Mercoledì 21 Ottobre 2020

Accuse reciproche tra Montedison e Solvay. E alla fine chi è responsabile?

Al processo in Corte d'Assise parlano gli avvocati dei responsabili civili, chiamati al risarcimento dei danni, Edison (ex Montedison) e Solvay. Scambio di reciproche accuse a alla fine tutti si dichiarano “non responsabili”. 104 parti civili e 103 milioni di richiesta danno

Accuse reciproche tra Montedison e Solvay. E alla fine chi è responsabile?
ALESSANDRIA – Premesso che non esisterebbe “reato di inquinamento delle acque potabili e di omessa bonifica”, non esiste neppure alcuna responsabilità. Questa è la tesi che le difese degli otto imputati al processo contro le aziende del polo chimico che si sta svolgendo davanti alla Corte d'Assise di Alessandria, vanno sostenendo fin dalle prime battute del procedimento. Ma, nonostante la premessa – comune – si assiste in dibattimento ad uno scambio reciproco di accuse tra Montedison, ora Edison, e Solvay.
Il primo a prendere la parola è l'avvocato di Edison, Tullio Padovani, chiamato in causa dal ministero dell'Ambiente che indica nell'azienda che succede a Montedison, controllante di Ausimont, responsabile civile e, quindi, indicato a risarcire la somma indicativa, in via provvisionale, di 101 milioni di euro.
Nel 2002 Solvay acquisisce da Ausimont, azienda del gruppo Montedison, il sito di Spinetta, insieme ad altri siti italiani, come quello di Bussi, dove è in corso un analogo procedimento penale che vede le sue aziende sui banchi opposti. Amministratore delegato è Carlo Cogliati che resterà in Solvay fino al 2003 durante la fase di passaggio. Ora, secondo l'avvocato Padovani, Montedison, dagli anni Novanta in poi, è in fase di smantellamento e dismette progressivamente molte attività, che non rientrano più nel core business aziendale, tra cui il ramo chimico, che fa capo ad Ausimont. Montedison non aveva quindi un ruolo di controllo sull'intera galassia aziendale, che andava dal settore del cemento a quello delle assicurazioni. Il comitato di controllo ambientale, sempre secondo l'avvocato Padovani, fu attivo solo fino al1994 e ogni azienda del gruppoera dotata di autonomia gestionale e decisionale.
Solvay, nel momento in cui acquisisce Ausimont, “ne è il successore sostanziale”, mentre Montedison/Edison lo è solo nella forma.
Il “complotto” denunciato da Solvay, che vedrebbe l'azienda belga “vittima” di un disegno messo in piedi dagli enti per “coprire” Montedison, sarebbe, secondo Padovani, “una favola”. Precisamente la favola di Cappucetto Rosso e il lupo cattivo, dove “l'innocente”e forse “inconsapevole” (lo dice ironicamente, Padovani), Cappuccetto è Solvay, mentre Montedison/Edison il lupo cattivo.
Per sostenere la “favola” Solvay avrebbe prodotto documenti, come l'interrogazione parlamentare dell'allora onorevole Tino Rossi, in cui veniva denunciato lo stato di inquinamento sotto l'area dello zuccherificio (ma secondo l'avvocato Edison l'inquinamento si riferiva alle emissioni e non alle acque). L'avvocato Luca Santa Maria (difesa Solvay) aveva anche insinuato il dubbio – a sostegno della tesi del complotto – che la proprietà dello zuccherificio afferisse in qualche modo al gruppo Montedison. Circostanze respinte da Padonavi in aula.
Solvay/Cappuccetto Rosso, “vittima” del complotto, non sapeva dunque, al momento dell'acquisto dello stabilimento di Spinetta dell'inquinamento esistente? “Solvay acquisisce Ausimont con viva e vibrante soddisfazione” sostiene Padovani, anche perchè lo fa ad un prezzo ribassato. “Fu Solvay a voler prendere in carico la responsabilità ambientale, con l'eccezione di Porto Marghera, sottoscrivendo la clausola della responsabilità del successore a fronte di una riduzione del prezzo”.
Assiste da fondo aula l'avvocato Santamaria che al termine dell'udienza rilascia la seguente dichiarazione: “Il professor Padovani non ha speso nemmeno una parola per confutare in diritto o in fatto l'accusa del Pm, tutt'altro. Ha invece scelto di tuonare contro la mia arringa, peraltro neppure sfiorando i fatti realmente essenziali della ricostruzione della genesi di questo strano e anomalo processo che ho proposto e documentato ai Giudici.
L'anomalia dell'intervento del difensore di Montedison è ancor più difficile da spiegare se si pone mente al fatto che tutte le tesi da noi sostenute giovano ovviamente anche all'imputato Cogliati, per il fatto del quale Montedison è citata responsabile civile.
Perché, allora, tutta questa astiosa acrimonia apparentemente così mal diretta?
Dopo aver ascoltato il prof. Padovani, sono ancor più sicuro della correttezza della mia spiegazione storica - non complotto, mai ho usato questa espressione - dei fatti del processo. Replicherò, ovviamente”.

Riprende la parola Solvay, attraverso l'avvocato civilista Giulio Ponzanelli, quale difensore dei responsabile civile Solvay, chiamato a risarcire i danni dalle parti civili: comune, provincia, ministero dell'Ambiente, associazioni ambientaliste e singoli cittadini. Centoquattro, in totale (i conti li ha fatti lo stesso avvocato), per una somma totale che si aggira attorno ai 103 milioni di euro. Stessa premessa: “non sussistono e, anzi, sono state smentite da quanto emerso nel corso del dibattimento” i reati contestati, inquinamento della acque e omessa bonifica.

Le richieste risarcitorie avanzate dalle parti civili sarebbero, dunque, “viziate alla radice, e comunque inammissibili e infondate, per le innumerevoli ragioni”.

L'avvocato Ponzanelli scova “errori” - a suo avviso - nella richiesta di risarcimento del danno più cospicua, quella del ministero dell'Ambiente. “La pretesa risarcitoria del ministero dell'Ambiente - ha chiarito Ponzanelli - e' inammissibile, ancor prima che infondata, in quanto non solo e' contraria alla normativa, europea e italiana, che ha ormai escluso risarcimenti pecuniari in favore di misure di riparazione del danno ambientale; ma presupporrebbe un danno ambientale che, in questo processo, il Ministero dell'Ambiente non ha neppure provato secondo le rigorose procedure di determinazione e di quantificazione previste dal Codice dell'Ambiente”.
Non ammissibili neppure quelle di Comune e Provincia, “che non hanno titolo”.
Ce ne è anche per parti civili, per le quali “non è dimostrato un nesso di casualità” tra il danno eventualmente subito e l'attività del polo chimico e “senza che mai vi sia stato, e sia stato provato, il pericolo concreto per la salute umana, contestato dal Pm nell'imputazione di 'avvelenamento” .
Due parole le dice anche sulla difesa del collega Tullio Padovani: “Ausimont era al 100% controllata da Montedison”, quindi, tutt'altro che “irresponsabile”. La responsabilità – lo dice da civilista - “non può ricadere solo sul proponente sostanziale (Ausimont) ma anche sul responsabile formale (Montedison/Edison).

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