La crisi non risparmia neppure i giostrai: divertimento finito?
Lamentano incassi inferiori del 50 per cento rispetto allo scorso anno e più duno pensa di chiudere lattività: sempre meno biglietti venduti e costi alle stelle, a partire dallenergia elettrica. Li abbiamo incontrati per farci raccontare le loro storie
Lamentano incassi inferiori del 50 per cento rispetto allo scorso anno e più d?uno pensa di chiudere l?attività: sempre meno biglietti venduti e costi alle stelle, a partire dall?energia elettrica. Li abbiamo incontrati per farci raccontare le loro storie
Luci colorate, palloncini, bambini festanti, ciambelle e biglietti in mano, tutti in fila per provare a “prendere il codino”: le giostre come ogni anno ad aprile sono sbarcate in città, ma pare che rispetto agli scorsi anni la crisi non faccia sconti e le visite “ai baracconi” da parte degli alessandrini stiano drasticamente diminuendo. Ne abbiamo parlato proprio con i giostrai, che lamentano: “nei primi 15 giorni di permanenza ad Alessandria – spiega per esempio Mario Limuti, uno degli storici proprietari di attrazioni – il bilancio è molto negativo, e purtroppo conferma un trend che si è registrato anche nelle altre città. Le persone non hanno più soldi da spendere per le attrazioni, che in un periodo di difficoltà economica come quello attuale sono logicamente le prime cose a venir tagliate. Le persone vengono meno, ma anche chi si aggira fra le giostre alla fine lo fa senza aprire il portafogli. Siamo al 50% in meno rispetto allo scorso anno. La situazione è poi resa ancor più difficile dal maltempo, che se arriva nel weekend è davvero in grado di rovinarci”.

Sempre che non si prenda la decisione di vendere l’attività, possibilità che più d’uno, tra lo sconforto, confessa ormai di considerare con attenzione: “è la nostra vita – ci spiega Marco – è una cultura e non solo un lavoro. Ma bisogna pur fare i conti con la realtà. Dall’anno scorso è cambiata la gestione dell’energia elettrica per esempio: si è passati da una tariffa forfettaria all’installazione dei contatori, che ha comportato un’impennata nei costi di gestione spesso superiore agli stessi ricavi. Anche perché – gli fa eco Bluma mostrandoci un sacchetto pieno di tagliandi omaggio – ormai quasi nessuno spende più. Noi siamo costretti per incentivare le persone a distribuire tanti omaggi, ma finiamo poi per far girare le attrazioni quasi solamente per chi ha biglietti gratis”.

Per tutti l’augurio è che la seconda parte del mese sia più proficua della prima. “Ci saranno anche i fuochi d’artificio” racconta qualcuno. “Un tempo ci venivano offerti dai comuni, ora quando va bene ci consentono di dividere le spese. Ad Alessandria per esempio lo spettacolo è pagato ormai interamente da noi, ma non ci rinunciamo perché la speranza è che attiri finalmente un po’ di pubblico. A noi piace far divertire le persone, donare un sorriso ai bambini, offrire svago a ragazzi e famiglie, ma è pur sempre un lavoro e dobbiamo fare i conti con i costi della vita, come tutti. Per ora stringiamo i denti e aspettiamo che questo momento di difficoltà generale possa passare presto”.