La Cgil allerta: la provincia rischia il collasso
Articolo 18, pensioni, reddito, casa. Queste le parole chiave di un presente e di un futuro che apre le porte a scenari drammatici per il nostro territorio, almeno a giudicare dalla fotografia fornita da Silvana Tiberti, segretario provinciale della Cgil che annuncia mesi di battaglia
Articolo 18, pensioni, reddito, casa. Queste le parole chiave di un presente e di un futuro che apre le porte a scenari drammatici per il nostro territorio, almeno a giudicare dalla fotografia fornita da Silvana Tiberti, segretario provinciale della Cgil che annuncia mesi di battaglia
Se ieri è stato il giorno dello sciopero, che ha portato quasi 600 persone a bloccare il cavalcavia sulla statale all’ingresso di Alessandria, oggi è il momento di riflettere sui dati raccolti dalla Cgil, illustrati in un’accorata conferenza stampa dal segretario provinciale Silvana Tiberti. Un quadro a tutto campo che rimarca “quanto il nostro territorio stia attraversando purtroppo una fase di crisi sempre più profonda, acuita dalle scelte del Governo Monti”. Spiega Tiberti: “nel primo trimestre del 2011 gli avviamenti al lavoro in provincia di Alessandria erano stati 13 mila, mentre quest’anno sono appena 3 mila. Anche le cessazioni dei contratti fanno registrare una riduzione drastica, segno che le persone non riescono più ad andare in pensione. Ci troviamo in una fase di sempre maggiore rigidità del mondo del lavoro, con la crisi maggiore che sta colpendo i settori del commercio e dei servizi, finendo per penalizzare i consumi”.
Una situazione grave e sempre più sentita dai lavoratori, che è possibile leggere scorrendo diversi indicatori chiave. Il primo è quello che riguarda il raddoppio della cassa integrazione ordinaria, con in testa i settori della chimica, in particolare il comparto gomma plastica, e della meccanica. Un discorso analogo può valere anche per la cassa in deroga, e qui la Cgil lancia un altro preoccupato allarme: “finora, nel primo trimestre del 2012, sono state chieste dalle aziende circa 1 milione e mezzo di ore di cassa in deroga, ma la Commissione regionale che ha il compito di autorizzarle (un procedimento quasi automatico in passato) finora ne ha concesse solamente circa 209 mila. In questo modo si mettono in ginocchio tante famiglie, perché senza autorizzazione per i lavoratori in cassa integrazione non c’è la possibilità di accedere alle agevolazioni e agli anticipi di denaro che consentono di far fronte alle spese quotidiane, vista la drastica riduzione del reddito causata proprio dalla cassa integrazione stessa”. Sul perché non siano ancora state autorizzate le altre ore, Tiberti fa tre ipotesi: “la più remota è che si tratti semplicemente di un problema burocratico, ma noi temiamo sia un problema più serio, di mancanza di liquidità dei fondi necessari per sostenerle o, cosa ancor più grave, della mancanza strutturale della copertura finanziaria necessaria”.

Cosa vuol dire in concreto fare 10 giorni di cassa integrazione al mese? Questi i dati presentati dal segretario provinciale: “il taglio dello stipendio equivale in media a circa 400 euro. Un’altra mensilità piena in un anno viene persa a seguito delle nuove tasse e dei tagli introdotti, così che per un lavoratore tipo il potere d’acquisto cala di circa 4000 euro in un anno. Questo vuol dire ovviamente meno soldi in generale per sostenere la domanda e far girare l’economia”.
Prosegue Tiberti: “il quadro complessivo dimostra che le famiglie sono allo stremo. Per esempio si registra una crescita esponenziale delle pratica per la cessione del quinto, indice spesso dell’impossibilità di ricorrere ad altre forme di finanziamento, e c’è perfino chi, per far fronte ai debiti, ha dovuto licenziarsi in modo da ottenere immediatamente il Tfr”. In un quadro già così complesso, la Cgil punta il dito contro il Governo Monti, e in particolare contro i provvedimenti in tema di casa e ricongiungimento della carriera lavorativa. “L’introduzione dell’Imu – spiega Tiberti – è una vera e propria nuova tassa reintrodotta dopo l’abolizione dell’Ici nel 2008, ma con contorni e incidenza ben più marcati che in passato, non solo perché nel frattempo la crisi ha fatto sentire la sua morsa. Il 70 % di coloro che vengono a fare la dichiarazione dei redditi da noi è proprietario di un’abitazione, perciò siamo di fronte a una sorta di vera e propria ‘patrimoniale’ che colpisce il ceto medio, già fortemente impoverito. Come se non bastasse, sono previsti veri e propri salassi per i possessori di una seconda casa e di coloro che danno in cessione gratuita un’abitazione ai propri figli. In questo caso, per esempio, si passa da una tassazione pari a zero (in assenza di Imu), a una vera stangata da 1163 euro, contro i 232 che si sarebbero pagati all’epoca dell’Ici”. Ovviamente è facile aspettarsi che tutto questo abbia conseguenze anche su chi ha un contratto d’affitto, visto che i proprietari di abitazioni cercheranno di ammortizzare il nuovo ingente esborso. Alessandria in particolare sembra non avere scampo dall’introduzione della tariffa massima, “visto che questo è il regime previsto per i comuni che presentano conti in rosso, mentre altri più virtuosi, come Novi e Ovada, hanno già annunciato che applicheranno tariffe inferiori”.

“Di fronte a questo quadro – conclude Tiberti – come Cgil non possiamo che andare avanti nelle lotte, inasprendole se sarà necessario. Per questo sono già state annunciate le prossime mobilitazioni, che faranno seguito a quella svolta ieri ad Alessandria. Il 20 di aprile dalle 9 alle 11 la protesta si svolgerà fra Novi e Serravalle, all’altezza della rotonda “del Bingo”, mentre, sempre il 20, a Casale ci sarà una manifestazione dalle 10 alle 12 all’altezza della rotonda per andare oltre il ponte”.