Venerdì 23 Luglio 2021

Polo chimico, "nei documenti delle società la prova dei reati"

Prima giornata di requisitoria del pubblico ministero Riccardo Ghio al processo per avvelenamento e omessa bonifica a carico di otto ex dirigenti ed amministratori del polo chimico. “Nei documenti acquisiti dai carabinieri negli archivi delle società c'è la prova dei reati: i dati indicano superamenti enormi. Si è prodotta solo carta, ma non si è fatto nulla per la bonifica”

Polo chimico, "nei documenti delle società la prova dei reati"
 ALESSANDRIA – Due i reati contestati: avvelenamento delle acque e omessa bonifica. “Questo è un processo semplice, anche se sono stati introdotti argomenti ad arte, per creare confusione”. Parte deciso il pubblico ministero Riccardo Ghio nella requisitoria che segna la prima tappa dell'ultima tanche del processo contro otto tra ex dirigenti ed amministratori delle aziende che si sono succedute alla guida del polo chimico di Spinetta Marengo. “Relativamente semplice”, corregge il tiro subito dopo, “per la quantità di carte e documenti prodotti”. Che non sia facile districarsi tra le pagine dei voluminosi capitoli lo si intuisce, infatti, subito dopo la premessa all'arringa finale: parla per quasi sei ore, nel caldo torrido dell'aula della Corte d'Assise, ribattendo punto per punto a tutte gli “argomenti introdotti ad arte” dal pool di difesa. Sei ore ed è solo l'inizio. Ci vorrà altrettanto tempo, forse di più, per arrivare alla formulazione delle richieste di pena. Poi la parola passerà alla difesa.
Che non sia “relativamente semplice” lo si capisce anche dalle prime battute della seduta di ieri. Il pubblico ministero chiede di mettere agli atti altri quattro documenti: i dati di consumo delle utenze di Spinetta della rete Amag, una memoria del 2009 relativa all'interrogatorio in fase di istruttoria di uno degli imputati; due recenti comunicazioni (maggio del 2014) di Solvay agli enti in cui si evidenzia come i dati di concentrazione degli inquinanti sono tutt'altro che diminuiti.
La Corte si ritira per decidere sull'ammissibilità degli atti, vista l'opposizione della difesa e si esprimerà per l'inammissibilità, in quando relativi ad una data posteriore a quella di riferimento del processo (2001 – 2009).
Passa oltre il pubblico ministero Ghio: le prove dei reati contestati, dice, sono contenuti nei documenti prodotti dalle stesse aziende e trovati dai carabinieri dei Nas nelle sedi di Spinetta e Bollate, negli “armadi segreti” o nelle “casseforti”.
Tre le questioni principali che Ghio pone: “l'acqua era contaminata, quindi avvelenata e di conseguenza pericolosa per la salute?; la procedura di bonifica è stata effettuata ed è risultata efficace?; c'è o meno la responsabilità degli imputati?”. Le risposte alle domande rivolte alla Corte, che sarà chiamata a decidere, il pubblico ministero prova ad anticiparle: la situazione di “emergenza” per la contaminazione da sostanze tossico nocive erano note da tempo alle aziende, dagli anni '40. Ci fu pertanto una “mistificazione” dei dati forniti agli enti negli anni e nulla di concreto fu fatto per porvi rimedio, è la tesi della pubblica accusa. Venendo all'ultimo periodo, quello preso in considerazione nel procedimento penale, il “peccato originale” sarebbe rappresentato dal piano di caratterizzazione presentato nel 2001 da Ausimont e prodotto dalla società di consulenza Hpc. In quel piano non si parlava di presenza di sostanze tossico nocive, bensì di discariche di rifiuti speciali. Quel tipo di caratterizzazione spinse la Regione a non inserire la bonifica del sito tra quelle prioritarie. “Dal marzo del 2001 fino al 2009 non si è fatto nulla di concreto, è stata solo prodotta carta”, chiosa Ghio. Ad eccezione, va precisato, della prima barriera idraulica di quattro pozzi, “assolutamente inefficace”.
La pubblica accusa parla apertamente di “mega discarica a cielo aperto” nel sito del polo chimico.
Ci fu avvelenamento? Qui Ghio tira il ballo il vocabolario della lingua italiana: avvelenare significa “dare veleno”, rendere velenoso, “che non implica necessariamente provocare morte”. Anche la giurisprudenza, secondo il pm, il più occasioni ha ribadito come si possa parlare di avvelenamento quando c'è un potenziale effetto nocivo alla salute. “La Corte – dice – si dovrà interrogare se c'è stato o meno pericolo per la popolazione”. Pericolo ancorché “potenziale”.
Di pari passo, se la difesa ha insistito in fase dibattimentale sul fatto che l'acqua destinata al consumo umano è sempre stata potabile secondo i parametri di legge, Ghio ricorda come l'acqua di falda, di un bacino considerato risorsa idrica di primaria importanza anche dalla Regione, debba essere considerata “potenzialmente” utilizzabile al consumo umano, se non oggi, in futuro.
Entra più nel tecnico quando sciorina i dati dei rapporti delle società di consulenza ambientale, ritrovati negli archivi, che riportano superamenti dei limiti “fino a 77 mila volte i limiti previsti dalla legge di potabilità per il parametro cloroformio. Parla di “tragedia immane” per la chiusura dei pozzi avvenuta a seguito dell'ordinanza sindacale del 2008, allo scoppio dell'emergenza.
Mercoledì prossimo si torna in aula per la conclusione della requisitoria e la richiesta delle pene per gli imputati.

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