Domenica 02 Ottobre 2022

La storia

Alessandria, le occupazioni. Forte, Laboratorio sociale e Perlanera: si fa arte con impegno civile

La Casa delle Donne all’ex asilo Monserrato è solo l’ultima vicenda di una lunga serie che ha fatto storia

13 Agosto 2022 ore 15:35

di Alberto Ballerino

Alessandria, le occupazioni Forte, Laboratorio sociale e Perlanera: si fa arte con impegno civile

ALESSANDRIA - La vicenda della Casa delle Donne ha riportato l’attenzione sulle occupazioni. Alessandria ha una lunga storia in questo ambito, a partire da quella storica di Villa Guerci nel 1976, durata solo poche ore. Ma altre sono seguite nel corso degli anni, determinate principalmente dalla domanda di spazi di aggregazione.

Oggi sono in corso ancora occupazioni che si protraggano da ormai molto tempo. Si differenziano tra loro per l’esistenza o meno di un accordo con le istituzioni proprietarie dei siti.

 

Nel 1990, il Guercio

Ha tutti i caratteri dell’occupazione classica il Forte Csoa Guercio che si trova nell’ottocentesco Forte Ferrovia, appartenente al Demanio: non c’è alcun tipo di accordo con la proprietà. Nasce nel lontano ottobre 1990 ad opera dei gruppi anarchici Sciarpa Nera e Tnt. Il nome deriva dalla precedente occupazione nello stesso anno di Villa Guerci, sgombrata in luglio. Il Forte diventa negli anni Novanta un riferimento per molti ragazzi con le sue iniziative e i suoi numerosi concerti.

 

In via Tiziano Vercellio

Una parte dei fondatori lo abbandonano dopo una quindicina d’anni per divergenze con altri occupanti. Segue la fondazione del laboratorio anarchico Perlanera in via Scazzola. C’è però lo sgombero e allora la scelta cade sull’immobile in stato di abbandono delle Ferrovie italiane in via Tiziano Vercellio 2, da dove dal 2005 fino a oggi continua questa esperienza. In questo caso, dopo una prima fase, si stabilisce un rapporto istituzionale che però ora pare essere venuto meno.

«La Provincia - spiega Salvatore Corvaio, figura storica del laboratorio - lo prese in comodato d’uso gratuito dalla Ferrovia e lo diede a noi in un subcomodato da rinnovare ogni cinque anni. Si è andati bene per dieci anni, poi alla domanda di un nuovo rinnovo non abbiamo avuto risposte. Dopo due anni arriva alla Provincia una lettera che l’ente a sua volta ci consegna. In essa si dice che dobbiamo andare via e pagare una cifra enorme come indennizzo perché da due anni siamo abusivi. Noi siamo rimasti e abbiamo fatto valutare i locali da un’agenzia: secondo questa la richiesta corrispondeva a cinque volte il valore dell’immobile, da noi peraltro ristrutturato in ben due anni di lavori. Abbiamo, tramite lettera di un avvocato, chiesto spiegazioni alle Ferrovie senza avere risposte. L’occupazione comunque continua».

Il laboratorio unisce all’attività politica una forte attenzione all’arte. C’è una galleria permanente, si cura una rassegna cinematografica settimanale, si propongono presentazioni di libri, spettacoli teatrali, performance, recital poetici. Ogni anno a luglio ci sono i tre giorni della manifestazione ‘I Senza Stato’, giunta all’ottava edizione con la partecipazione di numerosi artisti. L’ultima giornata è dedicata al canto anarchico.

 

Sportello per migranti

Nel Laboratorio c’è anche un archivio storico sui gruppi anarchici in provincia dall’Ottocento a oggi. Periodicamente viene promosso un mercatino biologico e dell’artigianato.

Situazione diversa per il Laboratorio Sociale, che si trova nell’ex caserma dei pompieri in via Parma dal 2008. In questo caso c’è una convenzione a tempo indeterminato con la Provincia, stipulato poco dopo l’occupazione. Una situazione quindi molto diversa dagli altri centri sociali, anche se non sono tutte rose e fiori. «Noi abbiamo una convenzione con la Provincia - dice Claudio Sanita del Laboratorio - che però mette lo spazio in vendita. Sono stati all’uopo fatti due bandi, andati però deserti».

In questi anni sono state realizzate molte iniziative. Per esempio, concerti con migliaia di persone: vanno ricordati in particolare quelli dei Modena City Ramblers e dei Peggio Punx in occasione della loro riunione. Per quest’ultimo evento, addirittura il gruppo alessandrino dovette fare due concerti consecutivi per permettere l’accesso a tutti con spettatori provenienti da ogni parte d’Italia, dal Veneto alla Sardegna. Tanti anche gli spettacoli teatrali e non sono mancate le rassegne cinematografiche. Importante l’impegno sul piano sociale: il Laboratorio ha creato scuole per italiani e per migranti e lo sportello legale per i migranti.

«La stessa origine della Casa delle Donne - ricorda Claudio Sanita - nasce negli spazi del Laboratorio, che è stato originario luogo di incontri prima dell’occupazione».

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