Natale d’attesa e speranza per i profughi “alessandrini”
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Natale d’attesa e speranza per i profughi “alessandrini”

I 20 profughi nordafricani ospiti all'ostelli di Santa Maria di Castello stanno ancora aspettando per sapere se potranno ricevere asilo politico o se dovranno fare ritorno al loro paese d'origine

I 20 profughi nordafricani ospiti all'ostelli di Santa Maria di Castello stanno ancora aspettando per sapere se potranno ricevere asilo politico o se dovranno fare ritorno al loro paese d'origine

Un Natale d’attesa e di speranza. I 20 profughi nordafricani, ospiti da quest’estate dell’ostello di Santa Maria di Castello, sono ancora ansiosi di sapere cosa riserva loro il futuro. “Aspettano le risposte dalla commissione esaminatrice per la richiesta d’asilo politico -ci fa sapere telefonicamente il responsabile dell’ostello Giuliano Brazzo- Sono già stati visti in 13 e i primi esiti sono stati negativi. C’è comunque sempre la possibilità del ricorso, tutti andranno avanti seguendo l’iter giudiziario previsto dalla legge”. La strada è dunque ancora lunga tanto per quelli che hanno già avuto possibilità di raccontare la loro storia ai commissari, quanto per gli altri  7 che dovranno presentarsi ad aprile. “La commissione di Torino è composta da 3 persone che, da quel che ho capito, devono valutare tutti i casi anche della Valle d’Aosta e dalla Liguria -spiega ancora Brazzo – I colloqui sono di 23 ore l’uno, serve una documentazione che comprovi la veridicità di quanto si racconta, e ogni persona ha un suo diverso percorso. Si capisce che ci vuole tempo. In ogni caso adesso hanno un permesso di 6 mesi e questo significa che possono lavorare. Purtroppo però non riescono a trovarlo per la situazione di crisi generale del nostro Paese”

E adesso che si entra nel periodo natalizio, periodo di festeggiamenti e dal forte significato religioso, per chi è cristiano? Come passeranno il Natale i profughi? “Il periodo natalizio non sarà tanto felice perloro” dicono da Santa Maria di Castello.
C’è però chi avrà modo di raccogliersi insieme alla comunità e celebrare per come ritiene degna la festività. Molti tra i nordafricani sono, infatti, di fede evangelista e avranno occasione di partecipare alla messa della chiesa di Tortona che professa questo credo. I profughi di religione evangelista hanno avuto modo di unirsi alla comunità evangelista alessandrina fin da subito optando, poi, per la scelta di quella tortonese perché lì si parla e canta anche in inglese. Per loro ci sarà modo di respirare e vivere il Natale.
Per gli altri che sono di fede mussulmana si è scelto di rispettare le loro festività aiutando a celebrale nei giusti modi (come è successo con il Ramadan) e di non forzarli a vivere qualcosa che non gli appartiene. “Per loro sarà più un’esperienza umana, vedranno cosa sono e come festeggiamo noi il Natale e il Capodanno” ci spiegano dalla struttura che gli ha accolti.
Nessun conflitto tra religioni in ogni caso. “Piccoli problemi della più varia natura ci sono e vengono discussi e risolti continuamente”ci ha riferito Giuliano Brazzo. Certe esperienze aiutano a superare le differenze e mettono in moto un dialogo ben più efficace delle teologie delle autorità religiose. Come ha raccontato una delle ragazze ospitate all’ostello, nel momento in cui si è su una barca disastrata, in balia delle onde e si ha paura, il Dio che pregano tutti è uno solo.

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