Martedì 27 Ottobre 2020

Recensione

Venezia 77: "Miss Marx", la lunga battaglia per i diritti delle donne

Il film di Susanna Nicchiarelli ricompone con estrema accuratezza e senso del ritmo i fermenti politici, sociali e culturali di un’epoca di transizione, sospesa come Eleanor tra passato e futuro, rivendicativa e insieme fragile

Venezia 77: "Miss Marx", la lunga battaglia per i diritti delle donne

CINEMA - Ha uno sguardo attento, fremente, persino doloroso Jenny Julia Eleanor Marx - detta Tussy - sestogenita del celebre filosofo socialista, autore de Il Capitale.

Interpretata magistralmente nell’ultima pellicola di Susanna Nicchiarelli (l’autrice di Nico, 1988, vincitore nel 2017 del premio come miglior film nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia) dall’attrice britannica Romola Garai, Eleanor ha impresso nel volto e nel corpo l’ardore della combattente, ma anche la sensualità e la passione dell’innamorata tenace e, a tratti, disperata.

Miss Marx, presentato in concorso a Venezia 77, oscilla, così, tra la precisa ricostruzione del lato pubblico di Eleanor (le battaglie per i diritti delle donne e contro lo sfruttamento del lavoro minorile, nella Londra di metà Ottocento) e di quello privato (la sofferta e contrastata storia d’amore con Edward Avelling, militante socialista cronicamente in bolletta con il quale partecipò alle fondazioni della Seconda Internazionale e dell'Independent Labour Party: ragione di vita ma anche di morte, se appena dopo essere venuta a conoscenza del suo matrimonio segreto con una giovane attrice, Tussy decise di suicidarsi a soli 43 anni, ingerendo una fiala di veleno).

Come ha sottolineato la stessa Nicchiarelli, Eleanor presenta nel suo carattere e nella sua storia degli elementi di assoluta modernità: vive e si muove in un mondo di uomini, dall’attivismo politico agli studi e al lavoro da traduttrice, autrice teatrale e curatrice delle opere paterne. «Un film sull’oggi e insieme un film fuori dal tempo», ha dichiarato la regista in una recente intervista al settimanale “Amica”: «In generale la sfida principale è stata quella di rapportarmi a dei personaggi realmente esistiti, e molto moderni. Le loro emozioni, i sogni, le passioni erano simili alle nostre, anche il loro essere trasgressivi. Come sarebbe oggi Eleanor, se fosse nostra contemporanea. L’Ottocento ci sembra molto lontano, ma è meno distante di quel che pensiamo. Mi sono divertita tantissimo a giocare con costumi e location, perché era un secolo davvero affascinante. Ma nella storia di Eleanor ci sono le contraddizioni di ogni essere umano».

Anche il frequente uso della musica punk, apparentemente lontana e in contraddizione rispetto al contesto storico del film, è invece una scelta stilistica ben precisa della Nicchiarelli, che in questo modo imprime alla narrazione un marchio di modernità rispecchiante in pieno la poliedrica figura di Eleanor, una donna in notevole anticipo sul suo tempo.

Una donna sovente ritratta dalla regista come isolata anche quando si trova in mezzo alla folla: sola e appartata nella moltitudine umana a cui sente di appartenere, con i suoi slanci e la sua inquietudine.

Miss Marx ricompone con estrema accuratezza e senso del ritmo i fermenti politici, sociali e culturali di un’epoca di transizione, sospesa come Eleanor tra passato e futuro, rivendicativa e insieme fragile.

Susanna Nicchiarelli porta avanti, nello stesso tempo, con quest’ultima opera il lavoro di scandaglio nella psicologia di donne a loro modo “rivoluzionarie” ma felicemente imperfette già iniziato in Nico, 1988, sull’ultima parte della vita della cantante e modella tedesca Christa Päffgen, che collaborò con Andy Warhol e i Velvet Underground prima di sprofondare nel buco nero della tossicodipendenza.

Certo è che entrambe le figure femminili raccontate dalla regista romana hanno inciso nel bene e nel male un solco profondo nei loro giorni, non rinnegando mai le proprie scelte e rifiutando recisamente il ruolo di vittime delle circostanze.

«Credo che il film non si possa ridurre a un solo aspetto, non lo definirei un film femminista, anzi credo parli di qualcosa di profondamente umano come il conflitto tra ragione e sentimento», ha concluso la Nicchiarelli durante l’intervista rilasciata ad “Amica”. «Era una donna molto forte. Sicura delle sue convinzioni. Eppure così fragile nei suoi sentimenti… È umano che la parte razionale e quella emotiva siano in conflitto. In lei lo sono stati, anche per quel che riguarda il rapporto con Edward Aveling.
Chi decide che sia stato l’uomo sbagliato per lei? Lei lo amava. Non ne è stata vittima. Lo ho scelto, con tutto il suo egoismo e il suo narcisismo. Ed è andata fino in fondo alla sua storia d’amore».


Miss Marx
Regia: Susanna Nicchiarelli
Aiuto regia: Ciro Scognamiglio
Origine: Italia, Belgio, 2020, 108’

Cast: Romola Garai, Patrick Kennedy, John Gordon Sinclair, Felicity Montagu, Karina Fernandez, Emma Cunniffe, George Arrendell, Célestin Ryelandt, Oliver Chris, Alexandra Lewis, Georgina Sadler, Miel Van Hasselt, Freddy Drabble, Philip Gröning

Sceneggiatura: Susanna Nicchiarelli
Scenografia: Alessandro Vannucci, Igor Gabriel
Fotografia: Crystel Fournier
Costumi: Massimo Cantini Parrini
Montaggio: Stefano Cravero
Musiche: Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo , Downtown Boys
Suono: Adriano Di Lorenzo, Marc Bastien, Franco Piscopo
Produzione: Marta Donzelli, Gregorio Paonessa per Vivo Film, Tarantula, con Rai Cinema; co-prodotto da Joseph Rouschop, Valérie Bournonville per Voo, Be Tv
Distribuzione: 01 Distribution

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