Lunedì 27 Settembre 2021

Processo polo chimico, l'accusa: "documenti addolciti ad uso degli enti"

Seconda giornata di deposizione per il test chiave Alberto Maffiotti di Arpa: l'origine dell'inquinamento potrebbe derivare dalle perdite dell'impianto note alle aziende? La difesa ribatte: "sforati solo i limiti di bonifica, situazione punibile con una contravvenzione"

Processo polo chimico, l'accusa: "documenti addolciti ad uso degli enti"
ALESSANDRIA - Seconda giornata di deposizione Alberto Mafiotti, direttore di Arpa Alessandria, uno dei test chiave nel processo contro gli 8 ex dirigenti ed amministratori del polo chimico di Spinetta Marengo per avvelenamento delle acque e omessa bonifica.
Centinaia di dati, documenti, corrispondenze, ripercorsi attraverso le domande del pubblico ministero Riccardo Ghio, in un'udienza fiume durata quasi cinque ore. Maffiotti risponde, puntuale, senza sbavature, anche al contro esame della difesa che terminerà, però, la prossima udienza, il 6 maggio. Emerge intanto sempre più chiara la tesi dell'accusa: le aziende che si sono succedute nella gestione degli impianti del polo chimico, Ausimont, Edison e poi Solvay, erano a conoscenza dell'inquinamento dei terreni e in falda, ma avrebbero tenuta nascosta la reale situazione agli enti, omettendo o “addolcendo” parte delle documentazioni.
Due i punti su cui insistono le domande di Ghio al test: la conoscenza dell'alto piezometrico di falda sotto lo stabilimento e il collegamento tra le falde superficiali con quelle più profonde. A provocare l'alto potrebbero essere state, oltre ai fattori naturali, anche perdite dagli impianti.
Una delle ipotesi formulate nel 2008 quando scoppiò “l'emergenza cromo” - anche se “in realtà si tratta di 21 parametri sforati relativamente alla presenza di sostanze inquinanti, di cui il cromo è forse una delle meno preoccupanti”, ha sottolineato Alberto Maffiotti – è che l'innalzamento del livello di falda (definita come “una sorta di montagna alta come un palazzo di tre piani”) abbia fatto in modo che l'acqua sia entrata a contatto con sostanze tossico-nocive.
Dalla deposizione rilasciata dal test, emerge come “la presenza dell'altro fosse evidente, anche visivamente, tanto che il terreno e l'asfalto risultavano bagnati e ci fu anche un caso di un trattore che sprofondò mentre stava eseguendo dei lavori all'interno dell'area dello stabilimento”.
Tra gli altri documenti citati e mostrati alla corte, presieduta dal giudice Sandra Casacci, ci sono anche un piano di indagine redatto nel marzo 2007, e presentato nel mese di maggio, a cura della società Ensr, in cui si evidenzierebbe la presenza di due possibili punti di perdita all'interno dell'area dello stabilimento, fatto che si evincerebbe anche da una diversa presenza di sali tra le acque del perimetro esterno ed interno allo stabilimento. Il sale, è l'ipotesi, potrebbe essere stato sciolto da una perdita dell'impianto dell'acqua di raffreddamento. Tutte tesi che potrebbero essere confermate o smentite nel corso del procedimento. Sempre in quegli anni, a seguito della caratterizzazione del 2006, un documento interno parla della presenza di una “misteriosa valvola” a chiusura di una tubatura di derivazione non monitorata che dalla rete interna termina nel sottosuolo. Un'altra possibile perdita di acque cariche di inquinanti?
E le aziende sapevano e tacevano? I carabinieri del Noe, è stato detto in aula, avrebbero trovato nella sede di Solvay diversi fascicoli di documenti, appuntati a mano, con “raccomandazioni” sulla gestione delle informazioni, ma anche faldoni differenti recanti la scritta: “ad uso interno” e “per enti”.
C'è, poi, tutto il capitolo per nulla di secondo piano, sulle forniture di acqua ad alcuni residenti di Spinetta direttamente dal polo chimico, sospese con l'ordinanza dell'allora sindaco Piercarlo Fabbio nel 2008, ma che già erano state messe in dubbio da alcune relazioni precedenti (risalenti all'88) a cura di consulenti delle aziende. A tirare in ballo l'argomento è l'avvocato di parte civile Giuseppe Lanzavecchia. L'avvocato cita analisi sull'acqua della mensa aziendale, delle scuole elementari Caretta di Spinetta, delle scuole Bettole e Guasta, sempre di Spinetta, eseguite dall'Asl in cui emerge come la concentrazione di inquinanti era superiore, sebbene non ai livelli di quelli riscontrati in falda sotto l'ex zuccherificio, a quella di legge.
E' il turno della difesa ad esaminare il test. E' l'avvocato Baccaredda (Edison) a parlare per primo, seguito da Luca Santa Maria (Solvay) che si avvale anche di un videoproiettore. Inciampa in alcune obiezioni dei colleghi e del presidente della Corte, l'avvocato Santa Maria. L'intento è quello di dimostrare come “non sia mai stato superato il limite di potabilità dell'acqua, quel che fu denunciato è il superamento del limite di bonifica soggetto a contravvenzioni ma non ad un procedimento penale”.
La parola, il 6 maggio, è ancora delle difesa.

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