Venerdì 06 Dicembre 2019

La protesta

Poste: manca personale. “Fino a quando si riuscirà a garantire il servizio?”

Le difficoltà oggettive sono quelle di garantire sostituzioni, malattie e ferie. L’altro problema diventato ‘sistematico’ è quello delle trasferte in altri uffici della provincia

Poste: manca personale. “Fino a quando si riuscirà a garantire il servizio?”

Roberto Gandino, Marco Sali e Lorenzo Bisio

ALESSANDRIA -  “Sulla provincia di Alessandria erano previste 10 assunzioni. Ma dove, come e quando non si sa. E comunque sono numeri troppo bassi per garantire standard qualitativi dei servizi delle Poste Italiane adeguati alla complessità di uffici presenti sul nostro territorio”. Questa è una situazione che si protrae da tempo e che inizia a preoccupare i sindacati di categoria Slc Cgil, Uil Poste e Slp Cisl. “Sarebbe necessario un tasso di sostituzione più adeguato alle esigenze del territorio, ma le assunzioni sono decise a livello nazionale e regionale”. La cosa certa è che manca personale, tanto da rischiare non solo “di danneggiare il servizio all’utenza, ma anche di avere ricadute sui lavoratori e sulla qualità della loro prestazione, per lo stress psicologico”. Sono un po’ più di 200 gli uffici postali in provincia di Alessandria, di cui 160 almeno monodiretti e un buon 60% aperti per tre giorni a settimana. “Vorremmo sederci ad un tavolo con Poste Italiane, per capire se sa quanto spende per straordinari e trasferte. Per avere una visione prospettica sul futuro». Così i sindacati accendono i riflettori sulle problematiche del personale delle Poste: «servono assunzioni e serve un quadro preciso territorio per territorio, per evitare di arrivare a non riuscire più ad offrire il servizio»

Straordinari
Le difficoltà oggettive sono quelle di garantire sostituzioni, malattie e ferie. “Insieme alle proposte finanziarie, le operazioni allo sportello sono ancora le due attività che producono più utili – spiegano Marco Sali, Roberto Gandino e Lorenzo Bisio – Con operatori di sportello che che hanno il numero più alto di clienti, con 60 persone servite a testa, quando la media è di 42”. Quello che ci si chiede è “come faremo a tenere aperti tutti gli uffici, visto anche le numerose tipologie di quelli monoperatore nei piccoli paesi? Visto che chi fa in un ufficio così piccolo il turno del mattino, al pomeriggio si trova a doverne coprire altri in uffici più grandi, con straordinari che sono la normalità”.

Trasferte
L’altro problema ormai diventato ‘sistematico’ è quello delle trasferte in altri uffici della provincia, “comunicati da un giorno all’altro, magari a 20 o 30 chilometri di distanza. Sono 200 i distacchi alle trasferte sulla provincia di Alessandria ogni settimana”. Che – come spiegano i sindacati – non significa solo spostamento (oltretutto con alti costi per Poste Italiane) ma responsabilità e gestione di un altro ufficio. “Per non parlare dei costi – anche qui di gestione oltre che di installazione – delle numerose macchine Atm, cioè sportelli automatici, anche in quei paesi dove non c’è l’ufficio postale. Operazione che cuba 40mila euro, quando la retribuzione di un operatore è di 25mila euro”. Come a dire, ma perché visto che in questo momento le risorse ci sono, non si assume? “E va a rallentatore anche il passaggio di alcuni portalettere – visto che ne sono stati regolarizzati 70 – al servizio di sportello”.

Nessun tono polemico da parte dei sindacati, ma anzi di ricerca di dialogo, “per evitare di diventare come i panda, lavoratori in via di estinzione”.

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