Venerdì 23 Agosto 2019

Ferralasco: " Prima le emergenze, poi la progettualità"

Il parking sotterraneo di piazza Garibaldi, l’area dell’ex zuccherificio, la Cittadella. Ma anche il ponte Meier, la variante collinare di Valle S. Bartolomeo, lo sviluppo urbanistico della città. Un colloquio “senza steccati” con l’assessore a qualità urbana e sviluppo sostenibile del Comune di Alessandria. Che ricorda: “a Palazzo Rosso fui anche consigliere comunale: ma era davvero un’altra epoca”

Ferralasco: " Prima le emergenze, poi la progettualità"
Non è proprio un neofita di Palazzo Rosso, poiché fu, dal 1990 al 1993, giovanissimo consigliere comunale nelle fila della Democrazia Cristiana. “Ma da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, e per vent’anni ho preferito decisamente l’impegno nel mondo del volontariato e dell’associazionismo”. Poi, a fine maggio, la chiamata “alle armi”, in difesa della città, a cui ha risposto “obbedisco”. Oggi l’ingegnere Marcello Ferralasco è un affermato professionista che si avvia verso i cinquanta, e che accettando l’assessorato a qualità urbana e sviluppo sostenibile del Comune di Alessandria si è fatto carico di una serie di emergenze da un lato, e di problematiche “di prospettiva” dall’altro, certamente di non facile soluzione. Proviamo a capire quali sono le sue intenzioni e priorità, anche se alcuni sono temi tanto vasti da meritare senz’altro specifici approfondimenti.

Ingegnere, il suo è per definizione l’assessorato degli scenari, delle prospettive di sviluppo del territorio. Ma di questi tempi è dura….
(sorride, ndr) Ecco, appunto. Di questi tempi dobbiamo per forza stare con i piedi per terra, e procedere con la massima concretezza. Perché nella pentola sul fuoco ci sono emergenze vere, in ebollizione e che hanno la precedenza assoluta. E poi, le confesso, sono allergico agli slogan, e penso che la politica non possa ridursi a quello. Per cui lasciamo perdere le frasi altisonanti sul futuro di Alessandria, ne ho sentite troppe: se dovessi pronunciarle, siate impietosi…

Parliamo di temi concretissimi allora: la questione del parcheggio sotterraneo in piazza Garibaldi è risolta?
Magari fosse così. Credo che già nei prossimi giorni avremo novità importanti. La vicenda è nota, anche se forse, per esigenza di semplificazione, qualche giornale ha fatto passare il messaggio che il parcheggio sotterraneo non si fa più. Non è così, e mi spiego meglio. Se il tutto dovesse ripartire oggi da zero, a fronte dell’attuale situazione potremmo a mio avviso ritenerlo un progetto non prioritario. Ma, per quanto si sia in emergenza, un’amministrazione si insedia, e continua un percorso ereditato. In questo caso, parliamo di un progetto in project financing partito nel 2006, che prevede la costruzione e la gestione trentennale del parcheggio sotterraneo: gara regolarmente aggiudicata (con ricorsi e controricorsi vari, ma stiamo all’oggi) ad una associazione di imprese, guidata con l’85% dalla Final di Palermo, che ha già una serie di esperienze su progetti analoghi in diverse città del nord Italia. Ci sono poi Ruscalla, Apcoa Parking e Codelfa, ognuna con il 5%.
Quel che noi abbiamo fatto nei giorni scorsi è stato annullare le successive varianti al progetto originale, che erano state approvate dalla precedente amministrazione il 26 aprile, con firma finale il 18 maggio.

Varianti che prevedevano, essenzialmente, che al raggruppamento di imprese fosse assegnata, per 15 anni, anche la gestione dell’attuale parcheggio in superficie di piazza della Libertà. E’ così?
Essenzialmente sì: a fronte di una serie di interventi anche di altro tipo (una rotonda, la sistemazione di alcune vie), l’associazione di imprese avrebbe avuto in gestione il parcheggio di piazza della Libertà, che oggi fa capo all’Atm, e incassa circa un milione di euro all’anno: indispensabili per la sopravvivenza dell’azienda pubblica di trasporti, già alle prese con note vicissitudini. Abbiamo inoltre ravvisato una serie di altri elementi tecnici che avrebbero portato ad un nuovo equilibrio economico-finanziario, con maggiori oneri per l’amministrazione.
Per questo, appena insediatici, abbiamo fatto prima ricorso ad una delibera sospensiva di 30 giorni, e poi al provvedimento di annullamento in autotutela della delibera, la settimana scorsa.

Vi aspettate il ricorso dei privati? Siete pronti ad un accordo?
Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni: la delibera sospensiva cercarono di impugnarla, quindi mi aspetto francamente che qualcosa di analogo possa succedere anche adesso, e ne abbiamo già avuto segnale. Noi siamo assolutamente pronti a confrontarci, a dialogare e a cercare un’intesa. Certo, non possiamo avallare scelte che vanno contro l’interesse dell’ente, e dell’intera città.

Nel frattempo, via libera al Ponte Meier. Per il sindaco Rossa è una buona notizia: ma in città le opinioni sono divergenti….
E qui potrei permettermi di svicolare, perché la delega ai lavori pubblici non è mia, ma direttamente del sindaco. Però non nascondo la mia opinione: c’è un appalto valido, e ci sono i finanziamenti già stanziati: non solo dal Comune di Alessandria, ma da una serie di altri soggetti. Per cui, in caso di annullamento dell’opera, oltre a pagare comunque penali significative, tutto il resto dei fondi andrebbe perso: questo va chiarito agli alessandrini, non è che potremmo usare quelle risorse per fare altro. Quindi, se gli accertamenti in corso sul fronte archeologico lo consentiranno, mi pare logico procedere.

Parliamo dell’ex zuccherificio: via libera alla costruzione dei nuovi ipermercati Coop7 ed Esselunga, ad un tiro di schioppo dal polo chimico?

Storia lunga: si figuri che io ricordo, da bambino, lo zuccherificio ancora aperto, e i camion di barbabietole che entravano. Da più di trent’anni, però, quell’area è un simbolo di decadenza, di abbandono. Rivitalizzarla mi sembra importante, senza naturalmente trascurare le ricadute benefiche, per il Comune e per la popolazione, di qualsiasi nuovo insediamento produttivo o commerciale, di questi tempi. Pensare allo sviluppo della città, al suo futuro, è essenziale.

Ciò premesso, assessore?
Ciò premesso, è in corso una complessa procedura, detta di Via (valutazione impatto ambientale) che coinvolge un’importante serie di soggetti, circa 15, tra cui Regione, Provincia, Aipo, Arpa, e così via. Naturalmente sta ai tecnici dirci se realizzare centri commerciali in quell’area comporta rischi, e di che tipo. Se così fosse, per quanto mi riguarda non c’è business che tenga. Da questo punto di vista, esiste un elaborato tecnico che si chiama Rir (Rischio d'incidente rilevante), rispetto al quale ho avuto un ultimo incontro in Regione venerdì scorso, dopo approfondimenti con la Provincia. Ebbene, è intenzione di tutti far partire, già nei prossimi giorni, un tavolo di lavoro sul tema, che consenta ulteriori approfondimenti rispetto all’insediamento Solvay, che si trova come noto nelle vicinanze dell’ex zuccherificio: proprio perché non va lasciato il minimo dubbio al riguardo. Ma se naturalmente le valutazioni legate alla sicurezza ambientale (penso alla Solvay, ma anche alla vicina presenza del corso del fiume Bormida) consentissero di procedere, a quel punto andrebbero affrontate e risolte altre criticità di tipo tecnico, come la viabilità, valutandone anche i costi connessi. Però, ripeto: i progetti finalizzati a creare sviluppo sul nostro territorio sono fondamentali per fare un orizzonte e un futuro ad Alessandria.

E la Cittadella? Risorsa troppo grande per pensare davvero ad un suo rilancio?
E’ un complesso straordinario, di proprietà del Demanio, ma in concessione al Comune. E sappiamo bene che già la semplice manutenzione ordinaria, dato il contesto in cui ci troviamo, genera non pochi problemi di risorse. Tuttavia come non riconoscere che si tratta di un’area e una struttura dalle potenzialità enormi? Io francamente credo che sia un pezzo di città da far rivivere, da restituire agli alessandrini. E credo anche che, date le sue dimensioni, sia pressoché impossibile pensare che un unico soggetto, pubblico o privato, possa oggi trovare le risorse necessarie, e che quindi più che ad un unico progetto si debba pensare ad una serie omogenea di interventi e iniziative, ovviamente in grado di autosostenersi. Dico no a palazzi o supermercati, per fare esempi concreti: ma sì invece a botteghe di artigiano, ristoranti, aree concerti. Bisognerebbe fare in modo che la Cittadella tornasse ad essere una parte di Alessandria, com’era del resto prima di diventare fortezza militare. Perché non farci, ad esempio, anche la foresteria dell’Università? Ma è chiaro: stiamo parlando del libro dei sogni, di una progettualità tutta da realizzare con risorse che, ad oggi, non ci sono.

Sul progetto edilizio legato alla collina di Valle San Bartolomeo il comitato Noi di Valle e il Movimento 5 Stelle sembrano intenzionati a nuove battaglie. Ne riparlerete, e ci sono spazi per modifiche sostanziali, rispetto a decisioni già prese?
Ho già avuto modo di incontrare i consiglieri dei 5 Stelle, e credo che la commissione Territorio presieduta da Giancarlo Cattaneo abbia comunque intenzione di tornare ad affrontare la questione, probabilmente dopo la pausa estiva. Rispetto a quanto già discusso e deciso in passato, non mi pare però ci sia molto da fare, a meno che naturalmente non emergano elementi nuovi, sul piano legale, che è diritto di ognuno cercare di dimostrare. Nello specifico del progetto edilizio di Valle, è a questo punto facoltà della società privata interessata procedere, nei tempi che riterrà opportuni, in rapporto anche al contesto di crisi. Devono ancora chiedere i permessi di costruzione, ma quelli non è che si possano negare, in mancanza di elementi sostanzialmente nuovi e diversi. Più in generale, però, è mia intenzione effettuare una ricognizione complessiva della situazione edilizia nei sobborghi, per capire se sia il caso o meno di ricorrere, per il futuro, a qualche vincolo in più, in un’ottica di maggior tutela del territorio.

Anche perché, assessore, negli ultimi anni si è parlato molto di espansione urbanistica di Alessandria oltre i fiumi, di skyline della città e quant’altro. La realtà però è che ci sono migliaia di alloggi sfitti, e di edifici pubblici e privati in manifesta decadenza. Che fare?
Il recupero dell’esistente è essenziale. Come Comune però, nelle attuali condizioni finanziarie, avremo temo non poche difficoltà a reperire le risorse necessarie anche per la manutenzione ordinaria del patrimonio immobiliare dell’ente. Mentre certo qualche dismissione ci sarà, anche per fare cassa. Sul fronte privato, lo scenario del mercato immobiliare è quello che conosciamo, e non è che si possano imporre ai singoli proprietari interventi di particolare entità, al di là dei casi di strutture manifestamente pericolanti. Sarebbe interessante sviluppare piani di incentivi, contribuzioni, sgravi fiscali anche più significativi degli attuali. Speriamo sia possibile, ma sono pianificazioni e progetti che vanno al di là della portata dei singoli comuni.

Chiudiamo con un cenno personale ingegner Ferralasco: lei ha anche un’avviata attività come professionista. Come pensa di fare?
(sorride, ndr) Bella domanda, ma non ho una bella risposta. Ho accettato di slancio il ruolo di assessore, perché come facevo a dire no? Ma mi rendo conto di quanto sia impegnativo portarlo avanti bene. Al mio lavoro, come negarlo, sto dedicando meno tempo di prima. E oltretutto per me scattano incompatibilità di legge importanti e giuste, per cui mi precludo come professionista le opportunità esistenti sull’area di cui sono pubblico amministratore. Vedremo: certamente di fronte all’emergenza tirarsi indietro sarebbe stato contrario ai miei principi. Si figuri, facevo il rappresentante di istituto già al liceo scientifico: alla necessità di dare il mio contributo ci credo da sempre.
 

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