Sabato 05 Dicembre 2020

Dossier

Spinetta: centro europeo di Pfas? E senza sapere quali siano i danni

L'onorevole Alberto Zolezzi è critico sul via libera all'aumento di produzione del cC6O4, e su molti altri punti 

Spinetta: centro europeo di Pfas? E senza sapere quali siano i danni

L'onorevole Alberto Zolezzi al suo arrivo in Solvay venerdì scorso

ALESSANDRIA - Una due giorni intensa, quella della Commissione parlamentare ecomafie ad Alessandria.

Dopo le audizioni in Prefettura, venerdì scorso sotto una pioggia battente la delegazione ha visitato lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo.
A fare un quadro chiaro della situazione è uno dei membri, Alberto Zolezzi: «Dall’arrivo della Solvay a Spinetta è iniziata la produzione di nuovi composti fluorurati (Pfoa e altri) e da vent’anni circa tali composti finiscono in parte nell’ambiente limitrofo allo stabilimento e a distanza tramite i corpi idrici».

Esposizione importante?

«Dal punto di vista sanitario - spiega in un lungo intervento sul suo profilo Facebook - non è stato possibile acquisire dati sulla salute dei lavoratori Solvay per la mancanza in audizione del referente Asl sulla sicurezza ambienti di lavoro. Ma si intuisce che manchi uno studio epidemiologico approfondito e di biomonitoraggio (valori ematici di Pfas per esempio). I lavoratori della Miteni in Veneto sono stati esposti ai Pfas in particolare per via aerea e la presenza storica a Spinetta di molte emissioni fuggitive può fare sospettare una esposizione importante. Abbiamo chiesto - continua Zolezzi - di acquisire i risultati dell’indagine epidemiologica svolta sugli abitanti di Spinetta, che ha mostrato importanti aumenti di patologie e di mortalità rispetto alla popolazione regionale. Il 20% di incremento dell’ipertensione arteriosa e l’incremento di alcuni tumori (57% per il tumore al pancreas negli uomini) e della mortalità correlata sono sovrapponibili ai dati trovati nella zona rossa del Veneto».

«Lo studio va esteso»

«Lo studio epidemiologico va però esteso - aggiunge ancora il parlamentare - e deve comprendere il biomonitoraggio della popolazione esposta agli Pfas. Devono essere cercati nel sangue e il dato deve essere correlato a eventuali patologie. Si deve cioè eseguire uno studio di coorte osservazionale come dovrebbe essere svolto in Veneto».

I costi Ue per la salute

«In Ue si stimano costi sanitari fra i 52 e gli 84 miliardi di euro all’anno per la produzione di Pfas e gli studi epidemiologici in Piemonte e Veneto potrebbero precisare anche questo dato. Probabilmente mettendo una pietra tombale su questa produzione così impattante. La Solvay, dal canto suo, chiede di incrementare la produzione di cC6O4 da 40 a 60 tonnellate all’anno. Abbiamo chiesto dati in merito alla produzione di Pfas in Ue. Ci verranno forniti, ma intanto si può dire che il cC6O4 è prodotto solo a Spinetta per 40 tonnellate dichiarate all’anno».
Secondo l’esponente pentastellato, «Spinetta con la modifica dell’Aia potrebbe diventare il più grande produttore europeo di Pfas. Senza che si abbia contezza dei danni sanitari che la popolazione ha già subito e senza valutare l’impatto cumulativo dei nuovi Pfas sugli Pfas già metabolizzati dalla popolazione».

Lo studio di Foresta

«Sul versante tossicologico non risulta esistente una verifica dei dati tossicologici registrati in Echa e relativi al cC6O4. Attendiamo gli studi dell’equipe del professor Carlo Foresta, membro del Consiglio superiore di Sanità. Di sicuro le dimensioni microscopiche del cC6O4 richiedono sistemi di abbattimento complessi come membrane a scambio ionico “vibranti” per evitare l’accumulo. Questo dovrebbe arrivare ad abbattere del 99,97% le emissioni di Pfas, ma per ora è stato provato solo in scala pilota».

Che impatto in Piemonte

Sempre secondo Zolezzi, «la popolazione è esposta: non si può trascurare la salute di quelle 20mila persone (che aumentano nel caso di eventi meteorologici che possono trasportare gli Pfas a più lunga distanza, come nel caso di Montecastello). Dal punto di vista ecosistemico, l’impatto potrebbe essere maggiore in Piemonte e nel bacino del Po, rispetto al caso Miteni. Il ritrovamento di valori elevati di cC6O4 nel Po in Veneto ed Emilia Romagna va studiato meglio per riferirlo a una fonte precisa».

«Pressioni sull’ambiente»

Non solo: «La biodiversità e l’ambiente possono subire importanti pressioni in tutto il bacino padano - evidenzia il membro della Commissione - Può avere già subito e potrà farlo in futuro, in relazione all’aumento della produzione. Nell’attesa della verifica qualitativa e quantitativa su scala industriale del filtraggio del cC6O4, non comprendo l’opportunità della concessione della modifica dell’Aia e ritengo che sia necessario un ruolo maggiore del Ministero dell’Ambiente e della Salute. L’85% dei prodotti della Solvay di Spinetta Marengo è destinato all’export. L’eccellenza industriale potrebbe essere accompagnata a una pressione ambientale sproporzionata rispetto alla zona padana, che già vede squilibri sulla qualità dell’aria e delle falde acquifere sanzionati anche dalla Commissione Ue e che stanno determinando un quadro più pesante di pandemia secondo molti studi, in particolare sul ruolo del particolato nel determinare minore resistenza nei confronti del nuovo Coronavirus».

I rifiuti con Pfas

«C’è poi il tema dei rifiuti contenenti Pfas, che hanno prodotto una filiera inquinante in molte altre regioni - conclude - Valuteremo il resto della documentazione e auspichiamo siano finanziati studi sanitari e tossicologici indipendenti, alcuni già in corso. Sentiremo ufficialmente l’azienda a Roma».

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