Venerdì 19 Luglio 2019

Expo: "ecco perché ho detto sì"

Nel giorno del 1 maggio e dell’inaugurazione della controversa manifestazione milanese ecco un’altra testimonianza esclusiva di un giovane della provincia, questa volta che ha scelto di accettare le condizioni di lavoro proposte: “Al supermercato con i principi non ci vai…”

Expo: "ecco perché ho detto sì"
ALESSANDRIA - Oggi, primo maggio, è la festa del lavoro, o dei “lavoratori”, se preferite definirla così. Può sembrare una sfumatura ma in realtà la differenza c’è e non è sempre così sottile. Noi decidiamo di celebrarla tornado sul tema dei contratti di lavoro offerti ai ragazzi impiegati all’Expo, la grande rassegna milanese dedicata all’alimentazione mondiale che apre al pubblico proprio oggi.

Ci sembra uno spunto di riflessione prezioso per discutere del lavoro in Italia, e per farlo attraverso le parole degli stessi protagonisti: i lavoratori. Qualche giorno fa abbiamo ascoltato la storia di chi ai contratti proposti all’Expo mediante l’agenzia Manpower ha preferito dire no, motivando nel dettaglio la propria scelta.

Oggi invece proponiamo un’altra storia, per lunghi tratti sovrapponibile alla precedente ma con un finale diverso. Ecco la testimonianza di un altro ragazzo della provincia, pronto a offrirci il racconto della sua esperienza in cambio dell’anonimato (chi è assunto all’Expo non potrebbe parlare con la stampa salvo specifiche autorizzazioni ndr).

“Come il ragazzo del primo articolo, anche io mi sono candidato per la posizione di Area Team Leader, la qualifica con la quale ho iniziato effettivamente a lavorare qualche giorno fa. I primi test li ho svolti a novembre 2014, online. Un’email mi ha anticipato il superamento della prima selezione e a gennaio 2015 sono stato convocato a Milano per sostenere i colloqui di gruppo e quello individuale, in lingua inglese. Da allora sono stato aggiornato, più o meno mensilmente, sull’evoluzione delle attività di selezione, e mi veniva chiesto di confermare o meno se fossi ancora interessato alla posizione per la quale stavo concorrendo. A marzo, con tre giorni di preavviso, mi hanno riconvocato nella sede Manpower di Milano per l’effettiva firma del contratto.
L’impressione che ho avuto il giorno della firma è stata quella di una gran confusione, e che l’agenzia non fosse preparata a dovere per gestire la calca di persone chiamate a firmare contemporaneamente. Confermo che la sottoscrizione del contratto è avvenuta mediante un tablet, con la possibilità di scorrere il documento solamente in digitale - prosegue il nostro testimone - ma a me è stato inviato il link per leggere il codice etico insieme alla mail di convocazione, e mi hanno promesso l'invio del contratto per posta entro pochi giorni dall'avvenuta firma. Il codice etico non è altro che un documento, simile a quello che fanno firmare molte aziende, di tutela dell’impresa, nel quale il lavoratore si impegna ad adottare tutta una serie di comportamenti atti a non ledere il proprio datore. Al momento della firma ci hanno detto di leggere il contratto con calma, e di domandare in caso di dubbi, ma la grande fila di persone che attendevano dopo di te non ti metteva certo nella posizione ideale per farlo. In generale la confusione è sempre stata molto grande, e le informazioni a disposizione mediamente poche. Più di una volta i responsabili della selezione ci hanno risposto in maniera vaga, spiegando che diversi aspetti del nostro lavoro erano ancora in fase di definizione.

Anche sulla questione dei permessi devo più o meno confermare quanto già raccontato dall’altro ragazzo: ci è stato esplicitamente detto di non chiederli, se non in caso veramente eccezionale. Posso poi testimoniare - racconta la nostra fonte - che nell’unico caso di richiesta una volta assunti di cui sono a conoscenza, i responsabili dell’Expo hanno tenuto in sospeso il richiedente fino alla sera prima del giorno in cui avrebbe dovuto andare in permesso, per poi comunicargli che lo stesso gli era stato negato.

In generale ho notato finora poco rispetto per le persone, e certo non mi pare proprio che il datore di lavoro brilli per senso etico, ma mi chiedo anche quanti lo facciano al giorno d’oggi. Diciamo che una realtà così grande come quella che gestisce l’Expo è sicuramente attenta a non violare la legge. Semmai il problema sta nelle leggi stesse, che consentono comportamenti a volte umilianti per i lavoratori. In questo caso sicuramente c’è l’obiettivo da parte dei datori di lavoro di sfruttare al massimo ogni spazio di discrezionalità che la normativa fornisce per trarne più vantaggio possibile, a dispetto del dipendente.

Detto questo, che sicuramente non è piacevole, nella mia esperienza professionale in provincia ho visto ben di peggio. Lavoro da una decina d’anni e posso testimoniare che, specialmente nelle piccole aziende, spesso le normative sul lavoro vengono deliberatamente violate. Posso comunque capire chi si sia sentito maltrattato da Manpower. La tipologia di contratto offerta, e la relativa retribuzione reale, sono state confermate solamente in sede di firma del contratto: c’è stato chi è partito dal Sud, a volte costretto a viaggiare in pullman per il poco preavviso con cui è stato convocato, per vedersi poi offrire una mansione differente rispetto a quella sperata e contratto da 500 euro al mese. E’ chiaro che in quel caso è stato impossibile dire sì, perché la vita a Milano costa cara.
Io stesso ho accettato solo perché mi sono stati offerti quasi 2000 euro al mese. Già me ne avessero offerti 1200 o 1300, come nel caso dei contratti per Operatori Grandi Eventi, avrei dovuto rifiutare, perché non ne sarebbe più valsa la pena. Il mese che viene offerto di prova, durante il quale ciascuna delle due parti può rinunciare al contratto senza alcuna penale - racconta ancora il nostro testimone - è un po’ svuotato di significato visto che lo si passa interamente a fare formazione. Solamente da pochi giorni sono operativo nel mio padiglione, e sempre pochi giorni fa abbiamo scoperto le nostre vere mansioni, che sono in parte differenti rispetto a quelle concordate all’inizio. D’altronde, i cambiamenti delle procedure da seguire nei padiglioni sono quasi all'ordine del giorno.

In conclusione mi sento di confermare che la gestione del tutto è stata molto ‘all’italiana’, con una corsa finale per cercare di terminare i lavori, dopo essere partiti con grande ritardo. Non hanno fatto bene, ma in giro per il Paese è ormai una prassi diffusa. A chi sostiene che non si dovrebbero accettare lavori così, io rispondo in maniera un po’ fatalista e disillusa: so che lo stipendio che prenderò per 6 mesi in molti altri posti di lavoro in Italia me lo potrei solo sognare, che non si può vivere di ideali e che al supermercato non ci si va con i principi, ma servono i soldi per pagare la spesa. Capisco chi magari, con un’esperienza più breve alle spalle, abbia scelto di rinunciare. Io, che di porte in faccia ne ho già ricevute parecchie e di bocconi amari sul posto di lavoro ne ho dovuti mandare giù diversi, non mi vergogno per niente di aver accettato questo posto e anzi sono felice di poter tornare finalmente a lavorare per qualche mese, sperando ovviamente di trovare qualcosa di più stabile e di migliore in futuro”.
Buon primo maggio
Tante generazioni di giovani in passato non hanno avuto le fortune che spettano ai ragazzi di oggi. Trovato un lavoro lo hanno portato avanti per una vita, piacesse o meno, spesso in situazioni di insicurezza per la salute e con condizioni professionali pesanti, che hanno combattuto attraverso lotte collettive. Le conquiste di ieri sembrano smarrite almeno in parte oggi, ma quanta responsabilità hanno i giovani d'oggi? Dove sono finite le lotte collettive? Dove la voglia di innovazione, di cambiamento, di rivoluzione, di antagonismo rispetto a chi, detenendo un certo tipo di potere, se ne approfitta per sfruttare gli altri? Sempre più spesso ci pare che l'essere cresciuti con privilegi sconosciuti ai nostri padri e ai nostri nonni abbia tolto un po' di rabbia e di spirito d'iniziativa a chi è giovane adesso, lasciandolo solo, incapace di costruire nuovi sogni collettivi e di lottare veramente per raggiungerli. Chi ha ancora voglia di riempire le piazze e mobilitarsi per veder riconosciuti i propri diritti invece di lamentarsi e basta?
 

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