Venerdì 23 Agosto 2019

Decreto Salvini e migranti: Viotti lancia la proposta per "aggirarlo"

I fondi per i progetti umanitari potrebbero arrivare dall'Europa direttamente alle Regioni e ai Comuni, aggirando le restrizioni previste dal Ministero dell'Interno, almeno secondo la proposta presentata dall'Europarlamentare Pd Daniele Viotti. Intanto la riduzione degli Sprar fa discutere, e anche Cuttica pare poco convinto

Decreto Salvini e migranti: Viotti lancia la proposta per "aggirarlo"
ALESSANDRIA - "Un pezzo del decreto Salvini lo abbiamo smontato" racconta raggiante da Facebook Daniele Viotti, relatore pd del bilancio europeo presso il Parlamento di Bruxelles, di cui è deputato, rilanciando la sua intervista apparsa su Repubblica un paio di giorni fa. 

Il tema è quantomai caldo, si parla di migranti, di accoglienza, di restrizioni pesanti contenute nel Decreto voluto da Salvini e che riguarderanno tra le altre decisioni la concessione di permessi umanitari, il funzionamento dei meccanismi di accoglienza e integrazione, con tagli anche ai fondi ad essi connessi, accompagnati da un potenziamento (e prolungamento) dei Centri di permanenza per il rimpatrio, con la possibilità di trattenere i migranti che passa da 90 a 180 giorni.

In sostanza il giro di vita metterà meno risorse a disposizione per i progetti di integrazione, primo fra tutti lo Sprar, il modello di accoglienza gestito direttamente dai Comuni, contrapposto ai Cas, che prevedono l'accoglienza organizzata dalle Prefetture, spesso coinvolgendo numerose cooperative del territorio, con meno controlli e nessun potere da parte dei sindaci di intervenire. 

Se da un lato il centro sinistra si muove in difesa dell'importanza del ruolo umanitario svolto dall'Europa (e in particolare dall'Italia) sul tema dell'accoglienza, definendo "incostituzionale" l'abolizione del permesso umanitario paventata dal ministro Salvini, dall'altro sono gli stessi sindaci (anche quelli leghisti) a mostrare perplessità in merito alla rimodulazione degli Sprar. 

Viotti una prima soluzione tampone ritiene di averla trovata, e l'ha proposta attraverso un emendamento al bilancio europeo: invece che dare i contributi economici allo Stato per la gestione degli Sprar, gli stessi verrebbero girati direttamente alla Regioni e ai Comuni, consentendo alle amministrazioni locali che lo desiderino di proseguire con le attività di integrazione dei migranti accolti, mediante progetti più strutturati e, proprio per questo, mediamente più capaci di ottenere successo. "I rischi di un modello che prevede meno strumenti d'integrazione sono quelli di creare ancor più clandestini e persone che risiederebbero comunque sul nostro territorio senza però conoscere la lingua né avere possibilità di essere in regola, con tutte le conseguenze del caso" hanno riportato più esponenti dell'opposizione, sottolineando le problematicità del Decreto. 

Ma le perplessità non giungono solamente da sinistra.

In un articolo comparso sul Foglio Quotidiano sono diversi i sindaci leghisti che dimostrano perplessità circa sui cambiamenti che potrebbero interessare gli Sprar, e fra essi anche il sindaco di Alessandria, Gianfranco Cuttica di Revigliasco, che ribadisce quanto già sottolineato nel recente passato: "abbiamo già fatto la nostra parte in termini di accoglienza, e da subito ci siamo impegnati per impedire nuovi arrivi in città, ma il progetto Sprar che stiamo ospitando ha il nostro sostegno. Chi si trova in città è meglio che sia seguito dal Comune piuttosto che ritrovarsi in mano alle cooperative". 

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