Martedì 17 Settembre 2019

Criteri "di rigore" nelle nomine in Enti e Partecipate. Ma valgono per tutte le società?

Una delle delibere più importanti portate in Consiglio comunale è quella che delinea i criteri di scelta e gli indirizzi per le nomine dei rappresentanti del Comune presso Enti, Aziende e Istituzioni. Cuttica: "Un atto che viene redatto ad inizio di ogni consigliatura. Abbiamo scelto un orientamento di 'rigore': non contro qualcuno, ma a favore di tutti". Ma hanno davvero valore in tutte le società?

Criteri "di rigore" nelle nomine in Enti e Partecipate. Ma valgono per tutte le società?
 ALESSANDRIA - Uno dei primi atti che vengono presentati da sempre ad inizio di ogni consigliatura nuova dal primo cittadino eletto è quello che detta “gli indirizzi per le nomine e le designazioni dei rappresentanti del Comune in Enti, Aziende e Istituzioni”. Insomma si scrivono nero su bianco i criteri che devono stare alla base delle scelte del sindaco per la nomina dei vertici di aziende, come le Partecipate, o di membri dei Consigli di Amministrazione ad esempio, che rappresentano Palazzo Rosso in quella realtà.

Criteri di merito, di professionalità. Ma anche quelli che possono determinare la “incompatibilità o inconferibilità” ad un un ipotetico candidato. “Questo atto ricalca quelli delle precedenti amministrazioni – ha spiegato Cuttica di Revigliasco in Consiglio comunale all'atto di presentazione del documento – con aggiornamenti e approfondimenti connessi alle nuove norme, come quelle sulla parità di genere o ancora quelle che fanno capo alla Legge Severino”. Ma questa nuova giunta ci ha messo del suo: “altre ancora – ha aggiunto il sindaco – sono scelte specifiche e inerenti ad un orientamento che vogliamo dare”. Un “orientamento di rigore” come è stato definito dal primo cittadino: “crediamo che alla comunità alessandrina, in un momento di difficoltà economica, sia giusto dare un segnale non solo di massima trasparenza, ma anche di rigore nelle norme”. Insomma “non contro qualcuno, ma a favore di tutti” ha sintetizzato Cuttica. Ad esempio a livello di parentela.

Su questo punto è stato accettato l'emendamento al testo proposto dalla minoranza del Partito Democratico di “differenziazione tra grado di parentela e di affinità”. Così è escluso chi si trova in una condizione di “parentela fino al terzo grado civile con sindaco, assessori o consiglieri” e “fino al secondo grado per gli affini”. “Altrimenti la scrematura sarebbe diventata davvero incolmabile con il terzo grado anche per l'affinità” hanno ribadito Abonante e Barrera firmatari della modifica al testo. Sono poi esclusi ovviamente “chi si trova in conflitto d'interessi rispetto l'Ente, chi già lavora presso l'Ente/Azienda in cui potrebbe essere nominato per una carica, chi ha liti pendenti con il Comune, chi è stato rinviato a giudizio per alcuni capi d'accusa o ha un processo penale in corso, e ovviamente sono esclusi i consiglieri comunali stessi, quelli regionali, i parlamentari o membri del governo e i dipendenti comunali”.

Un altro punto su cui la minoranza aveva chiesto “modifiche”, che non sono però state accolte da giunta e maggioranza è quello di “eccessivo potere che si da alla conferenza dei presidenti” - come ha spiegato Abonante – alla quale si chiede di “esaminare” in seduta segreta le candidature pervenute per verificare che siano conformi ai criteri dettati da questo atto e di redigere un verbale. La minoranza piddina chiedeva che si stesse più morbidi, sul “la Conferenza dei capigruppo prende atto....più che esamina”. Così come la percentuale – nel testo di 2/5 dei consiglieri – con cui si può richiedere l'audizione dei candidati per maggiore trasparenza o per approfondimento. “Per tutela tutti i gruppi, soprattutto quelli composti da uno o due membri, chiediamo di abbassare la percentuale a 1/5”. Ma non è stata accolta nemmeno questa richiesta.

Un atto “migliorativo” ci ha tenuto a sottolineare anche il presidente del Consiglio Emanuele Locci, molto soddisfatto di questi criteri restrittivi e rigidi. Ma il punto è questo: valgono per tutte le società e aziende? Ovviamente no, perché l'atto è del sindaco e si riferisce a quelle realtà di enti o aziende che sono partecipate del Comune con quote di maggioranza, dove cioè il Comune ne è primo rappresentante. Questi criteri di selezione non valgono pertanto – ad esempio – per tutte le sotto-società di Amag, cone Ream, Alegas dove Palazzo Rosso non ha una partecipazione diretta. E ad oggi, non valgono nemmeno per Amag Mobilità, la vecchia Atm, oggi in mano per una quota societaria maggioritaria alla Line. “Aria fritta”, quindi? Come si sente già sussurrare da alcuni.

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