Sabato 01 Ottobre 2022

Bufera sulla mozione "pro vita", attiviste e 5 Stelle pronti a scendere in piazza

Non Una di Meno contro la mozione Locci-Trifoglio: "Vogliono ostacolare l'aborto, legge dello Stato, con parole falsamente positive". Il Movimento 5 Stelle è con loro: "Non possiamo tornare indietro di cinquant'anni"

11 Novembre 2018 ore 00:00

di Redazione - redazione@alessandrianews.it

Bufera sulla mozione "pro vita", attiviste e 5 Stelle pronti a scendere in piazza
ALESSANDRIA -  Retrogrado, disciminatorio e sessista. Così le attiviste di Non Una di Meno etichettano il presidente del Consiglio Comunale di Alessandria, Emanuele Locci – già appoggiato alle elezioni Amministrative dal ‘Popolo della Famiglia’ - dopo aver letto che è il primo firmatario di una mozione che mira ad impegnare il Comune a portare avanti politiche ‘pro vita’, anche con elargizione di denaro pubblico. Un po’ sulla falsariga di Verona. Oria Trifoglio, per anni dirigente medico del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale di Alessandria, obiettrice di coscienza, è la seconda firmataria.

Le femministe hanno subito convocato un’assemblea pubblica per martedì 13 novembre alle 20.30 alla Casa delle Donne in Piazzetta Monserrato 1, per discutere di legge 194, aborto e di questa mozione che sta già suscitando non poche polemiche.
NUdM mette in guardia: “La mozione ha un taglio falsamente positivo e non accenna mai in modo diretto alla volontà di ostacolare il ricorso all’aborto. Si parla di: incentivare la maternità, aumentare le nascite, rispettare la legge ed evitare che venga utilizzata come strumento per il “controllo delle nascite” e sostenere economicamente le donne che non hanno figli perché non possono permetterseli, come se l’unica motivazione legittima per la quale una donna possa decidere di non portare a termine il suo “dovere naturale” di madre fosse quella monetaria”.

Le oppositrici del documento vedono un chiaro attacco alla 194 sul diritto all’interruzione volontaria di gravidanza “utilizzando tutti gli strumenti di cui un Comune può dotarsi per ostacolare la libera scelta delle donne. Da un lato gli aspetti più concreti, ossia la messa a bilancio di “congrui finanziamenti” destinati ad associazioni pro-life, dall’altro la dimensione più simbolica, la proclamazione di Alessandria come “città a favore della vita” e la promozione di interventi di “sensibilizzazione degli effetti sociali e culturali prodotti dalla legge 194/1978”.

Il monito è chiaro: “Ritirate la mozione o scenderemo in piazza e faremo visita al Consiglio Comunale: questo ennesimo ridicolo tentativo di determinare i nostri corpi e le nostre vite non funzionerà”, chiosano.

M5S indignato. Con loro ci sarà (in piazza) anche il Movimento 5 Stelle che parla apertamente di “Un insulto alla libertà femminile, un'iniziativa retrograda che emula la recente misura approvata a Verona”. Michelangelo Serra e Francesco Gentiluomo sono pronti a “mettere in campo azioni forti e a scendere in piazza nel caso questo scempio fosse approvato”.

“Non possiamo far sprofondare Alessandria indietro di cinquant'anni”, commentano.

Nella serata di sabato, si è aggiunto anche il comunicato di Rifondazione Comunista Alessandria, anch'essa pronta a condannare la mozione: "Rifondazione Comunista concorda con quanto espresso dal collettivo Non una di Meno in merito alla mozione presentata in consiglio Comunale a firma di Emanuele Locci e di Oria Trifoglio. La mozione ricalca tristemente e maldestramente quella presentata in altre città dalle formazioni di destra notoriamente antifemministe sessiste e discriminatorie nei confronti delle donne. Una città a favore della vita non discrimina i poveri, non taglia gli alberi, ma è una città che si dispone ad essere a misura di bambino e bambina, è una città che protegge ed accoglie tutti. Questa mozione è regressiva per tutte le donne e gli uomini progressisti di questa città e portatrice di una cultura che non possiamo che contrastare". 

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