Venerdì 03 Dicembre 2021

Dossier Spinetta

"Discrepanze tra i dati di Carlo Foresta e la licenza di Solvay"

La Commissione Ecomafie: "Altri studi prima di autorizzare la produzione di ulteriore C6O4 a Spinetta". Claudio Lombardi: sui Pfas limiti troppo alti

"Discrepanze tra i dati di Carlo Foresta e la licenza di Solvay"

Palazzo Ghilini, sede della Provincia di Alessandria

SPINETTA MARENGO - Impatti sulla salute dell’inquinamento da Pfas: lo scorso giugno, la Commissione Ecomafie ha ascoltato il professore ordinario di Endocrinologia dell’Università di Padova, Carlo Foresta.

"Il professor Foresta - scrive il presidente della Commissione Ecomafie, Stefano Vignaroli- non ha potuto rispondere ai quesiti relativi all’appropriatezza della documentazione depositata da Solvay per chiedere la commercializzazione del C6O4, dal momento che i documenti non sono pubblici».

«C6O4, servono altri studi»

«La situazione sanitaria delle popolazioni esposte all’inquinamento da Pfas è molto critica e i rischi per la salute si estendono ben al di fuori della zona rossa, interessando tutti i cittadini - scrive - Le istituzioni competenti devono fare tutto il possibile, sia sul fronte della ricerca - penso anche alle indagini epidemiologiche - sia per quanto riguarda la prevenzione. Le discrepanze tra i dati presentati in audizione dal professor Foresta e la licenza commerciale di Solvay impongono perlomeno l’esecuzione e la pubblicazione di altri studi prima di autorizzare la produzione di ulteriore C6O4 a Spinetta Marengo". 

"Carlo Foresta ha spiegato come i composti Pfas si accumulino nei diversi organi. Secondo quanto dichiarato, un’elevata concentrazione di Pfas nel sangue determina un aumento dell’incidenza di patologie ischemiche, aumento del colesterolo, problemi alla nascita e una maggiore prevalenza di ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari. L’allarme riguarda la popolazione generale e non solo quella delle zone rosse".

Il ricercatore, si legge nella nota della Commissione, ha fornito informazioni sugli studi realizzati dal gruppo di ricerca da lui coordinato.

La prima riguarda la fertilità, portando a riscontrare, nei giovani residenti nella zona rossa, la presenza di Pfas nel liquido seminale, una diminuzione degli spermatozoi e una riduzione del 10% della distanza ano-genitale, connessa con una riduzione del testosterone. L’azione dei Pfas si è dunque dispiegata già nella fase embrionale, determinando una mitigazione del testosterone nella sua attività.

Sono stati inoltre condotti studi sulle ossa, che hanno permesso di rilevare come un terzo dei giovani di 20 anni residenti in zona rossa presenti già osteoporosi e osteopenia, a causa dell’azione dei Pfas che impediscono alla vitamina D di attivarsi consentendo l’assorbimento di calcio.

"Secondo quanto dichiarato da Foresta - continua Vignaroli - altre ricerche hanno permesso di studiare l’accumulo di Pfas nel cervello di soggetti che vivevano in zone rosse, rilevando come queste sostanze si concentrino soprattutto nell’ipotalamo.

Secondo quanto riferito, a un aumento dell’inquinamento corrispondono maggiori incidenze di demenza, morbo di Alzheimer, autismo e deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

Foresta ha anche spiegato come alte concentrazioni di Pfas nel sangue inducano una condizione in cui le piastrine possono più probabilmente formare trombi. Per quanto riguarda l’azione del C6O4, è stato osservato che anche questo incide sulla fluidità del sangue e sull’azione delle piastrine.

Rispetto alle correlazioni tra inquinamento da Pfas ed effetti della pandemia, l’audito ha riferito che nelle zone rosse si è osservata una maggiore gravità dei sintomi e una mortalità da Covid-19 maggiore del 60%. Tale situazione potrebbe essere collegata sia agli effetti di immunodepressione correlata all’esposizione ai Pfas, sia all’azione dei Pfas di blocco dei recettori della vitamina D, sia all’attività dei Pfas sulle piastrine".

I limiti sui Pfas allo scarico imposti dalla Regione Piemonte fanno discutere 

La notizia dei limiti allo scarico per i Pfas imposti dalla regione Piemonte fa discutere. Soprattutto sui numeri.
«I Pfas - interviene Claudio Lombardi, ex assessore all’Ambiente del Comune - sono una famiglia di sostanze chimiche la cui nocività per la salute umana e per l’ambiente è scientificamente provata.

Negli Stati Uniti le ditte produttrici di Pfas, fra le quali Solvay, sono sotto processo - continua - Per questo motivo, dal 1° luglio, negli Usa è vietato produrle.

Lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo produce ed utilizza i Pfas denominati C6O4 e Adv: Legambiente, Wwf, Greenpeace, Movimento “Maccacaro”, il comitato Stop Solvay, i giovani di Friday for Future , le Mamme No Pfas, Pfas Land e i medici Isde hanno richiesto con manifestazioni, convegni, esposti alla magistratura che dallo stabilimento di Spinetta non fuoriesca in atmosfera, nel terreno, nei corsi d’acqua e nella falda acquifera una sola molecola di queste dannose sostanze.

Per contro, la Provincia di Alessandria ha avvallato le richieste di Solvay, concedendo la possibilità di scaricare in Bormida alcune centinaia di chili all’anno di C6O4 e Adv. In aggiunta non ha posto alcun limite all’emissione dei Pfas in atmosfera».

«Quale è stata la risposta delle istituzioni ai problemi ambientali della Fraschetta? - continua - Nel silenzio totale del Ministero dell’Ambiente, la Regione Piemonte ha emesso una legge autorizzando per alcuni anni un’emissione di C6O4 in Bormida di 70 volte superiore al limite vigente per il Pfoa (bandito dal 2013, ndr) senza tenere in alcun conto le richieste di comitati, associazioni e cittadini che in nome del principio di precauzione richiedono “Pfas zero”».

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