Lunedì 27 Settembre 2021

La difesa: "l'avvelenamento non è dimostrabile"

E' iniziata davanti alla Corte d'Assise di Alessandria la requisitoria finale delle difese. Ieri è stata la volta di due dei difensori Ausimont che hanno tentato di smontare la tesi accusatoria: “L'accusa si basa su dati ipotetici. L'avvelenamento c'è solo se si può dimostrare”

La difesa: "l'avvelenamento non è dimostrabile"
PROCESSO POLO CHIMICO -  Parte dalle fondamenta la difesa Ausimont nella prima udienza, dopo la pausa estiva, del processo contro gli otto imputati per avvelenamento delle acque ed omessa bonifica che si sta svolgendo davanti alla Corte d'Asssise di Alessandria. E' iniziata ieri, infatti, la requisitoria finale del pool di avvocati di difesa che si protrarrà, presumibilmente, fino a dicembre. Il primo a parlare è l'avvocato Giovanni Paolo Accinni, per Ausimont: non contesta singole accuse mosse dal pubblico ministero Riccardo Ghio nel corso del processo. Punta a smontare l'intero impianto accusatorio. “Il metodo usato dal professor Gilli (il principale consulente dell'accusa, ndr) è inservibile ai fini di questo processo poiché sostituisce valori reali, di cui non disponiamo, con valori supposti”.
Il “metodo Gilli” consisteva in una analisi di rischio sulla base di una potenziale esposizione a fattori inquinanti registrati nelle acque, prendendo a campione il dato più negativo, quello rilevato nel pozzo sotto l'impianto di algofrene, dove si sono registrate concentrazioni molto elevate.
Per Accinni il pubblico ministero, facendo proprio quella metodologia, avrebbe avanzato una tesi con “una certa dose di impudenza” ed esponendo alla Corte un “mix fuorviante che è un sotterfugio”. Intanto, sempre secondo la difesa, non è dimostrabile l'avvelenamento e lo stesso pubblico ministero parla infatti di “contaminazione”. Mancherebbe, poi, un dato reale che indichi la misura della contaminazione e del pericolo, che è, quindi, solo potenziale. “Il pericolo reale è solo quello scientificamente accertato”, dice.
Non verrebbe dimostrata, inoltre secondo la difesa, “la responsabilità soggettiva dei singoli imputati”, proprio perchè non c'è un fatto o una data alla quale ascrivere l'inquinamento. Accinni cita ad ampie mani dai Jalisse, gruppo musicale che vinse nel 1984 (anno della sentenza di Cassazione presa a riferimento da Ghio) il festival di Sanremo, passa a Fabrizio De Andrè e al filosofo Popper, termina con Sant'Agostino. “La domanda alla quale la Corte deve rispondere è: se e quando si è verificato l'inquinamento, quando e fino a quando c'è stato avvelenamento. Non lo dice neppure il pubblico ministero, come si può pensare di imputare la responsabilità agli imputati?”.
Sempre secondo Gilli “non basta una contaminazione consapevole, ma occorre un avvelenamento effettivo” per condannare a 18 anni (tale è la pena richiesta dall'accusa) gli imputati.

La difesa chiede ancora alla Corte di tenere presente, nel momento in cui pronunceranno il giudizio, il nesso tra dose ed effetto. E fa un esempio: l'aspirina cura, se presa in dosi eccessive può fare male, “ma se viene lasciata nell'armadietto non è né medicina, né veleno”. L'esempio per spiegare che per avere effetti comparabili all'avvelenamento, occorrerebbe aver ingerito 8 milioni di litri di acqua contenete cromo, o 12 milioni di litri di acqua contaminata con tricloetilene.
Ancor prima, l'acqua contaminata presa a riferimento, quella del pozzo sotto l'impianto di algofrene, “non era ad uso potabile e neppure attingibile. Il pericolo, quindi, “è solo presunto”. Tre ore e mezza, a braccio, di requisitoria che danno la linea anche ai successivi interventi.
Parla, poi, l'avvocato Carlo Baccarella, sempre per la difesa Ausimont. Ricorda come molti processi per avvelenamento si siano conclusi con l'assoluzione degli imputati, per il principio secondo cui “non è dimostrabile una responsabilità soggettiva”. Non nega che si tratti di un “processo complesso”. Ma esclude che ci sia stato dolo da parte dei vertici Ausimont nell'omessa bonifica. Ricorda gli investimenti fatti dal gruppo, prima dell'acquisizione da parte di Solvay del polo industriale. Difficile, ammette, ricostruire tutta la documentazione a posteriori.
Proseguirà la requisitoria la prossima udienza, fissata per il 6 ottobre.

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