Alessandria “culla del costruire in terra cruda”
Home

Alessandria “culla del costruire in terra cruda”

L'architetto Francesca Chiara Robboni ha presentato questa mattina in commissione Politiche Ambientali lo studio seguito sull'edilizia in terra battuta sia della zona della Fraschetta che di altri paesi europei che investono in questo settore

L'architetto Francesca Chiara Robboni ha presentato questa mattina in commissione Politiche Ambientali lo studio seguito sull'edilizia in terra battuta sia della zona della Fraschetta che di altri paesi europei che investono in questo settore

Ultima seduta, prima della pausa di agosto, della commissione Politiche Ambientali, che già nella mattinata di oggi ha riscontrato una scarsa affluenza in aula di consiglieri, nonostante l’ordine del giorno fosse un “aggiornamento” della tematica già introdotta in commissione lunedì scorso.
“Trunere”, ovvero costruzioni in terra cruda. Questo il tema presentato dal presidente Mario Bocchio con la partecipazione dell’assessore Giordano e dell’architetto Francesca Chiara Robboni che da anni segue l’edilizia locale e europea in terra battuta.
L’introduzione del presidente Bocchio, fa riferimento alla zona della Fraschetta che rappresenta ancora un esemplare di questo tipo di edilizia, purtroppo poco considerata che a causa di “incuria, oltre che del maltempo” danneggia le costruzioni ancora esistenti (un esempio sono i Cascinali Pagella).
“Il piano casa di recente istituzione non tutela queste strutture, snaturate nelle loro peculiarità, a causa delle norme di ristrutturazione antisismiche d’obbligo”, spiega Bocchio.
Nonostante ciò l’amministrazione si è sempre interessata di questo tema e come conferma l’assessore Giordano “gli uffici stanno esaminando le modifiche o le integrazioni che si possono apportare al piano edilizio locale per tutelare le ristrutturazioni e le future costruzioni in terra cruda”. L’auspicio è che “si possa tornare a parlarne con progetti alla mano già da questo autunno”, sottolinea Giordano.
La relazione sulle difficoltà di oggi per questo tipo di edilizia e sulle speranze che l’amministrazione alessandrina ci lavori sopra per apportare dei cambiamenti è stata affidata all’architetto Robboni, studiosa della materia.
L’illustrazione dell‘architetto Robboni avviene con l’ausilio di alcune fotografie, a testimonianza della quasi totale scomparsa di costruzioni in terra cruda nella zona della Fraschetta: “Il campo sportivo nelle vicinanze di Castelceriolo, oggi diventato una casetta in mattoni o la costruzione in terra cruda di San Giuliano che per le sue condizioni disastrose oggi viene però ristrutturata senza tutelare il principio di conservazione”. Di questo edificio è stato, infatti, mantenuta la prima parte (quella che poggia le proprie fondamenta a terra) in terra battuta, mentre è stato creato un piano sopraelevato in mattoni e calcestruzzo. Il problema non è estetico, ma di sicurezza: “è contro ogni principio antisismico!”, con grave pericolo crollo nel caso di un sisma. Purtroppo la possibilità di ampliamento della casa in questi termini è possibile per legge, con il nuovo piano casa appena istituito.
Una altro problema è quello energetico. Come spiega la Robboni “ho monitorato, in collaborazione con il Politecnico di Torino, per due anni una costruzione in terra cruda per valutare le qualità a livello energetico”. Sono stati posti dei termometri sia interni che esterni alla struttura e si è riscontrato che “non è necessario un importo esterno di impianti termici, poiché l’ambiente è perfettamente coibentato e anche l’indice di umidità rientra perfettamente nei limiti della normativa vigente”.
“Spero che il comune di Alessandria non si lasci sfuggire la situazione di mano per quanto riguarda questo tipo di edilizia in Fraschetta”, sostiene la Robboni che spera nell’impegno dell’amministrazione comunale per ottenere delle deroghe al piano regolatore locale e al piano casa istituito in materia di edilizia.
Non è solo un discorso di tutela delle “rovine” già presenti sul territorio, ma è un’apertura ben più ampia nei confronti di un genere di costruzione molto usato all’estero: l’architetto riporta alcuni esempi di Germania e Inghilterra dove la costruzione in terra cruda è fortemente sostenuta e utilizzata. Anche alcune aree dell’Italia si sono già attivate in questa direzione: “le province autonome di Trento e Bolzano hanno ottenuto, per la loro regione, addirittura l’approvazione di una legge in materia di costruzioni rurali che salvaguardano gli edifici e le tipologie di architetture rurali, edificate con materiali naturali (legge 378/2003)”.
Ampio interesse riscontrato dai presenti in aula, con la proposta del commissario Giorgio Abonante di poter al più presto convocare una commissione congiunta (Politiche Ambientali e Affari Istituzionali) per poter riprendere ed approfondire questo tema, con riferimento esplicito alle costruzioni da salvaguardare in Fraschetta. E’ invece il vicepresidente Enrico Mazzoni ha sollevare alcune limitazioni, che “legano le mani” al Comune: “noi ci impegneremo per portare a termine qualche intervento, ma non credo che l’amministrazione abbia ampio potere di intervento con deroghe, se prima non vengono apportate modifiche alle leggi cui dobbiamo sottostare, sia a livello regionale che nazionale”. Un consiglio in merito da parte dell’architetto Robboni è quello di “cercare un confronto con esperti d’amministrazione di altri paesi che hanno già affrontato il problema e che sono riusciti ad ottenere deroghe al piano casa”.
Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione