Martedì 17 Settembre 2019

Pronto soccorso, al San Giacomo un paziente ogni 21 minuti

Nel corso del 2014, quasi quattro alessandrini su 10 sono stati medicati al pronto soccorso. Secondo le rilevazioni dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari, infatti, gli accessi al pronto soccorso sono stati 388 ogni mille abitanti

Pronto soccorso, al San Giacomo un paziente ogni 21 minuti
CRONACA - Nel corso del 2014, quasi quattro alessandrini su 10 sono stati medicati al pronto soccorso. Secondo le rilevazioni dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari, infatti, gli accessi al pronto soccorso sono stati 388 ogni mille abitanti. Un dato migliore della media regionale (che è di 401 accessi ogni mille residenti) e in linea con quello del nord Italia: tanto per fare qualche esempio, in Liguria è 399, in Emilia 384, in Lombardia 365.

San Giacomo, l’85 per cento non sono gravi
Il record di lavoro spetta al pronto soccorso del Santi Antonio e Biagio di Alessandria, con oltre 42 mila accessi nel corso del 2014. Nel panorama regionale si tratta di un dato poco al di sopra della media (che è di 38-39 mila accessi all’anno, abbastanza in linea con altre regioni a noi vicine come Liguria, Lombardia ed Emilia).
Il pronto soccorso a cui si ricorre di meno è quello di Ovada (poco meno di 6 mila ingressi). Novi è terzo, dopo Casale, con 25 mila accessi: in pratica, un paziente ogni 21 minuti, giorno e notte, tutti i giorni dell’anno. Al San Giacomo, l’85 per cento dei casi sono stati classificati come “codice bianco” o “codice verde”, cioè non gravi. Il 14,5 per cento dei casi rientrava nel “codice giallo” e solo lo 0,5 per cento dei pazienti è arrivato in pronto soccorso con un “codice rosso” (pericolo di vita).

Ospedaletto, troppi codici bianchi
Le percentuali sono simili in tutti gli ospedali della provincia. Una eccezione è rappresentata dall’Infantile di Alessandria, dove quattro casi su 10 sono codici bianchi: potrebbero essere trattati dal pediatra a casa senza intasare il pronto soccorso. Ma probabilmente a giocare un ruolo importante è la comprensibile ansia dei genitori quando un bimbo sta male.
Al Santi Antonio e Biagio, sempre ad Alessandria, rispetto agli altri ospedali della provincia si riscontra invece una percentuale doppia di pazienti che arrivano al pronto soccorso con un codice giallo (29%) o rosso (1,7%). Questo perché molti pazienti gravi vengono inviati dal 118 direttamente al pronto soccorso del più attrezzato ospedale della provincia.

Pronto soccorso, è usato bene?
L’analisi degli accessi suddivisi per codice è utile anche per capire se il pronto soccorso è utilizzato in maniera corretta (se cioè le persone che vi si recano hanno davvero bisogno di assistenza medica urgente) o se invece è considerato solo una scorciatoia per accedere più velocemente a visite specialistiche e analisi.
In provincia di Alessandria le cose paiono andare bene: solo il 7 per cento dei casi viene classificato come codice bianco (la media regionale è del 16,6 per cento).
C’è però un’altra possibilità: dai dati si può notare che le percentuali maggiori di codici bianchi sono “raggruppate” in talune zone del Piemonte. Come se – ma è solo un’ipotesi – certe Asl avessero dato regole più stringenti nella classificazione dei pazienti e altre meno.

Novi e Tortona, i Dea “più lenti”
Il rapporto Agenas analizza anche la permanenza in pronto soccorso: prendendo come riferimento l’ospedale di Alessandria, il 94,3 per cento dei pazienti viene dimessa o trasferita in reparto entro 12 ore; solo il 4,2 per cento rimane in Dea tra 12 e 24 ore e appena l’1,5 per cento oltre 24 ore. Il pronto soccorso “più veloce” è quello del Santo Spirito di Casale (dimissioni o trasferimento entro 12 ore per il 95,6 per cento dei pazienti). Alessandria e Casale fanno meglio della media regionale (secondo cui viene risolto entro 12 ore il 90,5 per cento dei casi).
I Dea “più lenti” sono invece quelli di Tortona e Novi Ligure, che risolvono in 12 ore rispettivamente l’89,1 e l’85,6 per cento dei casi. A incidere in questo caso potrebbe essere stata la razionalizzazione voluta a livello regionale, non ancora completata, che prevede l’unificazione dei due presìdi ospedalieri: una scelta che potrebbe aver comportato qualche problema organizzativo (e forse non è un caso che il Dea di Tortona sia penultimo quanto a rapidità).
Novi, in particolare, deve occuparsi anche di molti pazienti in arrivo da Ovada, dove il pronto soccorso è stato sostanzialmente azzerato, con un aumento della mole di lavoro che inevitabilmente finisce per ripercuotersi sui tempi di assistenza.
 

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