Domenica 15 Settembre 2019

Cosa si dice dentro la moschea di via Verona?

Con l’aiuto di Ahmed Osman, mediatore culturale, abbiamo incontrato l’imam della moschea di via Verona, Ahmed Athahma, marocchino, dal 2006 residente in Italia ma che parla solamente arabo, per capire come vengono commentati i fatti di cronaca degli ultimi anni e quali insegnamenti impartisce ai musulmani che vivono in città

Cosa si dice dentro la moschea di via Verona?
ALESSANDRIA - Incontriamo Ahmed Athahma a casa sua, nel cuore di Borgo Rovereto, davanti a una tazza di tè marocchino, dolci della sua terra e il Corano in bella vista, per indagare quale sia l’insegnamento che quotidianamente viene impartito ai fedeli musulmani che vivono in città. L’intervista è solamente la prima tappa di un viaggio di approfondimento che ha l’obiettivo di indagare, insieme alla comunità islamica alessandrina, quali siano le origini di alcuni pregiudizi e come sia possibile interpretare le scritture senza negare le differenze culturali e dottrinali che caratterizzano fedi differenti, ma anche senza alimentare violenze reciproche che spesso poco hanno a che vedere con quanto le religioni intimamente prescrivono.

Chi è Ahmed Athahma?
Sono l’imam della moschea di via Verona dal 2012, quando sono tornato in Italia dopo aver trascorso un anno in Germania. Dal 2006 sono stato imam in una moschea a Torino, e oggi eccomi qui ad Alessandria (nella foto a destra ndr).

Che impressione si è fatto di Alessandria?
E’ una città tranquilla e caratterizzata da una grande calma, grazie alla quale è possibile lavorare bene. E’ una realtà che mi consente di portare avanti il mio impegno per l’insegnamento della fede musulmana offrendo molte opportunità: il sabato e la domenica organizziamo lezioni sul Corano che sono molto partecipate. In città esiste un gruppo di Giovani Musulmani, composto da ragazzi e ragazze, che è già ben avviato e mi ha aiutato a inserirmi quando sono arrivato. Diciamo che qui sono felice: ho ricevuto proposte per spostarmi all’estero, in Svezia e in Francia, ma ho deciso di rimanere qui.

Lei è in Italia ormai da quasi 10 anni ma ancora non parla italiano. Perché? Ha avuto problemi d’integrazione?
La mia vita è caratterizzata per la quasi totalità dalla comunicazione e dall’insegnamento che svolgo all’interno della moschea, e sono pertanto quasi sempre in contatto con persone di lingua araba, con poca possibilità di fare pratica di italiano (per l’intervista siamo stati aiutati da Ahmed Osman, mediatore culturale, che si è offerto di fare da interprete ndr). Ora però sto preparando la carta di soggiorno a tempo indeterminato e per legge dovrò superare un test d’italiano, perciò lo sto studiando. Spero il prossimo anno di poter pronunciare il discorso del venerdì in moschea in lingua italiana, anche a beneficio dei musulmani, sempre di più, che vivono qui e non conoscono l’arabo. So però che l’integrazione è importante e la lingua è una parte essenziale di questo percorso.
In città ho avuto problemi con il mio lavoro da Imam per quanto riguarda il permesso di soggiorno. Se per altre confessioni è possibile ottenere un visto per motivi religiosi, nel caso del mio lavoro in moschea non è possibile, perché la legge italiana non lo riconosce. Sono quindi costretto a svolgere anche una seconda attività, come lavoratore autonomo, per poter rimanere qui.

Come stanno cambiando i musulmani presenti in città? I figli appartenenti alle “seconde generazioni” hanno un livello d’integrazione mediamente più alto dei genitori, frequentano le scuole, spesso hanno un sistema valoriale che risente della loro esperienza qui. E’ così?

Io penso che l’appartenenza a due differenti culture sia una ricchezza, ed è ciò che cerco di spiegare ai loro genitori, che non sempre ne colgono subito l’importanza. C’è differenza fra un figlio nato e cresciuto in Italia e uno cresciuto, per esempio, in Marocco. L’integrazione procede speditamente e se prima i genitori potevano immaginare i figli seguissero le loro orme da un punto di vista professionale, lavorando magari nell’edilizia o in altre attività manuali, oggi sognano per i propri figli un lavoro da medico, da impiegato, da dirigente: i ragazzi ormai vanno all’università e con lo studio si possono migliorare anche le proprie aspirazioni. Io cerco sempre di far accettare ai genitori i cambiamenti anche culturali che i ragazzi manifestano qui rispetto ai genitori: non sempre è un cammino facile, ma è evidente che stia accadendo.

Dal suo punto di osservazione privilegiato, che analisi è possibile fare del fenomeno dell’Isis e del quadro internazionale che si sta venendo a configurare?
L’ultimo discorso del venerdì in moschea l’ho fatto proprio parlando dell’attentato avvenuto in Tunisia: l’Islam non c’entra nulla con accadimenti di questo tipo, ed è molto importante non fare confusione. La nostra dottrina professa l’accoglienza e l’ospitalità nei confronti di chi viaggia, e dei turisti. Bisogna offrire loro il massimo e riceverli in pace. Chi si comporta con violenza danneggia solamente l’Islam e tutti i musulmani, compresi quelli che vivono in Italia. E’ chiaro che poi le persone si allontanino da noi spaventate, finendo per fare un’equivalenza fra chi è musulmano e chi appartiene all’Isis.

Anche in Italia però la cronaca riporta di Imam che durante la preghiera inneggiano alla Guerra Santa contro l’Occidente corrotto e i suoi abitanti. Come è possibile che in nome dello stesso libro ci siano interpretazioni così differenti? Cosa pensate di poter fare voi, che professate la non violenza, nei confronti di chi predica l’aggressione?
Se un imam sostiene le teorie dell’Isis allora non è un vero imam e dimostra solo di non conoscere il Corano. Nel Corano stesso si dice che non si possono uccidere le persone. Il ruolo di chi insegna la fede musulmana deve essere quello di trasmettere il messaggio che certe azioni violente non vanno assolutamente fatte. Chi si aggrega a questi gruppi dimostra di non conoscere nulla dell’Islam e viene utilizzato da chi ha altri fini e che fornisce loro informazioni sbagliate. I ragazzi che partono per combattere solitamente si informano su tutto, perché non sanno neppure quando va fatta la preghiera, quando il digiuno, e quali siano gli insegnamenti da seguire. Solo sulla Jihad non chiedono nulla, convinti di sapere già tutto quello che è necessario. Ma sbagliano. Quando un giovane, a Torino, mi chiese come potesse fare la Jihad io gli chiesi che tipo di attività avesse la famiglia e lo invitai a sostenerla nel lavoro (l’allevamento di bestiame), e di mettere il massimo impegno in questo. Jihad vuol dire semplicemente impegnarsi in ciò che si fa ogni giorno per cercare di farlo al meglio.

Che tipo di condotta dovrebbero adottare i Paesi occidentali e quelli arabi moderati per arginare il rischio di un conflitto sempre più globale?
Lavorare per creare occasioni d’istruzione per le persone. Informare, parlare ai giovani, costruire percorsi in tutti i livelli d’istruzione, università comprese, per far comprendere davvero cosa insegna la religione musulmana. Per questo vi ringrazio dello spazio che ci vorrete offrire, perché ci sono messaggi che vanno diffusi il più possibile. Quando una persona è analfabeta e ignorante fa quello che gli altri gli dicono di fare. Quando ha gli strumenti per indagare e capire da sola cosa è giusto e come stanno realmente le cose, ecco che certi fenomeni violenti non possono più alimentarsi. L’Italia è un paese con una tradizione ospitale, il Vaticano ha avuto su questo un’influenza positiva e le persone sono sempre state accoglienti verso le persone di fede musulmana. Noi qui sappiamo di essere ospiti e quando riceviamo un permesso di soggiorno stringiamo un patto con lo Stato per rispettarne le sue leggi e i suoi cittadini. Questo rispetto verso chi ci accoglie e ci ospita è scritto anche nel Corano ed è ciò che va insegnato.

In collaborazione con la comunità musulmana presente in città AlessandriaNews.it proporrà una rubrica bimestrale di approfondimento e di stimolo alla conoscenza reciproca. Nel primo appuntamento vedremo come nel Corano viene descritta la convivenza fra persone che hanno fedi religiose differenti e quali principi è previsto che vengano adottati.
L'islam moderato esiste, è maggioranza, e deve restare tale, con l'aiuto di tutti
Alimentare l'odio e la paura fra le persone fa sicuramente il gioco di chi compie atti sconsiderati con l'obiettivo di ottenere una reazione violenta alla violenza. Bisogna isolare i casi violenti e cercare l'appoggio di tutte le forze moderate esistenti. L'alternativa è purtroppo quella di offrire a milioni di persone povere (musulmane e non) ragioni crescenti per vedere nell'occidente e nel suo stile di vita un modello inconciliabile con la sussistenza di tutti (peraltro, non senza un po' di ragione...) con le conseguenze, tragiche, che è possibile ipotizzare.

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