Domenica 25 Agosto 2019

L'ordinanza anti-accattonaggio diventa parte del "Regolamento di Polizia Urbana"

Le prescrizioni che erano proprie dell'ordinanza anti-accattonaggio sottoscritta dall'amministrazione comunale a luglio e scaduta a fine anno 2017, diventano parte integrante del Regolamento di Polizia Urbana, che significa che non avrà più temporalità ma sarà continuativa. E su questo "cavallo di battaglia" per la maggioranza, si contrappongono le posizioni del centrosinistra e dei 5 stelle

L'ordinanza anti-accattonaggio diventa parte del "Regolamento di Polizia Urbana"
 ALESSANDRIA - L'ordinanza che tutti si aspettavano nel post elezioni comunali, dopo la vittoria del centrodestra e con un sindaco del Carroccio, quella “anti-accattonaggio” e contro i “parcheggiatori abusivi” che è stata fatta a luglio è scaduta a fine anno 2017. Perché le ordinanze sono “contingibili e urgenti”, ovvero hanno una temporalità di durata ben definita. Ora la giunta di Cuttica di Revigliasco ha portato prima in commissione Affari Istituzionali e poi in Consiglio comunale una delibera di “Modifica ed integrazione del Regolamento di Polizia Urbana”, che altro non fa che inserire nel Regolamento le prescrizioni che erano proprie dell'ordinanza, individuando le zone specifiche del territorio sulle quali agire, così che queste “sanzioni” e questa attività di controllo da parte della Polizia Municipale diventi continuativa e fissa (non limitata nel tempo come vuole l'ordinanza).

Questa è la “ratio” che è stata usata, come ha tenuto a precisare il sindaco. “E così in quelle aree sarà possibile anche applicare determinati provvedimenti che prima l'ordinanza non accoglieva, come il Daspo Urbano, introdotto per legge dal Decreto Minniti. Un provvedimento “sacrosanto” come è stato definito da altri esponenti della maggioranza, che però va applicato “cum grano salis”, soppesando cioè le situazioni che ci si trova ad affrontare. Così sembra non volersela prendere con “il poveretto che chiede l'elemosina davanti al Duomo, ma con i questuanti che insistono per farti parcheggiare dove dicono loro e in cambio vogliono denaro, come succede uno su tutti nel piazzale davanti l'ospedale”. Una visione di “caccia al questuante” più moderata rispetto la posizione di altre forze politiche di maggioranza come Maurizio Sciaudone di Forza Italia e Emanuele Locci di Alessandria Migliore che sperano che questo sia un primo passo per andare verso una eliminazione del carattere “molesto” vicino al termine accattonaggio per la sua difficoltà di definizione, “che non aiuta il lavoro dei vigili nel sanzionarli” o addirittura verso un regolamento come quello che si applica contro la prostituzione “dove ad essere multati sono anche coloro che la danno l'elemosina richiesta”, chi cioè dà l'euro al poveretto davanti la chiesa o che ti trova il parcheggio.

Una caccia che si trasforma però, almeno nei dati e nei risultati ottenuti durante il periodo in cui era in vigore l'ordinanza, “alle streghe”: da luglio a dicembre 2017 sono state 46 le violazioni accertate (delle quali 10 per accattonaggio molesto e 9 per parcheggiatori abusivi) con un importo complessivo delle sanzioni di circa 10 mila euro. Incassato: zero. Anche le nazionalità individuate si dividono quasi alla pari tra rumeni (quindi comunitari) e nigeriani (extracomunitari). Un solo caso di italiano. “Questi sono i risultati – interviene Gentiluomo del Movimento 5 Stelle – zero multe, i questuanti che ci sono ancora....insomma non serve a molto!”. “E senza considerare il lavoro per un controllo così del territorio degli agenti di Polizia Municipale- ha aggiunto Marica Barrera dai banchi dell'opposizione – Ma di bandi per assumere agenti non se ne parla e di soldi per farlo a bilancio non se ne vedono. Quindi come si pensa di aiutare la Municipale in questo compito?”. E senza considerare l'altro aspetto, quello di “segnalazione di degrado sociale” in cui alcune di queste persone si trovano: “si segnala all'assessore alla Politiche sociali, che poi che fa?”. La Barrera si rivolge al neo eletto assessore Ciccaglioni, che però non c'è in commissione(o meglio è rimasto pochissimo, non assistendo al dibattito). “Bisogna avere dialogo e confronto con Cissaca, Caritas...di dormitorio maschile ce n'è almeno uno, di femminile no. E il progetto di housing sociale di San Michele? A che punto sta? Noi avevano stanziato risorse per arredi, ora serve con il Cissaca il personale che lo gestisca. Ma soprattutto serve non perdere le risorse del bando, che scade a marzo. Poi si perdono i fondi”.

Nel regolamento, oltre ad inserire le aree che erano quelle individuate con maggiori problematiche per presenza di accattonaggio e parcheggiatori abusi (piazza Libertà, Garibaldi, Gobetti, piazzale Berlinguer, piazza Madre Teresa di Calcutta) si inseriscono anche le zone individuate per l'applicazione del Decreto Minniti, cioè del Daspo Cittadino: giardini pubblici, piazzale Berlinguer, piazza Madre Teresa di Calcutta e piazza Santa Maria di Castello. Ma forse non è chiaro a tutti di che tipo di Daspo si tratta. “Non c'è l'espatrio, come sostenuto da qualche esponente della giunta” ci tengono a sottolineare Barrera e Gentiluomo, riferendosi a dei post dell'assessore Ciccaglioni su Facebook. “Si tratta di un allontanamento di al massimo sei mesi, su decisione del Questore che ne deve aver rilevato la pericolosità, dal luogo dove è stata commessa la violazione. Quindi se era in piazzale Berlinguer il Daspo vale per quell'area e non per piazza della Libertà”. Insomma anche il Daspo urbano può essere inteso come uno strumento in più...ma non certo in mano alla Polizia Municipale. Così come altre procedure, richieste da alcuni membri della maggioranza, di controllo “di chi li ospita e li gestisce, quindi le cooperative” non sono di competenza dei vigili, ma della Prefettura. E poi c'è il provvedimento che si applica “se non hanno motivazioni per trovarsi in quel posto e hanno precedenti di polizia” che è il foglio di via per tre anni dal territorio comunale, dopo l'identificazione e tutta la procedura portata avanti dal Questore. Ma anche qui: “per chi non la rispetta, c'è una pena amministrativa, cioè una multa”.

Serve molto più personale della polizia municipale, i risultati sono quello che sono, sia in termini di cassa, cioè di multe incassate, sia di reale assenza di questuanti nei punti nevralgici, se non in determinati giorni o periodi di controlli più frequenti. Servirà davvero a “risolvere il problema” come sostenuto dal capogruppo della Lega. Sempre che di “problema” si tratti. E che vada trattato così.

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