Sabato 15 Agosto 2020

La lettera

"Amiamo i nostri ragazzi più di quanto voi non amiate i vostri cittadini"

Un'insegnante precaria alessandrina scrive al ministro Azzolina

"Amiamo i nostri ragazzi più di quanto voi non amiate i vostri cittadini"

ALESSANDRIA - Pubblichiamo la lettera scritta dall'insegnante precaria alessandrina Miriam Tallarico al ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina. La testimonianza della giovane su 'Il Piccolo' oggi in edicola.

"Gentilissima Ministra e gentilissimi Segretari e Collaboratori, scrivo per sottoporvi una questione in merito al riconoscimento del Servizio civile nelle Graduatorie provinciali per supplenze (Gps) della scuola secondaria.

L’articolo 15 al punto 6 della nota del Ministero dell'Istruzione numero 1290 del 22 luglio 2020 su 'valutazione titoli Gps e graduatorie istituto: le spiegazioni', recita così: 'Il servizio militare di leva, il servizio sostitutivo assimilato per legge al servizio militare di leva e il servizio civile sono interamente valutabili purché prestati in costanza di nomina'.

Ora, lungi dal far polemiche sterili, cosa vuole intendersi con l’espressione costanza di nomina? La domanda sorge in virtù di interpretazioni del tutto casuali fatte da vari enti che avrebbero la pretesa di considerarsi sindacati a tutela dei lavoratori.

Per quanto tempo
si sarebbe dovuto prestare questo fantomatico servizio
in costanza di nomina? 

Davvero l’espressione è da considerarsi come servizio civile svolto contemporaneamente ad un servizio di docenza? Ciò supporrebbe un carico settimanale per servizio civile di 30 ore e un monte orario di altre 30 ore (18 in presenza per la secondaria, 24 in presenza per la primaria + attività di preparazione didattica non in presenza); in tal caso lo Stato starebbe forse riconoscendo di aver dato vita a situazioni lavorative al limite dello schiavismo? Si sottintende per caso incarico part-time a scuola? Ammesso che le cose stiano così, per quanto tempo si sarebbe dovuto prestare questo fantomatico servizio in costanza di nomina? Uno dei due servizi si sarebbe dovuto iniziare prima dell’altro? Eventualmente, quale dei due?

Chiamiamo pure questa l’ipotesi 1 nella lista delle assurdità, orbene veniamo ora a vagliare l’ipotesi 2.

Sarà forse da intendersi la suddetta formula come sospensione di servizio pubblico di docenza a favore di servizio civile? E perché mai qualcuno avrebbe dovuto lasciare un incarico di docenza a circa 1500 euro mensili per un rimborso spese di 400 euro? E, se non volessimo vederla in maniera venale, perché un aspirante docente avrebbe dovuto rinunciare a molti più punti per un incarico di docenza, a favore della neanche totalità di punti 1 per un intero anno di servizio volontario?

Ipotesi fuori da ogni logica

Continuando nel campo delle ipotesi fuori da ogni logica, anche non si venisse a capo di cotanta assurdità, in che modo si incorrerebbe in provvedimenti dichiarando quanto effettivamente svolto a totale servizio dello Stato senza il benché minimo scopo di lucro? Non dovrebbe occuparsi di scovare eventuali inesattezze dovute a vizi di forma, l’ente preposto al controllo delle domande così che non debba rispondere il singolo aspirante docente dell’eventuale inesatta assegnazione di punti avvenuta per automazione del sistema? Qualcuno è a conoscenza che a suo tempo molti di noi ragazzi neolaureati hanno prestato Servizio civile e nel frattempo avendo ricevuto chiamata per supplenze si sono trovati dinnanzi Presidi totalmente in balia di informazioni contraddittorie tanto da non sapere se assumere o meno un volontario del Servizio Civile Nazionale?

 Qualcuno ha accettato il lavoro di docenza
e qualcuno ha deciso invece di rinunciarvi

La sottoscritta ha dovuto prendere appuntamento con la responsabile provinciale del Scn, la quale ha chiamato a sua volta il Responsabile Nazionale del Servizio Civile che ha assicurato verbalmente non vi fossero impedimenti né incompatibilità tra i due servizi, ma lo stesso, messo dinnanzi ad alcuni cavilli si è rifiutato di mettere per iscritto quanto detto. Così, come sempre, qualcuno ha accettato il lavoro di docenza e qualcuno ha deciso invece di rinunciarvi al fine di terminare, senza dubbi di sorte, unicamente il Scn.

Come se non bastasse, in questo rimpallarsi di responsabilità, totalmente irrispettose di giovani volenterosi e pieni di entusiasmo, appena qualche mese fa la Corte di Cassazione sembrava aver fugato ogni ingiustizia.

Cito dall’ordinanza n.5679 del 2/03/2020: “l’art. 2050 si coordina e non contrasta con l’art. 485, co. 7, cit., che il sistema generale va riconnesso al sistema scolastico, secondo un principio di fondo tale per cui, appunto, il servizio di leva obbligatorio e il servizio civile ad esso equiparato sono sempre utilmente valutabili, ai fini della carriera (art. 85 cit.) come anche dell’accesso ai ruoli (art. 2050 co. 1 cit.), in ogni settore ed anche se prestati in costanza di rapporto di lavoro (art 2050, co. 2 cit.), in misura non inferiore rispetto ai pubblici concorsi o selezioni, di quanto previsto per i servizi prestati negli impieghi civili presso enti pubblici (art. 2050, co. 1 cit.)”.

Niente riconoscimenti?

Veniamo ora alla nota esplicativa sulla valutazione dei titoli di cui all’OM 60/2020 punto 2. Il servizio prestato nel corso degli anni senza titolo di studio di accesso è valido ai fini della valutazione del servizio se e solo se il suddetto titolo di accesso è in possesso dell’aspirante al momento di presentazione della domanda.

Sbaglio o ciò starebbe a significare che un Professore che avesse svolto servizio alla primaria o all’infanzia, senza aver conseguito laurea specifica per infanzia o primaria al momento della compilazione domanda Gps, non avrebbe diritto al riconoscimento del servizio svolto?

Informo che il più delle volte il Professore in questione è stato chiamato da Presidi di Istituti Comprensivi disperati che hanno utilizzato nominativi ricavati dalle Graduatorie di Istituto della Secondaria per sopperire a carenze negli altri gradi d’istruzione del proprio Istituto Comprensivo.

Quanto detto si riteneva necessario, in primis, ad esprimere lo stato continuo di incertezza in cui si trovano tantissimi giovani e meno giovani insegnanti italiani, che non vorrebbero perdere l’entusiasmo per quello che ritengono il lavoro più bello del mondo, et in secundis, ad informare dello sgomento e dell’amarezza provate nel leggere certe ordinanze seguite ad un periodo sociale, sanitario e didattico che ci ha messi davvero a dura prova.

Non siamo, e mai avremo la pretesa di essere considerati eroi, semplicemente amiamo i nostri ragazzi più di quanto voi non amiate i vostri cittadini e per questo vorremmo solo fosse riconosciuto quanto ci è stato chiesto legalmente di fare dallo Stato e per il quale abbiamo dato il nostro pronto sì".

 

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