Mercoledì 17 Luglio 2019

Fabbio&Ravazzano: condannati per falso, assolti per truffa e abuso d'ufficio

La sentenza del 29 aprile del Tribunale di Alessandria ha condannato gli imputati Piercarlo Fabbio e Carlo Alberto Ravazzano per falso ideologico: "il bilancio era falso così come la certificazione del patto di stabilità". Cadono gli altri due capi di imputazione. Tre anni per l'ex sindaco e 2 anni e 6 mesi per l'ex ragioniere capo

Fabbio&Ravazzano: condannati per falso, assolti per truffa e abuso d'ufficio
ALESSANDRIA -  Il bilancio 2010 del Comune di Alessandria era falso e gli imputati hanno  indotto i consiglieri comunali a votarlo. Falsa anche la certificazione del Patto di Stabilità. Così il collegio del Tribunale di Alessandria - nelle figure della dottoressa Cinzia Perroni, Luisa Camposaragna e Paola Faggioni - ha condannato in primo grado per il duplice reato di falso ideologico l'ex sindaco Piercarlo Fabbio e l'ex ragioniere capo Carlo Alberto Ravazzano (stralciata la posizione dell'ex assessore al Bilancio, Luciano Vandone). Una pena di 3 anni di carcere per Fabbio e di 2 anni e 6 mesi per Ravazzano. Sono invece caduti gli altri due capi d'imputazione di truffa e abuso d'ufficio: per il primo “il fatto non sussiste” e per il secondo “non costituisce reato” (che erano le tesi della difesa sebbene estese a tutti i capi d'imputazione). Già confermato da parte degli avvocati dei due imputati il ricorso in appello. Insomma una condanna a metà.

L'ex sindaco di Palazzo Rosso è stato inoltre condannato all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni (che non sarà resa effettiva dal ricorso in appello). Il Tribunale ha riconosciuto un generico diritto al risarcimento delle parti civili (Comune e Cissaca che avevano chiesto rispettivamente 10 milioni di danno a testa) che dovrà però essere accertato e liquidato dal giudice civile. Ha però riconosciuto una provvisionale al Comune di Alessandria di 50 mila euro a fronte della richiesta di 10 milioni, oltre al pagamento delle spese processuali sostenute dalle parti civili (4 mila 500 euro).

Una sentenza quella arrivata ieri, 29 aprile 2015 alle ore 15.11, che ha lasciato nel complesso “soddisfatto” Piercarlo Fabbio, “soprattutto per come era partito il processo”: “si va ad unire con la sentenza di qualche giorno fa della Corte dei Conti che ci toglie tutte le responsabilità amministrative. Con tutte le firme che fa un sindaco, il falso può succedere”. La soddisfazione sta proprio nell'aver riconosciuto l'innocenza verso “reati contro la pubblica amministrazione, come sono la truffa e l'abuso d'ufficio”. Due capi di imputazione su quattro sono caduti: “è stato totalmente ridimensionato l'impianto accusatorio del Pubblico Ministero, sebbene ritengo resti esagerata la conferma della condanna sanzionatoria (verso parti civili)” ha aggiunto l'avvocato Cavallone. Le motivazioni saranno rese pubbliche tra 90 giorni, ma nell'attesa gli avvocati della difesa confermano il ricorso in appello, nel quale “si arriverà alla completa assoluzione “ secondo il difensore di Ravazzano, l'avvocato Luca Gastini. Ma “se ne riparlerà a settembre” ha concluso l'avvocato difensore di Fabbio.

La sentenza è arrivata dopo tre ore di camera di consiglio. Nella prima parte della mattinata i giudici hanno ascoltato le contro-repliche sia dell'accusa, che del Comune oltre a quelle delle difese. Una sorta di “botta e risposta” sulla base di alcuni punti che il Pm Riccardo Ghio ha voluto riportare all'attenzione dei giudici. “Fabbio, in qualità di ex primo cittadino, si può davvero considerare un burattino nelle mani di altri?”. Certamente no per l'accusa: Fabbio non si può considerare “succube” del suo assessore al Bilancio, il professor Vandone. Da qui la richiesta di condanna a 4 anni di reclusione. Anche la “pratica” stessa degli slittamenti in bilancio viene ritenuta illegittima e fatta proprio per “non fare emergere la situazione irreale di quel bilancio” prosegue Ghio. A rispondere è la difesa dell'ex sindaco: “nè artefice, né burattino. Fabbio non ha rivestito nessuno di questi due abiti. Si è fidato di una persona con capacità in materia (l'assessore Vandone)”. Non c'è stata poi per l'avvocato Cavallone nessuna volontà di “ordire trame” contro nessuno. “Tant'è che Fabbio non è scappato dal processo e ha cercato di difendersi con dignità”.

Ad essere tirata in ballo è stata anche la sentenza del 15 aprile della Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti che ha assolto l'ex amministrazione Fabbio e tutti i consiglieri comunali dal “nesso di causalità tra l'illecito amministrativo accertato e il dissesto. “Non ha rilevanza ai fini di questo processo – ha spiegato il Pm – perché nessuno mai ha sostenuto in questa aula che la causa unica e diretta del dissesto siano gli imputati”. Al contrario la difesa la ha utilizza per “rafforzare” la posizione degli imputati: “ci sono punti che hanno una certa rilevanza anche in questo processo” spiega l'avvocato Cavallone. Ad esempio che la situazione disastrosa delle casse comunali ha origine da ben più lontano, “quando Fabbio ancora non amministrava” e anche che la Corte dei Conti prende le distanze dalle considerazioni della relazione del perito dell'accusa, dottor Di Russo.
“Le parti civili non hanno mai chiesto un risarcimento per il dissesto – ha spiegato l'avvocato Giulia Boccassi per il Comune di Alessandria – Non sono stati chiesti infatti gli oltre 77 milioni di danno, ma quello che è stato richiesto è un danno d'immagine per l'Ente”. Che per la difesa “va ridimensionato” visto che il danno d'immagine deriva dal concetto del dissesto, che è stato il vero danno per la città.

Sul ruolo di Ravazzano, altro imputato al processo, Ghio concorda in parte con la tesi della difesa dell'avvocato Gastini: “Ravazzano è arrivato sì a cose fatte, ma la sua posizione non si può vaporizzare”. Per il pubblico ministero le responsabilità sono minori, perché il suo ruolo era di “confermare” apponendo una firma, ma resta comunque il dolo. “Che va provato” replica Gastini che rivendica la tesi dell'assenza di dolo.





 

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