Lunedì 21 Ottobre 2019

Recensione cinematografica

Quel giorno d’estate

Quel giorno d’estate

È difficile ricominciare a vivere dopo un grande dolore, superare l’assenza, il senso di vuoto, di perdita: è ancora più complesso farlo come reazione a un lutto, a una tragedia collettiva come quella che ha toccato l’America e il mondo l’11 settembre 2001, la Francia e la comunità internazionale nel corso degli attentati terroristici del 2015. Terribilmente complesso è, invece, il raccontare - come sceglie di fare il regista Mikhaël Hers, esploratore di sentimenti e atmosfere già con Memory Lane (2010) e Ce sentiment de l’été (2015) - questo cumulo immane di macerie emotive e sofferenza, il prima e il dopo, il crollo e la rinascita, con piglio delicato e intimista, con intelligente e rispettosa sensibilità, in un acquerello che non trascura le sfumature e offre risalto a ogni dettaglio.

In questo film, presentato lo scorso anno nella Sezione Orizzonti di Venezia 75 e candidato al Premio Orizzonti per il miglior film e la migliore regia, tutto passa attraverso lo sguardo di Amanda (Isaure Multrier), la bimba di sette anni il cui nome emblematicamente viene richiamato nel titolo, e quello di suo fratello maggiore David (Vincent Lacoste, uno degli attor giovani più interessanti degli ultimi anni), tipico esponente di una generazione under 30 che vive giornate dense di attività e occupazioni (il ragazzo lavora occasionalmente come giardiniere e gestore degli affitti per conto di un grosso proprietario immobiliare), ma senza una direzione precisa, senza affidarsi a una progettualità, a una previsione di futuro.

A Hers interessa indagare e condividere con lo spettatore la narrazione della vita, anzi, delle vite di David e Amanda, nei momenti immediatamente precedenti e in quelli successivi rispetto a ciò che l’Europa e l’Occidente hanno vissuto come ferita aperta, attentato ai più basilari principi democratici, tentativo di instaurazione del regno del terrore, e i due ragazzi, invece, nella piccolezza fragile e imperiosa delle loro esistenze, come dramma personale, perdita di una persona fondamentale e amata.

"Siamo saturati dalle immagini violente di quel periodo - spiega Mikhaël Hers - Il film non è sugli attacchi terroristici a Parigi, volevo raccontare quel periodo attraverso una tragedia intima, suggerire il dramma anziché mostrarlo appieno, lavorare sulla periferia dell'emozione e non sul centro. Si fanno sempre film per trovare la serenità. Qui, nonostante la premessa tragica, non volevo un film cupo, ma che riuscisse comunque a essere luminoso, grazie alla luce della speranza. Racconto l'innocenza perduta, ma anche la capacità di resilienza, il riuscire ad andare avanti".

Il regista mette in scena ancora e sempre la vita, anche se stentata e ferita, anche se disillusa, in crisi, solitaria, mosaico d’assenze, di separazioni e precarietà (Sandrine/Ophélia Kolb, sorella di David e madre di Amanda; Lena/Stacy Martin, fanciulla in fiore di cui il ragazzo si invaghisce).

È nel prendersi cura della sorella, nell’accudirla e confortarla dopo tanto dolore che David trova il proprio senso di sé e del mondo, iniziando un lento percorso di maturazione e crescita. Quel giorno d’estate vive di frammenti di tempo, di quadri veloci, di perfezioni scomposte nell’impermanenza lieve e malinconica di tutte le cose terrene.

Con uno stile che ricorda da vicino quello di un certo - storico - cinema francese (le commedie rohmeriane in particolare) o il Richard Linklater di Prima dell’alba (1995) ma, soprattutto, di Boyhood (2014), Hers coglie appieno il sentimento del tempo e dei tempi, l’angosciosa irrealtà e il silenzio assurdo dell’uomo (vedi la scena della scoperta della strage da parte di David, silenziosa e fuori fuoco) in guerra contro se stesso e i propri simili.

Tutto scorre, e la guerra è ancora la madre del mondo, alla maniera di Eraclito. Eppure, sopravvive e buca lo schermo lo sguardo chiaro di Amanda, la magia dei gesti minimi e affettuosi, la vita futura che lei e David incarnano.

"Le strade erano quasi vuote, a parte le forze dell'Ordine, sembrava tutto irreale", ricorda Mikhaël Hers a proposito degli attentati parigini del 13 novembre 2015. "Per i bambini oggi è normale trovare i soldati per strada, i metal detector agli ingressi dei parchi e questo è agghiacciante. Per questo ho voluto fare un film rivolto verso la vita e la generazione dei Millennials, nella quale ho molta fiducia, per ricostruire un mondo diverso".

Quel giorno d’estate (Amanda)

Regia: Mikhaël Hers

Cast: Vincent Lacoste, Isaure Multrier, Stacy Martin, Ophélia Kolb, Marianne Basler, Jonathan Cohen, Nabiha Akkari, Greta Scacchi, Bakary Sangaré, Claire Tran, Elli Medeiros, Zoé Bruneau

Paese: Francia

Durata: 107 min.

Distribuzione: Officine Ubu  

Sceneggiatura: Maud Ameline, Mikhaël Hers

Fotografia: Sébastien Buchmann

Montaggio: Marion Monnier

Musiche: Anton Sanko

Produzione: Nord-Ouest Productions, Arte France Cinéma, Pyramide Films

EDICOLA DIGITALE

sfoglia

abbonati

Le notizie più lette

serravalle scrivia

Fashion Festival, all'Outlet la carica dei 75 mila

15 Ottobre 2019 ore 05:30
Calcio - Grigi

Addio Leo, grande tifoso

19 Ottobre 2019 ore 19:06
.