Domenica 22 Maggio 2022

Calcio - Grigi

"Nella retrocessione le colpe sono di tutti"

Artico: "Budget da medio - bassa classifica. Marconi? Ha deluso, ma l'abbiamo messo davvero nelle condizioni di dare tutto?"

"Nella retrocessione le colpe sono di tutti"

ALESSANDRIA - Manca solo il presidente Luca Di Masi. Alla  conferenza stampa di Fabio Artico la società c'è, il direttore commerciale Luca Borio e il dirigente Federico Vaio. E di società si parla, oltre che di squadra, di scelte, di retrocessione.

"Non c'è un responsabile unico. Nella retrocessione ci sono colpe ed errori di tutti: tutti concorrono a determinare la classifica,  la società nell'impostazione, strutturale ed economica, io con le valutazioni alle base di scelte tecniche che possono rivelarsi sbagliate o inferiori alle aspettative, l'allenatore in alcune formazioni, i giocatori che, in qualche gara, possono aver offerto una prestazione diversa da quella necessaria. Il risultato è quell'unico punto che non ci permette di restare a lottare per la B. La rabbia e la delusione di oggi non devono togliere la lucidità di capire quali sono gli errori che ci hanno fatto retrocedere: io mi metto in discussione, devo capire gli errori, se quel punto in meno non mi insegna cosa ho sbagliato e non mi aiuta a crescere, probabilmente non diventerò mai un direttore all'altezza del ruolo".

 

Ad ascoltarle bene, con altra voce, in fondo sono le parole di Moreno Longo dopo il Vicenza: a caldo aveva sostenuto che tanti determinano la classifica, in positivo e in negativo. Anche la capacità di strutturarsi per la categoria e di ascoltare chi, più di altri, la conosceva per averla frequentata. Non era un attacco al 'sistemaì quello di venerdì, caso mai l'indicazione della strada per crescere anche dopo una sconfitta pesantissima.

Marconi, Ariaudo, Barillà e gli altri

Le scelte da spiegare hanno nomi e cognomi, che Artico non fa direttamente, ma a domanda risponde. Ad esempio: Ariaudo e Barillà, arrivati il 25 febbraio, che senso hanno avuto? Forse il costo non ha pesato sul monte ingaggi, ma l'utilità è stata nulla. "Due percorsi simili. Non erano pronti per giocare in quel momento, hanno lavorato per una condizione accettabile. Forse potevano essere sfruttati meglio, almeno la loro esperienza".

E il concetto, anche se con  una premessa diversa, vale anche per Marconi. "Ha deluso le aspettative, certo, ma anche per lui dobbiamo chiederci, io per primo, se lo abbiamo sempre messo nelle condizioni di dare il massimo alla squadra". Le condizioni e l'impegno, però, uno se le deve anche creare e dimostrare e, anche, l'opportunità dell'ingaggio continua a lasciare  tante perlessità. "Marconi arrivava da 28 gol in 65 gare in B: era il miglior attaccante a cui potevamo arrivare. Le otto giornate di squalifica? Senza quelle sarebbe finito in club strutturati per lottare in alto". Tra le righe, ma neppure tanto, si capisce che quella spada di damocle, la squalifica, è stata una condizione di mercato per abbassare il costo del giocatore: calcoli, a cui, però, non dovrebbe sfuggire il fatto che la cifra sarà stata anche più 'abbordabile' per i Grigi, ma per un elemento che, tra condizione da trovare e otto turni di stop, è stato disponibile per  mezzo campionato. In fondo come raddoppiare la cifra.

 

Fabio Artico

E Palazzi inserito nelle ultime ore del mercato estivo, dopo il no di Gori, allora, e Segre che aveva scelto Perugia? "Doveva essere il quinto centrocampista, due rotture dell'arcata plantare sono abbastanza rare". Anche se il giocatore di quel problema aveva già sofferto prima di arrivare ad Alessandria.

Ma, allora, le risorse a disposizione del direttore sportivo erano sufficenti per la categoria? "Il budget previsto era da medio - bassa classifica. Per lottare per la salvezza. Certo che mi interrogo se ho speso nel modo giusto quanto mi è stato dato, perché, non solo adesso, mi metto sempre in discussione. Sicuramente ho sbagliato alcune scelte e in alcuni casi io per primo, non ho aiutato questo o quel giocatore a dare davvero quello che poteva. Inesperienza? Anche: un conto è conoscere la categoria da fuori, altro è viverla. Ogni operazione è sempre stata condivisa con il tecnico, perché le indicazioni sulle caratteristiche degli elementi da inserire le dà lui, e con la società, che ha chiesto di lavorare per la sostenilibilità". Il paragone con il Vicenza è inevitabile, lo fa anche Artico. "A gennaio Renzo Rosso ha dato a Balzaretti un budget illimitato per acquistare tutti i giocatori che potevano servire. Bisogna avere la capacità di lavorare anche in condizioni diverse in una B con disponibilità e livelli di investimenti altissimi: io riconosco i miei errori, e ognuno dovrebbe farlo se l'intenzione è ricostruire e fare un passo in avanti nella propria carriera e nel proprio percorso partendo  anche da una esperienza dolorosa".

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Quale futuro?

Del futuro dell'Alessandria non è Artico che deve parlare. Almeno non adesso. Caso mai il ds può parlare del suo. "Ho ancora due anni di contratto, e in questo momento sono ancora troppo immerso in quello che è successo, e lo siamo tutti, per dire cosa potrà avvenire. Ladecisione è del presidente: cosa vorrà fare, quali equilibri,  con quali progetti e con quali persone".In questo furturo difficilmente ci sarà Moreno Longo, anche se del tecnico non si parla: fino al 19 lavorerà con la squadra, anche lui aspetta di conoscere cosa sarà dell'Alessandria, quale C sarà, con quali risorse. Artico ha messo tra gli argomenti della stagione faticosa anche la partenza ritardata, dopo la promozione. "Siamo arrivati per ultimi, e non cerco comunque alibi" Anche perché sarebbe relativo, comunque, perché programmazione e struttura aiutano ad accorciare i tempi. E, comunque, è vero che siamo solo all'11 maggio, ma ogni piano, anche uno ridimensionato, va definito. E spiegato.

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