Sabato 08 Agosto 2020

Carcere: "subito più agenti", ma da ottobre sarà rivoluzione

Il direttore della Casa di Reclusione fa il punto dopo l'incontro con il provveditore regionale. "Avremo presto più agenti e investiremo sulla tecnologia e sulla videosorveglianza, ma servono ragionamenti strutturali". Da ottobre partirà il progetto Agorà, vera svolta: la sorveglianza dinamica darà più responsabilità ai detenuti: ecco come...

Carcere: "subito più agenti", ma da ottobre sarà rivoluzione
ALESSANDRIA  - Non saranno forse gli interventi dei prossimi giorni a risolvere la situazione della Casa di Reclusione di San Michele, che si è ormai cronicizzata, ma certo saranno una prima importante risposta alla crisi di personale dell'istituto, quantificabile in circa 40 unità e che diventa ancor più grave nei periodi di festa, quando aumentano le richieste di ferie e i turni di chi è in servizio inevitabilmente si allungano oltremodo. 

Il direttore della Casa di Reclusione di San Michele, Domenico Arena, fresco di un lungo e approfondito confronto con il provveditore regionale, Luigi Pagano, fa il punto della situazione, rispondendo così pubblicamente anche alle molte sollecitazioni arrivate dal sindacato UilPa. 

"Su moltissimi aspetti siamo in sintonia con quanto sottolineano gli agenti di polizia penitenziaria - racconta Arena - a partire dal dato relativo alla carenza di personale. La situazione si è acutizzata sotto Natale, anche perché alcuni detenuti hanno dovuto ricorrere a ricoveri ospedalieri, e questo per noi significa organizzare delle scorte che drenano ulteriore personale dall'istituto. Ci tengo però a sottolineare che il nostro istituto ha in corso un progetto che prevede l'uscita ogni giorni di 20 detenuti per lavorare all'esterno, una situazione positiva ma che ci richiede ulteriori attenzioni per realizzare i giusti controlli". 

Nel periodo festivo dei circa 180 dipendenti complessivi che ruotano intorno al carcere di San Michele 110 hanno potuto prendere ferie a rotazione, ma la situazione è diventata particolarmente difficile per chi si trovava in servizio. "Ora la situazione sta già tornando alla normalità - spiega il direttore - ma il problema strutturale rimane. Nel brevissimo tempo verrà risolto grazie all'arrivo di una decina di agenti dall'istituto di Alba, che ad oggi è inattivo, e da 3 unità provenienti dalla Casa circondariale Catiello e Gaeta di Alessandria. Nel budget dei fondi 2017 ricaveremo poi le risorse per l'introduzione di alcuni sistemi di videosorveglianza e cancelli automatici, che ci consentiranno di recuperare ancora qualche altra unità di personale. Il tutto in attesa che riprenda il turnover fermo da anni e si possa tornare ad assumere personale aggiuntivo". 

La vera rivoluzione è però attensa per febbraio e poi per ottobre, due passi avanti verso il processo di cambiamento già avviato da tempo all'interno della struttura di San Michele, e che porterà all'introduzione della Sorveglianza Dinamica, un nuovo sistema di gestione dei detenuti all'interno della struttura.
"Non bastano interventi quantitativi per risolvere i problemi - chiarisce il direttore Arena - servono anche cambiamenti qualitativi nel modo di agire degli agenti e nella nostra organizzazione interna, un cambiamento lungo e difficile, ma sul quale stiamo lavorando da anni. Intanto da febbraio ci saranno meno postazioni fisse con agenti costretti a rimanere sempre e solo al proprio posto ad osservare i detenuti, con la conseguenza di rendere il lavoro degli operatori anche più vario, interessante e motivante. Saranno organizzati pattugliamenti in gruppi di 3 agenti, di cui almeno uno anziano, che si muoveranno per la struttura in maniera non prevedibile, controllando quanto sta succedendo. La vera rivoluzione culturale si avrà però ad ottobre, con il progetto Agorà. Per decenni abbiamo convissuto con un sistema che riteneva gli agenti responsabili di ciò che succedeva nell'area di loro pertinenza, ma è ora di responsabilizzare maggiormente i detenuti, offrendo loro più opportunità di crescita, quando lo meritano". 

Il progetto prevede la restituzione alle sezioni detentive del loro ruolo di camere di pernottamento, realizzando in circa metà istituto, nelle ore diurne, una gestione differente rispetto a quella attuale. "Le celle resteranno aperte, consentendo ai detenuti di circolare liberamente per gli spazi, di mangiare insieme, di dedicarsi alle attività quotidiane che vengolo loro proposte e di fare sport. La vita comunitaria può aiutare il reinserimento delle persone e sarà un aiuto anche per la sorveglianza, perché verranno concentrare le risorse. Avremo tutti gli agenti, gli educatori e gli operatori che circoleranno a stretto contatto con i detenuti. Un carcere più umano e responsabilizzante è anche un carcere più sicuro. Il modello su cui lavorare, come avviene in alcune esperienze in Europa e sperimentato nel carcere di Opera o a Rebibbia, è quello per cui se si offrono opportunità ai detenuti che lo meritano, questi saranno i primi a lavorare dall'interno per coglierle, invece di cercare ogni occasione per "fregare" gli agenti con l'unico scopo nella vita di riuscire a nascondere un cellulare o ottenere clandestinamente un po' di fumo". 

Un altro dei motivi di scontro con il sindacato è stata la decisione di affidare ispezioni al nucleo investigativo regionale di Torino e non al personale interno al carcere, ma per direttore Arena si tratta in questo caso di una semplice procedura obbligata: "quando ci sono delle inchieste della Procura è normale che intervenga personale esterno. Non succede solo ad Alessandria, ma ovunque. Io ho piena fiducia nel nostro personale e ce l'ha anche l'amministrazione a Torino, ma le procedure sono queste. Quando entrano cellulari e sostenze illecite in istituto bisogna sondare ogni strada, pur sperando che nessuno del personale sia coinvolto. Ci prepariamo al peggio sperando il meglio". 

Il nuovo sistema prevederà comunque anche un inasprimento del trattamento per quei detenuti che si dimostreranno non intenzionati a collaborare: "delle 6 sezione detentive in cui il carcere di San Michele è diviso - spiega Arena - una potrebbe essere destinata a rimanere con le celle chiuse, e servirà per chi dimostrerà che non è ancora pronto per un percorso di responsabilizzazione. L'obiettivo è quello di ridurre sempre più la distanza fra i detenuti e il mondo esterno, specialmente per chi si trova verso il fine pena, facilitando il reinserimento in società. Per questo stiamo promuovendo iniziative che aiutino chi si prepara a uscire a trovare un'occupazione e un rilancio nella vita. Il progetto con Amag Ambiente consente per ora a 8, ma presto a 16 detenuti, di lavorare gratuitamente per il bene della città, ma presto incontreremo l'agenzia per il lavoro Manpower per costruire con loro occasioni di tirocinio e inserimento lavorativo per chi lo meriterà. Dalla crisi si esce accelerando e non frenando, anche se bisogna farlo con la giusta attenzione. La storia ci insegna che un carcere chiuso su se stesso è più insicuro e aumenta i casi di recidiva per chi poi finisce il periodo di detenzione. Serve un cambio di paradigma e, pur fra diverse difficoltà, è in questa direzione che stiamo andando". 

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