Giovedì 23 Gennaio 2020

"La 'ndrangheta c'è ma ha scarso potere intimidatorio"

Il “basso indice di mafiosità”, e lo “scarso potere intimidatorio” della cosca affiliata alla 'ndrangheta nel Basso Piemonte sono alla base dell'assoluzione in primo grado di processo contro i 17 imputati, tra cui l'ex consigliere comunale Giuseppe Caridi, per associazione mafiosa

"La 'ndrangheta c'è ma ha scarso potere intimidatorio"
TORINO - La 'ndrangheta in Piemonte esiste, ma l'appartenenza ad una locale a “basso indice di mafiosità” non è di per sé un reato. E' quanto è contenuto nelle 110 pagine di motivazione della sentenza di assoluzione depositate dal giudice Massimo Scarabello.
L'operazione Maglio aveva portato all'arresto, nel giugno del 2011, di 17 persone, tra cui l'ex consigliere comunale Giuseppe Caridi ed altri cinque alessandrini. Al processo in primo grado, il giudice del tribunale di Torino aveva emesso una sentenza di assoluzione

Sabato scorso sono state depositate le motivazioni alla base della sentenza. Non si nega la presenza di una locale nel basso Piemonte, ma – secondo quanto scritto nella motivazione – il fatto in sé non costituirebbe un reato, visto lo scarso potere intimidatorio della 'ndrangheta in Piemonte.

“Le motivazioni della sentenza di primo grado hanno riservato non poche sorprese. - è il primo commento di Paolo Bellotti, all'epoca consigliere comunale per l'Italia dei Valori e membro della commissione territorio che si trovò a discutere della varainte Valle San Bartolomeo, finita tra gli atti del processo - Intanto si afferma, senza ombra di dubbio, che l' ndrangheta era presente nel basso Piemonte e nella provincia di Alessandria. Il Gip, nel dispositivo di sentenzia, afferma, senza alcun dubbio, che sicuramente nel basso Piemonte si era formata una locale di 'ndrangheta, ma, proprio perché siamo in Piemonte, questo, di per sé, non può essere considerato un reato. Una motivazione che lascia per lo meno allibiti, sopratutto se dovesse in qualche modo 'fare giurisprudenza', in tutta Italia. Secondo il Giudice, gli inquisiti, pur appartenendo alla 'ndrangheta, non hanno commessi reati tipici dell'organizzazione criminale. Forse non sono riusciti a fare quello che volevano proprio perché grazie anche ai comitati, si è deciso di non abbassare la guardia anche su questioni di dubbia utilità come alcune operazioni legate al Piano Regolatore. Rimane un dato ancora inquietante: visto che è stata comunque accertata la presenza di una "locale" nell'alessandrino, considerando che la "locale" di norma è costituita da 49 persone, gli altri esponenti della provincia dove sono?”. Il pubblico ministero Caselli, che aveva coordinato l'inchiesta, avrebbe confermato l'intenzione di presentare ricorso contro la sentenza di primo grado.

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