La crisi non risparmia neppure i giostrai: divertimento finito?
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La crisi non risparmia neppure i giostrai: divertimento finito?

Lamentano incassi inferiori del 50 per cento rispetto allo scorso anno e più d’uno pensa di chiudere l’attività: sempre meno biglietti venduti e costi alle stelle, a partire dall’energia elettrica. Li abbiamo incontrati per farci raccontare le loro storie

Lamentano incassi inferiori del 50 per cento rispetto allo scorso anno e più d?uno pensa di chiudere l?attività: sempre meno biglietti venduti e costi alle stelle, a partire dall?energia elettrica. Li abbiamo incontrati per farci raccontare le loro storie

Luci colorate, palloncini, bambini festanti, ciambelle e biglietti in mano, tutti in fila per provare a “prendere il codino”: le giostre come ogni anno ad aprile sono sbarcate in città, ma pare che rispetto agli scorsi anni la crisi non faccia sconti e le visite “ai baracconi” da parte degli alessandrini stiano drasticamente diminuendo. Ne abbiamo parlato proprio con i giostrai, che lamentano: “nei primi 15 giorni di permanenza ad Alessandria – spiega per esempio Mario Limuti, uno degli storici proprietari di attrazioni – il bilancio è molto negativo, e purtroppo conferma un trend che si è registrato anche nelle altre città. Le persone non hanno più soldi da spendere per le attrazioni, che in un periodo di difficoltà economica come quello attuale sono logicamente le prime cose a venir tagliate. Le persone vengono meno, ma anche chi si aggira fra le giostre alla fine lo fa senza aprire il portafogli. Siamo al 50% in meno rispetto allo scorso anno. La situazione è poi resa ancor più difficile dal maltempo, che se arriva nel weekend è davvero in grado di rovinarci”.

La maggior parte delle famiglie di giostrai presenti con le loro attrazioni ad Alessandria vanta una storia che prosegue da molte generazioni, con concessioni datate perfino 1851, come la famosa “giostra di Bastian”. Un’epoca nella quale le strutture venivano trasportate da un posto all’altro su carri trainati da cavalli. “Qui ci conosciamo quasi tutti – ci raccontano – così come si conoscono i nostri genitori e i nostri nonni. Anche perché molti di noi fanno percorsi simili: quasi tutti arrivano da un periodo di permanenza a Casale, e dopo Alessandria si recheranno ad Asti, un trittico di città che si ripete ogni anno. Poi è facile prendere strade diverse per il resto della stagione: alcuni andranno nei luoghi di mare in Liguria, altri invece si recheranno in Toscana o in altre località del centro Italia”.

Sempre che non si prenda la decisione di vendere l’attività, possibilità che più d’uno, tra lo sconforto, confessa ormai di considerare con attenzione: “è la nostra vita – ci spiega Marcoè una cultura e non solo un lavoro. Ma bisogna pur fare i conti con la realtà. Dall’anno scorso è cambiata la gestione dell’energia elettrica per esempio: si è passati da una tariffa forfettaria all’installazione dei contatori, che ha comportato un’impennata nei costi di gestione spesso superiore agli stessi ricavi. Anche perché – gli fa eco Bluma mostrandoci un sacchetto pieno di tagliandi omaggio – ormai quasi nessuno spende più. Noi siamo costretti per incentivare le persone a distribuire tanti omaggi, ma finiamo poi per far girare le attrazioni quasi solamente per chi ha biglietti gratis”.

Ma quali sono le attrazioni preferite dagli alessandrini? “Dipende” ci racconta Livio. “Alcune giostre, come quelle per i più piccoli, registrano un gradimento piuttosto costante nel tempo, mentre altre hanno fortune più “cicliche”. E’ il caso, per esempio, delle forme di intrattenimento che prevedono la vincita di un premio. Qualche anno fa erano in crisi, poi, con il boom dei primi telefoni cellulari, hanno conosciuto una seconda giovinezza, perché tanti ambivano a vincerne uno. Ora, che il telefonino tutti ce l’hanno in tasca e nei negozi costano poche decine di euro, sono tornate a registrare una flessione”.

Per tutti l’augurio è che la seconda parte del mese sia più proficua della prima. “Ci saranno anche i fuochi d’artificio” racconta qualcuno. “Un tempo ci venivano offerti dai comuni, ora quando va bene ci consentono di dividere le spese. Ad Alessandria per esempio lo spettacolo è pagato ormai interamente da noi, ma non ci rinunciamo perché la speranza è che attiri finalmente un po’ di pubblico. A noi piace far divertire le persone, donare un sorriso ai bambini, offrire svago a ragazzi e famiglie, ma è pur sempre un lavoro e dobbiamo fare i conti con i costi della vita, come tutti. Per ora stringiamo i denti e aspettiamo che questo momento di difficoltà generale possa passare presto”.

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