha subito la pesante sconfitta del 2007!
Ora, per chi è abituato a guardare prima ai propri smacchi e solo dopo a quelli degli altri, la battuta sembra un’enormità; non perché non sia vero che l’astensionismo ha prodotto proprio tali effetti, peraltro devastanti per la democrazia, ma perché il Pier Carlo si è dimenticato di aggiungere che Lui è passato, rispetto alla precedente tornata dai 34.000 e più voti a poco più di 9.000 suffragi. Persino l’”odiatissima” Mara dal 2002 al 2007 era passata dalle 27.000 alle 20.000 preferenze; e questo nonostante gli attacchi non proprio obiettivi, anche da parte di alcuni caporioni del centro/sinistra.
Capirete che questo crea una prima difficoltà, dal momento che l’onore delle armi si concede a chi ammette la propria sconfitta.
Poi è venuta fuori la questione delle vignette e l’uscita dello sconfitto che ha accusato il nuovo sindaco di essere un censore irrispettoso della libertà di espressione ed incapace ad accettare la satira. Resta il fatto che il Pier Carlo, stimatissimo docente, laureato in lettere, conosce troppo bene la distizione tra la satira e la volgarità per essere ritenuto in buona fede; forse siamo noi a non aver capito, ma osservando le predette vignette abbiamo subito realizzato che non sempre una signora, sia pure di gradevole aspetto, è disposta a spingere la propria generosità a certi limiti, pur di ottenere consenso elettorale. La volgarità è la morte della satira, perché la rende improponibile; e lo sconfitto è troppo intelligente per invocare la buona fede.
La cosa, tuttavia, che più mi ha incuriosito è stato l’accostamento proposto dal Fabbio, tra la Rossa e Brenno. Ora egli sa sicuramente che nella storia c’è stato più di un Brenno, ma probabilmente il riferimento era al più famoso, il quale dopo aver conquistato e saccheggiato Roma nel quarto secolo A.C., pretese dai Romani un riscatto insopportabile e buttò sul piatto di una bilancia una spada pesantissima, perché sull’altro piatto i saccheggiati ricreassero l’equilibrio con una quantità di oro dello stesso peso.
Pier Carlo Fabbio, (ma si tratta solo di un mio personale pensamento) lettore e storico “emunctae naris” (di buon fiuto) avrà voluto lanciare un criptico messaggio ai cittadini: attenzione alessandrini che con lo sfascio finanziario che ha provocato la mia amministrazione, la Rita Rossa sarà costretta a spremervi! Noi lo dicevamo però anche prima; ricordate? Cinghia Alessandria!
[Dal log appuntialessandrini.wordpress.com]