Martedì 23 Luglio 2019

Alessandria dei fiumi e dei canali

Storia del canale Carlo Alberto e di una città fluviale

Alessandria dei fiumi e dei canali
MemoriALE - È impressionante la serie degli stravolgimenti e dei cambiamenti che Alessandria ha subìto, in particolare durante lo scorso secolo. La foto di questa settimana mostra una veduta dall’alto della nostra città, probabilmente ripresa dalla sommità della ciminiera Borsalino. Lo stabilimento è infatti ben visibile. Nella parte inferiore dell’immagine però intravediamo anche il famoso canale Carlo Alberto, costeggiato dai viali alberati. La ciminiera del cappellificio si trovava infatti in quella che in tanti ricorderanno come “la Borsalino oltre canale”. Il corso d’acqua era usato dall’azienda per le sue lavorazioni, tanto che si era dovuta assumere l’onere del mantenimento degli argini e la realizzazione di una passerella pedonale che collegava via Napoli e via Lanza. Inoltre alcuni ricorderanno la galleria che, sovrastando il canale, collegava le due parti del cappellificio. 
Il canale Carlo Alberto era stato creato fra il 1833 ed il 1846 ed il tracciato originario divideva in due i giardini pubblici (oggi via della Repubblica) e proseguiva lungo quello che, in seguito all’interramento dello stesso sarebbe diventato Corso Cento Cannoni.
Risalendo ancora più indietro nel tempo scopriamo che il Carlo Alberto sostituì in realtà un corso d’acqua derivato dalla Bormida, il Betale, che lambiva in epoca medievale le strutture dell’antico duomo di Piazza della Libertà e che aveva una importantissima funzione economica per le manifatture tessili cittadine. Sembra che grazie ad esso e alla serie di ponti e passerelle necessarie per accedere alla piazza centrale, Alessandria avesse un aspetto quasi lagunare.
La storia del canale Carlo Alberto fa pensare al rapporto di Alessandria con l’acqua. Un rapporto inscindibile, dal momento che la città si trova proprio fra due fiumi e con essi fin dalla sua nascita ha dovuto convivere. Sembra però che le esigenze dell’inurbamento e della società industriale, abbiano oscurato il sentimento di rispetto per il territorio e per i suoi elementi naturali. La città si è mangiata sempre più lo spazio vitale dei suoi fiumi, facendo dimenticare alle nuove generazioni la ricchezza ambientale di cui disponiamo e che una volta, invece, non era sicuramente sottovalutata. La vita del fiume e quella della città correvano fianco a fianco, mentre ora sembra che la natura fluviale di Alessandria ci salti agli occhi solo con l’ennesimo allarme inondazione del Tanaro o della Bormida.
Tristemente il Museo del Fiume, costituito da un gruppo di volontari in seguito alla tragica alluvione del 1994, lo scorso agosto ha dovuto chiudere i battenti. L’istituzione promuoveva la sensibilizzazione, l’approfondimento, la ricerca, la documentazione e la divulgazione in materia di tutela e valorizzazione degli ambienti fluviali. Destinatarie privilegiate di queste attività erano le scuole ed è un peccato che, nel momento della difficoltà, sia spesso la cultura ad andarci di mezzo. Quei servizi così superflui nell’immediato da essere indispensabili per il futuro di tutti.
 

Veduta della città di Alessandria, Domenico Sartorio, gelatina bromuro d'argento/vetro. Per gentile concessione della Fototeca Civica di Alessandria

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