Martedì 17 Maggio 2022

Le previsioni

Guerra e rincari delle materie prime rendono pessimisti gli industriali

Indagine Congiunturale: per aprile-giugno previsioni in preoccupante picchiata

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Forse c'era da aspettarselo, ma non così. Nel senso che le previsioni delle imprese della provincia per il trimestre di primavera fanno registrare un calo di fiducia preoccupante. E' conseguenza, certamente, della dinamica dei rincari dell'energia e della materie prime (e della loro reperibilità), ma anche dell'impatto della guerra in Ucraina sull'export e sull'economia: "Una crisi trasversale - sottolinea la presidente di Confindustria Alessandria, Laura Coppo (in foto sotto), alla presentazione di oggi pomeriggio nelle sede provinciale di via Legnano - che colpisce tutte le imprese e tutti i comparti".

Facciamo intanto parlare i numeri. Osservando in dettaglio, la previsione dell’occupazione è a +5 (era +21 nell’ultimo trimestre), quella della produzione è a +14 (era +21), gli ordini totali sono a +11 (erano a +18), gli ordini export scendono addirittura a –12 (erano a +2 nel precedente trimestre). In calo anche la previsione sulla redditività a –20 (da –5). La previsione di ricorso alla cassa integrazione scende ed è formulata dal 4% degli imprenditori intervistati (era a 9%) e sono sempre in maggioranza, all’83% (dal 69), quelli che prevedono invariata l'occupazione.

Un dato invece confortante, come viene sottolineato da Giuseppe Monighini, il responsabile dell'Ufficio studi, è la propensione "e dunque la voglia delle imprese" a investire, ribadita dall'85% degli intervistati (in tutto 109, in provincia). Però, ribadisce ancora Monighini "colpisce il passaggio, brusco, dal dato positvo a quello negativo dell'export. Colpisce il calo della redditività". Le previsioni dei settori produttivi sono nel complesso positive, per produzione e ordini totali, per il metalmeccanico, la chimica e la gomma plastica. Inoltre, per l'alimentare (produzione e ordini export).

"Situazione difficile"

In sostanza, "ci troviamo di fronte - aggiunge la presidente Coppo - a una situazione difficile. Il clima dell’economia è incerto e si riflette anche sulle nostre imprese: incidono negativamente i costi energetici, quelli delle materie prime, che sono anche irreperibili, e quelli di trasporti e logistica. Alle previsioni del nostro rapporto congiunturale aggiungiamo anche i recenti esiti locali di un’indagine rapida che Confindustria ha svolto a livello nazionale sull’impatto del conflitto sulle imprese. 'Gli effetti della crisi sono trasversali a tutti i settori e danneggiano tutte le categorie di imprese, incluse quelle che non importano o esportano direttamente con i Paesi coinvolti', scrive Confindustria. In ambito locale, con un campione significativo composto da aziende di tutte le dimensioni, tra coloro che esportano - più dell’85 percento delle intervistate - il 60 esporta anche in Russia, Ucraina e Bielorussia. Le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime sono messe in evidenza dal 78% del campione, cui si aggiunge per il 56 la difficoltà di reperire 'input intermedi/semilavorati'. Ovviamente il fenomeno più preoccupante, che colpisce il 93% delle aziende, quindi in effetti tutte, è l’aumento del costo dell’energia e delle materie prime, già in atto prima dell’inizio della guerra. Però ci sono segnalazioni significative anche per quanto riguarda la voce 'Diminuzione/ostacoli alle esportazioni' e la 'Difficoltà di incasso/pagamento (anche di tipo valutario)', il 46 e il 48% rispettivamente. Minore è il riscontro di chi ha già 'ridotto la produzione per aumento costi o difficoltà di approvvigionamento': viene dal 13% delle imprese, e tra le altre la maggioranza (il 57%) teme di doverla ridurre entro l’anno, se la situazione non dovesse variare. Si accrescono quindi, su questi fronti, i timori delle nostre imprese per la tenuta dell’economia".

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Le strategie? Se entro la fine dell'anno la situazione del conflitto rimanesse quella - drammatica - attuale, sta prendendo piede l'ipotesi di rimodulare i turni di lavoro: "Un po' quello che abbiamo vissuto nel primo lockdown". Come sottolineato il giorno prima dal settore orafo, c'è chi si chiede se sia eticamente coretto colpire i russi come cittadini (e danneggiare i consumi) per colpa del loro leader Putin: "Nessuno, però - è la considerazione di Monighini e del direttore Renzo Gatti - può avere una risposta organizzata e articolata, visto che siamo di fronte alla prima guerra che scoppia in Europa dopo il secondo conflitto mondiale. Impossibile reagire in modo normale". 

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