L’abbattimento del ponte Cittadella? “Doloroso ma una scelta giusta”
LAssociazione Orti Sicuro e il gruppo dei Volontari del Museo del Fiume, due delle realtà più vicine al territorio che svolgono unattività di monitoraggio per la salvaguardia delle persone e di tutta la città
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Quando si dice “presenza sul territorio”. Per incontrarli dobbiamo inseguirli in giro per il quartiere Orti, o di ritorno da un incontro in Prefettura. Da giorni si stanno prodigando per offrire informazioni, monitorare i livelli del Tanaro e di tutta l’idrografia della zona, pronti a mettersi a disposizione per i concittadini, fino ad aiutare fisicamente chi magari ha difficoltà a deambulare ma preferisce seguire il susseguirsi dei comunicati da un piano più rialzato, o seguire tutti i bollettini che arrivano dalle diverse realtà istituzionali che svolgono attività di raccolta dati per “tradurli” in un linguaggio immediatamente comprensibile da tutti, a partire dagli stessi abitanti del quartiere. Una prima cosa li accomuna, e sia Gianna Calcagno – dei Volontari del Museo del Fiume – che Roberto Nani – di Orti Sicuro – la sottolineano con decisione non appena li incontriamo: “noi svolgiamo questo servizio da volontari e non da esperti, anche se nel corso del tempo l’esperienza si finisce per costruirsela davvero, studiando e analizzando i dati che internet ormai mette a disposizione. Ciò che occorre è stare attenti a non destare allarmismo, pesare bene le parole, non utilizzare termini impropri e fare rete perché a circolare siano il più possibile informazioni attendibili e non falsi miti o leggende metropolitane”. Per questo li abbiamo incontrati, perché ci aiutino a fare chiarezza portando il loro punto di vista nel dibattito collettivo.
Le due sedi sono piuttosto vicine tra loro, quella di Orti Sicuro in via della Cappelletta, quella del Museo
Entrambi ci hanno parlato con sicurezza anche del loro favore all’abbattimento del ponte Cittadella, perché, “è oggettivamente riportato dai dati – spiegano – che sia stato un intervento che ha consentito una gestione della piena molto più fluida e controllata, evitando che diverse aree che altrimenti sarebbero state allagate venissero raggiunte dalla fuoriuscita del fiume”.