Domenica 22 Settembre 2019

Dissesto. E ora?

Cosa accade dopo l’arrivo della pronuncia della Corte dei Conti. L’iter e le prospettive di un comune che dovrà lavorare “sotto scorta”

Dissesto. E ora?
Con la pronuncia della Corte dei Conti consegnata al prefetto, al sindaco, al presidente del Consiglio, al collegio dei Revisori dei conti al procuratore regionale della Corte dei conti, i giudici contabili accertano “il perdurante inadempimento del Comune di Alessandria nell’adozione di misure correttive idonee a effettivamente risanare la propria situazione finanziaria gravemente deficitaria ed in tal modo invertire la tendenza ad suo progressivo deterioramento; la sussistenza delle condizioni previste dall’articolo 244 del Tuel (testo unico enti locali) per la dichiarazione dello stato di dissesto finanziario". Come ha comunicato il sindaco Rita Rossa in aula, dando comunicazione della pronuncia, si apre ora l’iter che porterà alla dichiarazione di dissesto.
Cosa comporta e quali sono i tempi? La risposta è contenuta nel decreto legislativo numero 149, articolo 6, comma 2: “il Prefetto assegna al Consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a venti giorni per la deliberazione del dissesto. Decorso infruttuosamente il termine di cui al precedente periodo, il Prefetto nomina un commissario per la deliberazione dello stato di dissesto e da' corso alla procedura per lo scioglimento del consiglio dell'ente ai sensi dell'articolo 141 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000”.
In alternativa, potrà essere lo stesso consiglio, prima dei venti giorni, ad adottare una delibera di dissesto ed è quanto avverrà ad Alessandria, come ha espresso chiaramente il primo cittadino. Intanto la notifica da parte del prefetto ai membri del consiglio è già avvenuta e con ogni probabilità la dichiarazione di dissesto avverrà nel corso del prossimo Consiglio comunale utile, programmato per il 5 luglio.
La procedura prevede, in questo caso, che il prefetto e l’amministrazione agiscano in stretto collegamento con la presidenza del consiglio dei Ministri il quale, attraverso un decreto del presidente della Repubblica, procede a nominare un collegio di tre "commissari" (in gergo tecnico chiamato Organismo straordinario di liquidazione) che procedano alla sistemazione dei bilanci comunali “incriminati”, per un tempo di 18 mesi prorogabili: consuntivo 2009, preventivo e consuntivo 2010, preventivo e consuntivo 2011.
Alla giunta, che resta in carica, spetta la gestione strettamente ordinaria. Si tratterà, di fatto, di una amministrazione “blindata” finalizzata all’approvazione di un bilancio risanato.
Tuttavia, una volta attivata la procedura del dissesto finanziario il comune è obbligato come previsto dall’art. 251 dello stesso Testo Unico ad adeguare le imposte, le tasse locali, le aliquote e le tariffe di base nella misura massima consentita dalla legge.
Relativamente al personale dipendente, l’Ente ha l’obbligo di rideterminare la dotazione organica collocando in disponibilità il personale che dovesse risultare in soprannumero. Il rapporto previsto dalla legge è di un dipendente per 93 abitanti. Ad Alessandria risultano esserci oltre 700 dipendenti comunali, quindi entro i limiti (ai quali si dovrebbero però aggiungere quelli delle partecipate: qui il numero sarebbe in esubero). Per far fronte ai debiti pregressi, la commissione incaricata del risanamento della gestione ha alcuni strumenti, al pari di un curatore fallimentare: tra questi, la vendita del patrimonio immobiliare disponibile per la parte non strettamente necessaria all’esercizio delle funzioni istituzionali, la liquidazione dei debiti con una percentuale prevista che va dal 40% al 60% del debito effettivamente accertato.
Il vero rischio lo corrono, però, le partecipate e le cooperative che prestano servizi al comune le quali, queste ultime, figurano tra i “fornitori” di servizi e quindi potrebbero vedersi saldare i debiti solo per una parte.
Cissaca (9 milioni di euro di crediti nei confronti di palazzo Rosso), Atm (20 milioni di euro di credito), Amiu e, a scendere, tutte le altre, rischiano a loro volta il fallimento, portandosi dietro – come nel caso di Cissaca – anche una serie di cooperative che prestano servizi.
C'è anche un altro risvolto e riguarda l'interdizione per dieci anni dai pubblici uffici per coloro i quali saranno reputati responsabili del dissesto, da un punto di vista giuridico. La responsabilità deve essere accertata dalla Procura della Corte dei Conti. Così recita il comma 1 dell'articolo 6 del dlgs 149: "gli amministratori che la Corte dei conti ha riconosciuto responsabili, anche in primo grado, di danni cagionati con dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti il verificarsi del dissesto finanziario, non possono ricoprire, per un periodo di dieci anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati, ove la Corte, valutate le circostanze e le cause che hanno determinato il dissesto, accerti che questo e' diretta conseguenza delle azioni od omissioni per le quali l'amministratore e' stato riconosciuto responsabile. I sindaci e i presidenti di provincia ritenuti responsabili ai sensi del periodo precedente, inoltre, non sono candidabili, per un periodo di dieci anni, alle cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di Giunta regionale, nonche' di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo. Non possono altresi' ricoprire per un periodo di tempo di dieci anni la carica di assessore comunale, provinciale o regionale ne' alcuna carica in enti vigilati o partecipati da enti pubblici". Accertata la resposabilità chi ricopre tali cariche dovrà quindi decadere.
Si tratta di una situazione relativamente nuova a che prima d'ora non aveva interessato un comune capoluogo di provincia. E' quindi plausibile pensare che la Corte dei Conti abbia impegato tutto il tempo necessario per ponderare una pronuncia destinata a "fare scuola".

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