“Bloccati per un’ora al Ribaldo”
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“Bloccati per un’ora al Ribaldo”

"Hanno chiuso il portone e non lasciavano uscire nè entrare nessuno" racconta uno dei ragazzi presenti. Dalla Questura parlano di un intervento di routine. Il titolare: "Cerco solo di fare il mio lavoro"

"Hanno chiuso il portone e non lasciavano uscire nè entrare nessuno" racconta uno dei ragazzi presenti. Dalla Questura parlano di un intervento di routine. Il titolare: "Cerco solo di fare il mio lavoro"

Era più o meno mezzanotte quando due auto della Polizia sono arrivate davanti a Il Ribaldo, venerdì 13 gennaio.  La notizia rimbalza quasi in diretta sulle pagine di Facebook, poichè alcuni avventori “postano” foto e commenti. Il motivo dell’arrivo della polizia? Una chiamata al 113 dai residenti di via Vescovado che lamentano schiamazzi notturni.

“Gli agenti sono entrati e hanno chiesto i documenti di riconoscimento a tutti quelli che si trovavano qui –  racconta Paolo Rossi, titolare de Il Ribaldo – perchè a detta di loro dovevano cercare alcune persone che nel corso di una recente operazione proprio all’interno del locale li avevano aggrediti verbalmente. Personalmente non ricordo interventi della Polizia all’interno del locale, non nell’ultimo anno per lo meno… questo giovedì, alcuni ragazzi, che erano qui a bere, erano usciti in strada facendo rumore e credo sia intervenuta la Polizia, ma essendo avvenuto in strada, non so cosa sia successo, io mi trovavo al lavoro all’interno”

Davide Caruso che era presente racconta: “Hanno chiuso il portone e non lasciavano entrare nè uscire nessuno. Ho anche chiesto di poter andar via ad un agente ma mi è stato detto che dovevo aspettare che tutti i documenti di identità venissero controllati e ridistribuiti”, tanto che sotto la foto postata su facebook alle 00.41 scrive “Sequestrati dalla polizia dentro il ribaldo!!! Ma pensa te…”. (foto a destra)

“Ero seduta al tavolo con alcuni amici quando uno dei poliziotti si è avvicinato per chiederci i documenti – dice Chiara Pavan, anche lei tra i clienti de Il Ribaldo venerdì 13 – abbiamo dovuto aspettare quasi un’ora che ci restituissero le carte d’identità per poter uscire dal locale.”

 
Andrea Sperandio ci scrive: “Il giorno 14 gennaio alle ore 0.15, quattro agenti della polizia di Stato hanno fatto ingresso nel locale Ribaldo, in Via Vescovado ad Alessandria, e hanno ritirato i documenti a tutti i clienti presenti in quel momento all’interno dello stabile, me compreso, senza dare alcun tipo di spiegazione, scaturendo un generale senso di perplessità. La cosa che ha stonato in particolar modo è stata la chiusura della porta d’ingresso superiore e il divieto di scendere o salire le scale che collegano tale porta all’ingresso inferiore che conduce in Via Vescovado. Ci siamo così ritrovati impossibilitati ad andarcene dal locale dovendo attendere la restituzione dei propri documenti, avvenuta circa quaranta minuti dopo, attraverso modalità imbarazzanti per i clienti, ma temo soprattutto per il proprietario del locale, che ha dovuto, microfono alla mano, fare l’appello dei presenti per restituire i documenti. Un teatrino, a mio avviso spiacevole per le modalità attraverso le quali si è agito, avvenuto quasi certamente per futili motivi, in un contesto assolutamente tranquillo e sereno.”

“Venerdì sera 13 gennaio – spiega Fabio Capra – sono stato oggetto, con a stima un centinaio di altre persone, di una procedura attuata dalla polizia che e’ entrata al Ribaldo, in via Vescovado ad Alessandria, intimando la consegna dei documenti a tutti i presenti e impedendo l’uscita degli stessi per circa quaranta minuti senza dare alcuna spiegazione e apparentemente senza svolgere alcun controllo. Personalmente, sono rimasto un po’ stupito per l’approccio utilizzato in quella che e’ stata una serata tranquilla.” 

Dalla Questura parlano di un intervento di routine, avvenuto in assoluta tranquillità, a seguito di una chiamata di qualche residente. Non sarebbe la prima volta, infatti, che gli abitanti della via lamentano schiamazzi notturni. Nei giorni scorsi, infatti, erano anche comparse lenzuola dai balconi delle case con la scritta “vogliamo dormire”.

Paolo, il titolare, dal canto suo, non sa davvero come poter contribuire al miglioramento della situazione: “Sono sempre stato il primo a dare la disponibilità a parlare, a discutere, per cercare una soluzione agli eventuali disagi causati dalla mia attività ma mai nessuno si è presentato per esplicitare dei malumori… sono solo apparsi degli striscioni, quelli si! E non ho mai nemmeno mancato di rispetto alle forze dell’ordine, capisco perfettamente che loro debbano fare il proprio lavoro. Però io cerco solo di fare il mio!”

 
 
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