Martedì 17 Maggio 2022

Alessandria

Delitto di via Parma: il Pm chiede 30 anni per Andrea Casarin

La difesa si batte per l’assoluzione, e spunta l’ipotesi del gioco erotico. La sentenza tra una settimana

Delitto di via Parma: il Pm chiede 30 anni per Andrea Casarin

Andrea Casarin

ALESSANDRIA - Una giornata intensa in Tribunale dove si è discusso per molte ore il caso dell’omicidio di via Parma che vede sul banco degli imputati Andrea Casarin, 47 anni. Vittima Altagracia Gil Corcino, morta quindici anni fa.

Le parti sono davanti al Gup Andrea Perelli.

Il pubblico ministeri Marcella Bosco ha chiesto 30 anni.

Per la difesa, affidata ad Alexia Cellerino, Casarin deve essere assolto. In subordine deve derubricarsi l’accusa da omicidio doloso a colposo. Il legale ha fondato questa richiesta di derubricazione sulla c9nsulenza medico legale del dottor Testi, consulente del pubblico ministerohe ha ipotizzato - a fronte della minima profondità della ferita al collo - che la stessa sia stata provocata mentre il coltello era puntato al collo a seguito di un movimento improvviso della donna. Si ipotizza quindi un gioco erotico, pratica di bondage, con il cosiddetto “knifeplay”.

Prima della discussione, come questione preliminare, il giudice su richesta del difesore di Casarin ha escluso una consulenza prodotta dal pubblico ministero tra la scorsa e l’odierna udienza.

L’udienza è stata rinviata a venerdì prossimo per eventuali repliche e sentenza.

Il caso

Altagracia Gil Corcino era stata uccisa nel suo appartamento di via Parma, ad Alessandria. Era il 27 giugno 2006.

Quattordici anni dopo la svolta. Sulla scorta di nuovi e importanti indizi, i militari avevano dato nuova linfa alle indagini ed eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip.

Per gli inquirenti fu Casarin a uccidere la dominicana. L’indagine è stata diretta dal procuratore capo Enrico Cieri e dal sostituto Marcella Bosco.

Quando i militari del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale (diretti dal colonnello Giuseppe Di Fonzo) gli avevano comunicato l’arresto, Andrea Casarin aveva chiesto «perché?».

Ad inchiodarlo, per l’accusa, le impronte digitali e il Dna trovato sul luogo del delitto.

Avevano chiesto ulteriori approfondimenti e confronti ai Ris proprio relativi alle tracce biologiche di cui erano in possesso. Attivato un ‘match’ tra la banca dati Afis ignoti e quella delle persone sottoposte a rilievi segnaletici è emerso un riscontro: alcune delle rilevate nel 2006 appartenevano ad Andrea Casarin.

L’uomo era stato arrestato per droga a Malpensa il 10 dicembre 2013: fu sorpreso mentre era in attesa di un corriere proveniente da Santo Domingo con sei chili di cocaina. Fu da quel momento che nella banca dati comparve la sua traccia.

I Carabinieri cercarono altre prove: il materiale genetico recuperato da un mozzicone di sigaretta abbandonato dall’indagato è risultato compatibile con quello estrapolato dalle tracce biologiche recuperate nell’alloggio di via Parma.

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