Domenica 15 Settembre 2019

Nuova vita per l'ex-Centrale?

L’operazione “dismissione e vendita” della Centrale elettrica Enel in zona Osterietta, è decollata, nelle scorse settimane, con una ben congegnata campagna d’immagine a mezzo stampa. La dismissione  è ormai ufficialmente acquisita ma...

Nuova vita per l'ex-Centrale?

OPINIONI - L’operazione “dismissione e vendita” della Centrale elettrica  Enel (cd: Turbogas) di Alessandria, zona Osterietta, è decollata, nelle scorse settimane, con una ben congegnata campagna d’immagine a mezzo stampa. La dismissione  (cessazione  dell’attività) è ormai ufficialmente acquisita, ma la procedura di cessione a terzi – trattandosi di un cespite cospicuo e di un venditore ben in carne – ha preso il via con un sagace “concorso internazionale di idee”, patrocinato da Enel, Comune di Alessandria e Politecnico milanese, sul riuso del sito. Un reimpiego, a vasto raggio settoriale di possibilità insediative, concernente sostanzialmente il pregevole sedime (7 ettari affacciati sull’autostrada e ben collegati alla città e al casello di San Michele) e solo per avventura il recupero di parte degli impianti residuati.

Un bel colpo di fortuna per la città, con la prospettiva di rimettere a frutto (pubblico-privato) un patrimonio immobiliare via via marginalizzato come sito produttivo e addirittura da tempo seminascosto, alla percezione degli esterni, dalle cortine alberate opportunamente disposte a tutela ambientale e paesaggistica. Ben comprensibili dunque i festeggiamenti dell’Amministrazione comunale in ordine alla “riqualificazione del territorio”, cui potrà significativamente contribuire la nuova destinazione – quale che sia, ma tendenzialmente strategica sotto il profilo socio-economico – del sito ex-Enel.

Fin qui la cronaca del rilancio annunciato e del (per tanti versi inatteso) passo indietro dell’Ente elettrico; sulla cui  determinazione non si è peraltro avvertito, in zona, il minimo refolo di curiosità. La dismissione  della Centrale alessandrina è stata  ufficialmente rubricata dal gestore nel quadro della disattivazione, nel medio periodo ed ai fini di razionalizzazione produttiva generale, di un gruppo di 23 centrali “superate”, nove delle quali, tra cui la nostra, a scadenza ravvicinata. Ne diede notizia, in una audizione al Senato, nell’ottobre scorso, l’ad dell’Ente, ma l’annuncio non  procurò più di qualche trafiletto sulla stampa nazionale. Forse perché sembrò del tutto plausibile un robusto programma di rinnovamento dell’apparato produttivo elettrico dell’Enel, con dismissione  degli impianti più anziani o comunque non più idonei, per fondati motivi tecnico-strutturali, a supportare le nuove politiche energetiche dell’Ente.

Si fa tuttavia qualche fatica a capire, in carenza di apposito “spiegone”, come una Centrale della fine degli anni settanta, decantata a suo tempo come realizzazione d’avanguardia tecnologica, rispondente ad impellenti necessità di  sussidiare le “punte di consumo” di energia elettrica, sia stata di recente ricompresa tra le prime del programma di rottamazione/dismissione degli impianti obsoleti. Da quando, in particolare, Enel ha cominciato a dubitare della sua utilità/congruità rispetto alle esigenze che ne avevano promosso a spron battuto la commessa di costruzione? E la frenata sull’utilizzo concreto dell’impianto non è per caso iniziata, di fatto, alquanto tempo prima che la dismissione fosse resa pubblica?

E’ chiaro che alla città, ed ai suoi attuali reggitori, interessa soprattutto la conclusione della vicenda e il possibile ritorno di vita nell’importante area produttiva in via d’abbandono. Ma al comune cittadino, che ha pagato e paga l’energia elettrica di casa dal 20 al 30% in più della media europea,  qualche delucidazione ulteriore, sull’ascesa e caduta della “Turbogas” alessandrina, farebbe magari piacere. Tanto per mettersi l’animo in pace.

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