Domenica 05 Aprile 2020

La Storia

«Insieme a Ibrahima è nata una nuova Francesca»

La gravidanza, il parto, il futuro di una mamma con la Sma, del suo piccolo, della famiglia con papà Youssou

«Insieme a Ibrahima è nata una nuova Francesca»

Francesca tiene in braccio il piccolo Ibrahima Mauro. "Con lui sono nata di nuovo anche io" (foto Cecilia Ammazzalorso)

FELIZZANO - Francesca tiene in braccio Ibrahima, lo coccola anche con lo sguardo. Incredibile quanto amore si possa trasmettere anche con gli occhi. «La prima volta che ho potuto prenderlo tra le mie braccia ho pianto. Tremavo: ha atteso tanto quel momento, ponendomi mille domande. Soprattutto se sarei stata capace di tenerlo accanto a me, di cogliere le sue esigenze e di soddisfarle, di aiutarlo a crescere. Adesso posso dire che, insieme a Ibrahima Mauro, è nata anche una nuova Francesca».

Francesca Penno, 36 anni, di Felizzano, dal 2014 vive ad Alessandria, con Youssou, il marito senegalese. «Avere un figlio è stata una decisione che completa un percorso fatto insieme, la volontà di creare una nostra famiglia. Valutando anche le eventuali complicazioni legate alla mia malattia». Perché Francesca, counselor e coordinatrice del numero verde Stella dell’Associazione Famiglie Sma, soffre di atrofia muscolare spinale e dal 2013 ha fatto della sua condizione anche una ragione di impegno per le persone come lei e per i familiari. «Sempre di più si rivolgono al numero verde, soprattutto da quando, un paio di anni fa, è entrato in commercio il nuovo farmaco, e in attesa di un nuovo prodotto. Importante creare una rete, io stessa, nel periodo della gravidanza, ho parlato spesso con altre donne che, come me, sono diventate mamme. Soprattutto, ho avuto un grande aiuto da una amica che ha partorito due anni fa».

Francesca conosceva bene i problemi che potevano insorgere. «Spesso mi sono domandata come avrei affrontato le difficoltà, anche con la preoccupazione della salute del piccolo. Ci sono stati momenti più difficili, non lo nascondo, che ho superato grazie alla forza che le persone straordinarie, accanto a me, mi hanno trasmesso». Nei mesi della gravidanza due ricoveri, «dal 25 settembre al 13 novembre all’Ospedale di Alessandria e dal mese di dicembre fino al parto al Centro NeMo di Milano, specializzato per la Sma, dove ti senti prima di tutto una paziente e mai una persona con disabilità. Proprio questo clima di normalità è un grande aiuto».

Molte le scelte cruciali che Francesca ha dovuto prendere. «Mi era stata prospettata anche la tracheotomia. Che ho preferito evitare, pensando anche a come avrebbe potuto soffrire il mio bimbo. A Milano non ero la prima mamma con la Sma, questo ha contato molto».

Il parto era previsto alla 32a settimana, intorno al 23 gennaio, «ma Ibrahima è arrivato in anticipo: gli ultimi giorni sono stati pesanti, non mangiavo più, i medici hanno deciso la nutrizione parenterale, ma continuavo a rimettere e la pressione era troppo bassa. Non riuscivo più a stare seduta, perché la pancia era aumentata e premeva sul diaframma. Così, il 17 gennaio, d’urgenza mi hanno portata in sala operatoria e sottoposta al cesareo. Intervento riuscito perfettamente, per me una notte in rianimazione, per Ibrahima Mauro qualche giorno in terapia intensiva». I giorni dell’attesa del primo incontro: immaginato, sognato, pensato guardando le foto che Youssou e nonna Stefania mostravano a Francesca. «Non ci sono parole per descrivere il mio stato d'animo. Emozione, paura, felicità immensa. Lacrime di gioia, tremore e la sensazione di grande forza che quell’esserino così piccolo mi ha trasmesso fin dal primo momento. Non poteva che essere così, in questi mesi ne abbiamo vissute e superate tante insieme».

Adesso Francesca e Ibrahima Mauro («il doppio nome dedicato alla guida spirituale senegalese di mio marito e a mio cugino Mauro, due persone importantissime») trascorrono insieme le giornate. Insieme a Youssou si conoscono, ogni momento di più. «In questi mesi ho capito che non esiste un libretto di istruzioni: ognuna di noi lo scrive, con i contenuti che vive quotidianamente. Quando Ibrahima stringe la mia mano capisco che faremo insieme un lungo cammino: vedo una strada luminosa, come nei mesi dell’attesa continueremo a condividere tutto. Insieme al suo papà voglio aiutarlo a realizzare i suoi sogni. Come è stato per me».

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