Domenica 26 Giugno 2022

Mia figlia guarda siti porno: cosa posso fare?

Scrivo questo articolo per rispondere a due richieste simili arrivate nello stesso periodo. Si tratta di due genitori, preoccupati dopo aver scoperto che le figlie fanno spesso ricerche su internet di contenuti sessualmente espliciti

Mia figlia guarda siti porno: cosa posso fare?
LA PSICOLOGA RISPONDE - Scrive Paolo (nome di fantasia): “Mia figlia di 12 anni continua di nascosto a guardare film porno, specialmente a contenuto lesbico. Dopo che le ho parlato con calma, piangeva dicendo che a scuola la prendono in giro perché non sa niente di quelle cose. Cosa devo fare? Come posso educarla, spiegare con calma le cose? Grazie”.
Scrive Laura (nome di fantasia): “Mia figlia di 9 anni, tramite internet ha visto vari siti porno ed anche video di diverse tipologie. Ce ne siamo accorti dalla cronologia del tablet che aveva solo per fare ricerche, perchè non le diamo molto spesso la tecnologia a portata di mano. Ma non è servito a nulla. Sicuramente se ne parla a scuola. A cosa va incontro visto che ha già perso il pensiero innocente, ci saranno traumi psicologici? Noi siamo preoccupatissimi per il suo futuro perchè non avrà modo di scoprire il sesso, man mano nella crescita, dato che ha già visto tutto. Grazie anticipatamente”.

Attualmente internet é la principale fonte a cui tutti ci rivolgiamo per cercare qualsiasi informazione o procedura su un’infinità di argomenti (pensate a quanti tutorial esistono in rete). Questo vale sia per gli adulti sia per adolescenti e preadolescenti, anche sulle tematiche della sessualità, anzi, soprattutto della sessualità: una delle parole più cercate su Google è “sesso”. Con un click, in qualsiasi momento si accede a una sconfinata quantità di contenuti eccitanti e imbarazzanti, e una curiosità o una fantasia trova immediatamente una risposta, senza il peso del giudizio di un’altra persona che faccia provare vergogna o sentire poco esperti. Questa modalità si addice moltissimo alle esigenze di preadolescenti e adolescenti, che hanno fretta di essere considerati “non più bambini”, atteggiandosi tra coetanei da “esperti delle cose da grandi”, pur non avendone mai fatto esperienza. In particolare, la preadolescenza (che lo psicoterapeuta Alberto Pellai chiama “l’età dello tsunami”) è il periodo in cui si scatenano gli istinti del corpo, e diventano leggi le regole del gruppo di coetanei; parlare di sessualità tra ragazzini e dimostrare di essere sul pezzo è dunque una tappa importante di questa età.

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, i filmati pornografici online sono visti dal 24% dei giovanissimi a partire da età molto precoci, e spesso è direttamente da questi siti che essi apprendono le informazioni sulla sessualità. Vorrei sottolineare a questo proposito che internet è una vastissima fonte di informazioni più o meno attendibili, ma non è fonte di conoscenza: la conoscenza deve passare dall’esperienza diretta, coinvolgendo anche la sfera emotiva e corporea della persona. I giovanissimi che visualizzano contenuti sessualmente espliciti in rete non conoscono ancora l’intimità, la complessità delle tensioni e delle emozioni che accompagnano le prime cotte: avere la pornografia online come unica fonte sul tema rischia di creare un’immagine irrealistica e distorta della sessualità e della relazione. L’abuso di materiale pornografico aumenta nei ragazzi l’insicurezza di non essere all’altezza dei modelli proposti online, la tendenza a trattare l’altra persona come un oggetto, e l’adesione agli stereotipi di genere.
Per il bene dei figli più piccoli, è importante che i genitori dotino i dispositivi digitali di sistemi di parental control, per bloccare l’accesso a contenuti espliciti non adatti ai bambini. Di fronte a figli preadolescenti, invece, la strada della censura diventa pericolosa, poiché rischia di aumentare la trasgressione dei giovanissimi, che avrebbero comunque modo di accedere ai contenuti proibiti. A questa età, la grande sfida per i genitori diventa quella di affrontare l’argomento della sessualità con i figli, per educarli a un atteggiamento responsabile e aiutarli a vivere le prime esperienze di intimità con più consapevolezza e meno rischi. Questo può risultare molto difficile e imbarazzante per tanti genitori, soprattutto se come adolescenti non hanno avuto occasione di parlare della sessualità con i propri genitori. Bisogna però considerare il diverso contesto socio-culturale: crescere oggi come adolescenti espone a una quantità sconfinata di materiale esplicito che non era disponibile in adolescenza ai genitori di oggi, dunque sono diverse le esigenze, e diventa importante educare i ragazzi a vivere serenamente la sessualità, proteggendo ed esaltando la parte più autentica che riguarda le sensazioni e le emozioni della relazione intima.

Quindi che cosa possono fare i genitori? Il modo migliore per proteggere i figli nella scoperta della sessualità é parlarne, riscoprendo i propri vissuti adolescenziali con la maturità adulta, per meglio sintonizzarsi con i figli. Qualsiasi adulto potrà ricordare la curiosità che in adolescenza ha spinto a sbirciare nelle serrature degli spogliatoi o comunque a desiderare di farlo, a cercare le edicole con giornalini pornografici esposti nel retro, a passarsi tra amici una rivista o una videocassetta con video hard, ecc. Quella curiosità é la stessa che provano i figli, e proprio per questo é importante non giudicarla e non esserne imbarazzati. Consiglio ai genitori che scoprono dalla cronologia le ricerche pornografiche dei figli di parlare apertamente con loro di ciò che hanno visto, mostrandosi non giudicanti, comprensivi di quella curiosità che ha accompagnato anche la propria adolescenza. Il messaggio più importante da comunicare è che la curiosità è del tutto normale, non é nulla che possa sconvolgere o far arrabbiare un genitore, perché fa parte della natura umana, provata anche dal genitore stesso. Si può aprire così il campo per educare i figli a quello che in internet non possono trovare finché non lo sperimenteranno in prima persona, cioè che cosa si prova quando si desidera una persona, e quando si inizia a costruire una relazione con la persona desiderata. Un ottimo spunto può essere quello di raccontare l’inizio della storia con l’altro genitore, per condividere in maniera autentica e partecipata le emozioni di una relazione affettiva e sessuale importante; oppure vedere e commentare insieme film per preadolescenti, per discutere poi sulle tematiche emergenti prestando particolare attenzione alle emozioni dei personaggi, con cui i figli potrebbero identificarsi.
Paolo e Laura hanno tutto il tempo per preparare il terreno e creare un dialogo con i loro figli sul tema della sessualità, tenendo presente che probabilmente hanno visto tante cose, ma non conoscono ancora niente, ed è importante che arrivino a vivere le loro prime esperienze restando in ascolto delle sensazioni ed emozioni personali suscitate dalla loro relazione amorosa.
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