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Gli anziani, una risorsa per uscire dalla crisi
Rappresentano il 37% della popolazione alessandrina, si occupano della famiglia e fanno volontariato: una ricerca di Ires mette in evidenza come la popolazione matura da costo ora è più che mai una risorsa
Rappresentano il 37% della popolazione alessandrina, si occupano della famiglia e fanno volontariato: una ricerca di Ires mette in evidenza come la popolazione matura da ?costo? ora è più che mai una risorsa
“L’anziano non è più considerato un onere, da mantenere e da curare, ma è una risorsa a tutti gli effetti, sociale e umana, capace di produrre ricchezza”. Giacomo Ponzano, segretario Spi/Cgil provinciale lo sostiene da tempo e ora è scritto nero su bianco. E’ infatti quanto emerge da una ricerca condotta da Ires, promossa da Auser e Cgil, presentata nell’ambito della rassegna “Compagni di Enea”, dalla Camera del lavoro di Alessandria. La ricerca ha preso in esame sei realtà in tutta Italia, accomunate da alcune caratteristiche: si tratta di centri medio grandi, caratterizzati da un invecchiamento della popolazione e da una trasformazione del tessuto economico. Alessandria, con Brescia, Fano, Acerra Cerignola e Fiumicino è diventata così un caso di studio.
I dati dicono come la popolazione matura, sopra i 54 anni, rappresenta il 37% del totale. Di questi il 36,9% vive solo mentre un altro 30,5% ha un compagno o una compagna.
A livello nazionale, è stato sottolineato, il “lavoro” degli anziani produce qualcosa come 18,3 miliardi di euro, un valore cresciuto del 6% circa negli ultimi anni. La crisi ha inciso anche in questo settore, con famiglie giovani in cui entrambi i coniugi lavorano, gli asili con rette sempre più elevate e i nonni come unica sponda di salvezza. In futuro, “l’innalzamento dell’età pensionabile negli anni produrrà una maggiore richiesta di aiuto ai nonni”, sostiene il ricercatore Beppe De Sario che ha raccolto i dati alessandrini. L’impegno medio per molti pensionati nell’aiutare il prossimo è, talvolta, pari ad una intera giornata lavorativa. Tra le motivazioni che spingono a prestare aiuto, il 31% degli anziani alessandrini intervistati mette in testa la necessità di “supplire alla carenza di tempo” dei destinatari dell’aiuto.
L’89,2% presta aiuto “per legami personali o familiari”, ma c’è anche un 20,9% che lo fa per “senso civico e solidarietà”. Un 3,4% per motivazioni religiose o politiche e il 6,1% per “dare un senso al proprio tempo”.
Sono le donne, ancora una volta, che si occupano per la maggior parte della cura di altri: nipoti, altri anziani in famiglia. A livello nazionale, quando c’è un riconoscimento, diretto o indiretto, da parte delle istituzioni e da parte del nucleo familiare, del lavoro svolto, c’è anche soddisfazione del volontario. Anche se l’impegno significa sottrarre tempo per se stessi.
“Ad Alessandria, mediamente – ha detto il ricercatore – c’è un buon riconoscimento del ruolo dei maturi”. Nell’ambito del focus group organizzato all’interno della fasi dell’indagine, Laura Mussano, direttore del Cissaca, ha riconosciuto come il consorzio sociale cerchi “di valorizzare sempre più le reti naturali del territorio, perchè sappiamo che le risorse non sono infinite, anzi, sono finite, e perchè crediamo che il welfare non può indirizzarsi in una direzione solo prestazionale ma deve coinvolgere la comunità”.
Anche l’assessore Maria Teresa Curino ha contribuito alla ricerca, fornendo chiavi di lettura: ha introdotto il concetto di “sussidiarietà” come approccio per intervenire sulle criticità del territorio. “La situazione di crisi è un male – sostiene – ma ha costretto tutti a recuperare quello che nessuno metteva più in campo”.