Martedì 16 Agosto 2022

Riflessioni

La madre della vittoria e la sconfitta che non è orfana

La squadra di Abonante, i malumori del centrodestra. La storia? Non insegna abbastanza

28 Giugno 2022 ore 20:32

di Massimo Brusasco

La madre della vittoria e la sconfitta che non è orfana

Abonante festeggia la vittoria

ALESSANDRIA - Si dice sempre che le vittorie hanno molti padri e le sconfitte sono orfane. Nel caso delle amministrative alessandrine, forse bisognerebbe rivedere il postulato. 

Il successo di Giorgio Abonante, nuovo sindaco di Alessandria (ha giurato oggi), avrà forse molte padri ma soprattutto una madre: la squadra. Perché è innegabile che sia stato il lavoro collettivo a ribaltare un pronostico che, fino a qualche mese fa, era tutto a favore di Gianfranco Cuttica di Revigliasco. 

Pd e Cinque stelle

Poi è successo che il Pd si è dimenticato di essere litigioso, che i Cinque stelle si sono accorti che la loro sopravvivenza sarebbe dipesa dalla capacità di succhiare linfa da altri, che le liste civiche - contrariamente a quanto successo sul fronte opposto - hanno  svolto  un lavoro certosino. E', però, accaduto soprattutto che Abonante ha puntato alla coesione cercando di non soffocare le velleità dei più "esperti" e di incoraggiare i nuovi. E poi si è avvalso di una cerchia di collaboratori che hanno preso la cosa sul serio e, senza improvvisare, hanno aiutato il candidato del centrosinistra a emergere.

Poi, certo, l'effetto Giovanni avrà avuto il suo peso. Nel senso di Barosini ma, prima ancora, di Ivaldi, fino a mica troppo tempo vicini (più o meno direttamente) alle istanze di Cuttica e del centrodestra. Quel che è accaduto si sa o si immagina, fatto sta che il sindaco uscente ha perso due stampelle e, soprattutto, s'è trovato a confrontarsi con la relativa popolarità di Matteo Salvini, che non è certo il Capitano di qualche mese fa, anzi. 

Dipende da certe posizioni sulla guerra? Dal sostegno leghista (un po' a corrente alternata) al Governo Draghi? Forse. Certo è che Salvini non pare più il motore trainante del centrodestra, con tutto quel che ne consegue fuori dagli ambienti romani. E, ad Alessandria, il calo vistoso della Lega è stato solo in parte compensato da Forza Italia in ripresa e dai Fratelli d'Italia che però, probabilmente, credevano di fare meglio.

Fratture a destra

Una volta al ballottaggio, come ha fatto capire Daniele Poggio, segretario provinciale della Lega, l'apporto dei Fratelli a Cuttica è - così pare dai numeri -  venuto meno. E senza i "meloniani", la Lega (quasi) da sola, per quanto si sia speso Riccardo Molinari, poco ha potuto.

Elezioni, Abonante sindaco:
la proclamazione

Alessandria: la cerimonia a Palazzo Rosso, in Sala Giunta

Questo dovrebbe imporre alcune riflessioni nel centrodestra. Ad esempio: chi non era d'accordo sulla (comunque logica) candidatura di Cuttica di Revigliasco poteva battere i pugni quand'era ora. C'era tempo per trovare una soluzione condivisa, senza pretendere che un uomo, tutto sommato defilato e docile,  come l'ex sindaco diventasse improvvisamente un aggressivo presenzialista.

C'era tempo

C'era anche tempo anche per allestire una lista civica competitiva, per impostare una campagna elettorale ficcante e, perché no?, per tirare fuori dal cilindro almeno un nome forte, trasversale e fuori dai partiti, che avrebbe assicurato freschezza alla Giunta del futuro. 

Cuttica e i suoi sapevano che gli alessandrini (i pochi che votano, almeno) hanno desiderio di cambiare. Mara Scagni, Piercarlo Fabbio e Rita Rossa lo hanno sperimentato sulla loro pelle. Evidentemente la storia non è maestra di vita, esattamente come la sconfitta non è orfana.

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