Mercoledì 21 Ottobre 2020

"Salute a rischio a Spinetta, non solo per il cromo"

Il consulente del pubblico ministero al processo sul polo chimico parla di rischio tumori a Spinetta, ma non solo per il cromo: “la contaminazione è diffusa”. L'analisi “contestata” dalla difesa. L'acqua potabile secondo le legge che non considera, però, alcune sostanze invece presenti

"Salute a rischio a Spinetta, non solo per il cromo"
ALESSANDRIA - Dopo i testimoni, siedono sul banco davanti alla Corte d'Assise del tribunale di Alessandria i primi due consulenti della pubblica accusa, il professor Gilli, dell'università di Torino e il chimico Aspes. E la difesa tira fuori gli artigli.
Gilli, docente di igiene del dipartimento di sanità pubblica al politecnico, era stato incaricato dal pubblico ministero Riccardo Ghio di eseguire un'analisi del rischio sulla salute degli abitanti. L'analisi, ossia l'elaborazione di modelli matematici, si è basata su una serie di dati forniti dai campionamenti Asl, Arpa e dalla stessa azienda sia sull'area interna allo stabilimento, sia su quella esterna e prende in considerazione “le sostanze tossiche e cancerogene che possono interferire sulla salute, provocando problemi cronici, acuti o cancerogeni”. Si è preso in considerazione sia il rischio sulla popolazione adulta, sia sui bambini. Il quadro normativo di riferimento è il testo unico dell'ambiente, la legge 152 e la legge 31 del 2001.
Le tipologie di sostanze considerate sono il cromo esavalente, che tuttavia “non è considerato cancerogeno se ingerito, bensì tossico”, e i composti organici: cloroformio, tetracloroetilene, cloroetilene. Cauto, nelle conclusioni, il perito. E non poteva essere diversamente, nella sua veste di docente universitario. Nessuno dice esplicitamente che il rischio c'è. Ma i dati di concentrazione rilevati nelle acque parlano da soli: concentrazioni di cromo fino a 161 microgrammi per litro, contro un limite di 5; 250 di cloroformio e 165 di cloroetilene, contro un limite di 0,5. Misure che variano da zona a zona, da pozzo a pozzo, e che “sono presenti anche nei piezometri della rete pubblica Amag”. Lo sottolinea bene il professor Gilli.
In conclusione? “Le analisi evidenziano una sufficiente problematicità legata ad una contaminazione diffusa” e “ci sono elementi che pregiudicano l'uso di queste acque”. Acque che, tuttavia, non sono ad uso potabile. “L'analisi rileva il rischio, a prescindere dall'uso che viene fatto delle acque”, precisa il consulente, incalzato dalle domande della difesa. Come dire: nessuno può mettere la mano sul fuoco sul fatto che un'acqua per uso industriale possa venire usata ad altri scopi. Stabilire se le sostanze rilevate abbiano o meno provocato danni alla salute non è contemplato nell'analisi di rischio. Se, il limite considerato accettabile è 1 malato in più ogni milione di abitanti. A Spinetta il rischio è di 1 malato ogni 100 mila o ogni 10 mila abitanti (in base ai parametri presi in considerazione).
Nessuno nega, poi, che le acque del pozzo 8, quello della rete potabile interna allo stabilimento che serviva anche alcune abitazioni, “sia potabile in base ai parametri di legge”. Lo spiega meglio il secondo consulente, Aspes. Il quale precisa anche come “la legge di riferimento in realtà non prende neppure in considerazione alcune sostanze”, semplicemente perchè non ci dovrebbero essere a prescindere. Aspes, nella sua relazione, ha esaminato la qualità dell'acqua in 15 cascine attorno al polo chimico. I superamenti sono stati rilevati in 6 pozzi su 15.
“Il consulente del Pm, professor Gilli, - diranno al termine del processo gli avvocati Solvay Luca Sanatamaria e Domenico Pulitanò - ha confermato quanto da sempre sostenuto dalla difesa Solvay: le acque destinate al consumo umano – pozzo 8 – erano e sono potabili e sicure. Il consulente ha, inoltre, rimarcato che il cromo esavalente non è cancerogeno per ingestione. Nel resto della sua deposizione, il professor Gilli si è limitato ad un’analisi relativa alle acque industriali non destinate all’uso umano, per le quali si possono solo ipotizzare problematiche relative alla bonifica – che Solvay ha già avviato e continua a portare avanti. Anche il secondo consulente del Pm, il dottor Aspes, ha confermato che le acque dei pozzi esterni al sito, analizzate nel 2008/2009, rispettavano i limiti di potabilità come riportato nella sua relazione depositata agli atti.
Durante l’udienza, l’ingegner Alessandro Cebrero, responsabile della manutenzione del sito, ha messo in evidenza che già prima del 2008 erano stati attivati interventi per l’individuazione e l’eliminazione delle perdite della rete idrica del sito industriale”.

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