Mercoledì 21 Agosto 2019

Rita Rossa: "Voltiamo pagina: Alessandria ce la farà"

I conti disastrati di Palazzo Rosso, i tentennamenti dell’Idv, gli attacchi di Corrado Parise e ‘l’epurazione’ di Mara Scagni. Ma soprattutto le priorità su cui costruire il futuro della città, dai servizi sociali agli asili. E una riflessione sul futuro della Provincia. Colloquio a tutto campo con la candidata sindaco del centro sinistra

Rita Rossa: "Voltiamo pagina: Alessandria ce la farà"
A poco più di due mesi dalle elezioni amministrative, e con Palazzo Rosso nel caos, è certamente lei la favorita nella corsa alla scomodissima poltrona di sindaco di Alessandria. Con tutta la responsabilità e i rischi che il ruolo comporta. Incontriamo Rita Rossa nel suo quartier generale di via Guasco, nel palazzo della Provincia. Ed è inevitabile affrontare anche il tema del futuro dell’ente di cui è ad oggi vice presidente, e i cui dipendenti attendono, con non poca apprensione, di capire cosa realmente li aspetta.

Assessore, lei è certamente già proiettata nella corsa a Palazzo Rosso, ma qui in Provincia nei prossimi mesi che succederà?
Al là dei miei obiettivi personali, il futuro della Provincia, e dei suoi dipendenti, mi sta molto a cuore, mi creda. E francamente vedo pochi elementi per essere ottimisti. E’ un vero peccato, perché se è indubbio che province in Italia ce ne sono troppe, e che questi enti sono anche stati utilizzati, a destra come a sinistra, talora come parcheggi per il personale politico, è altrettanto vero che eliminarle tout court, anziché razionalizzarle in maniera drastica, danneggerà enormemente il territorio. Pensiamo alla nostra, di provincia: un territorio vastissimo, con una miriade di piccoli comuni: ma davvero pensiamo che la Regione potrà svolgere efficaci funzioni di coordinamento del territorio? E poi, naturalmente, c’è in ballo il futuro professionale di almeno una parte dei dipendenti, perché io non ci credo che tutta l’operazione sia portata avanti soltanto per eliminare i costi della politica, che sono quantitativamente minimali.

Lei però, nei prossimi due mesi, è attesa da una sfida personale impegnativa….
Più che personale, siamo un gruppo che crede davvero alla possibilità di salvare, e rilanciare, Alessandria, le cui condizioni dopo cinque anni di gestione del centro destra sono sotto gli occhi di tutti. Ci sono dei momenti, nella vita, in cui sei chiamata a fare la tua parte, e devi provarci con tutta te stessa. Molto sinceramente: io ho un lavoro, sono insegnante di ruolo, e nei mesi scorsi sono persino stata tentata di dimettermi da assessore,e tornare al mio mestiere. Non l’ho fatto perché non si deve mai fuggire, e anche perché, per un’insegnante, ha senso rimettersi a disposizione d’estate, per non creare scompiglio organizzativo, e danneggiare gli studenti, ma anche il precario che sta lavorando al tuo posto. E poi come sa le quote rosa vanno di moda, e anche in politica potrei forse aspirare a qualche ruolo un po’meno complicato di quello di primo cittadino. Ma gli alessandrini mi possono prendere in parola: o sarò eletto sindaco, o tornerò a scuola. In entrambi i casi con entusiasmo.

I candidati sindaco alla fine saranno tra i dieci e i quindici: è un segnale di vitalità, nonostante tutto. Oppure un altro campanello di crisi?
Io sono uno dei candidati, e non posso certo stabilire chi può correre e chi no. E’ indubbio che tante liste, che poi sostanzialmente hanno progetti simili, di risanamento e rigore a partire dalla presa d’atto del disastro attuale, un po’ di confusione rischiano di crearla. Come è evidente che, in alcuni casi, ci sono candidati che puntano, in realtà, soltanto ad entrare in consiglio comunale. Ma lasciamo che siano gli elettori a dare il loro giudizio.

Voi, come centro sinistra, non state tentando qualche accordo pre elettorale di desistenza?
Assolutamente no. Credo davvero che il tempo degli scambi e dei giochetti sottobanco sia finito, per fortuna. Noi proponiamo un progetto chiaro, di rifondazione della città sulla base di un patto di correttezza e di metodo. Una proposta seria e articolata, dettagliata anche sul nostro sito, ma che soprattutto presenteremo sul territorio in occasione di centinaia di incontri con gli alessandrini.

La situazione di Palazzo Rosso è davvero irrimediabile?
Irrimediabile no, perché ripartire si deve, per il futuro di tutta la nostra comunità. Gravissima sì, senza dubbio, e non faremo nulla per nasconderlo. Del resto, le vicende della Corte dei Conti, e della Magistratura, sono cronaca di queste settimane, e le stiamo seguendo tutti con apprensione. E chi se ne importa se il dissesto verrà dichiarato prima o dopo una certa data, per permettere agli attuali amministratori di continuare con la loro folle strategia. Quel che conta è che in questi ultimi cinque anni al Comune di Alessandria è stato fatto scempio della finanza pubblica, con una serie di scelte deliranti, che ci hanno condotto nel baratro. E da qui dobbiamo per forza ripartire.

Saranno lacrime e sangue per tutti?
Sarà durissima, perché se come mi pare ormai inevitabile arriveremo al default, occorrerà attenersi rigorosamente ad una serie di parametri: le tariffe dei servizi aumenteranno, i precari saranno licenziati, la gestione dovrà essere iper rigorosa, e gli stessi investimenti saranno bloccati. Questo lo stabilisce la legge, e il nuovo sindaco potrà soltanto rimboccarsi le maniche, e lavorare con massima onestà e impegno.

Ma con le mani legate?
Su certi fronti sì, ma proprio per questo sarà ancora più necessario puntare su poche, imprescindibili priorità. Tra queste ci sono senz’altro i servizi sociali. Il centro destra ha un debito di quasi 9 milioni di euro con il Cissaca, che rischia il collasso. A tutto danno dei comuni minori tra l’altro, che hanno sempre versato regolarmente le loro quote. E soprattutto di tutte le persone che hanno necessità di aiuto e sostegno, perché vivono situazioni di disagio. Io non sono disposta ad abbandonare questa gente: credo che la miglior forma gestionale, alla scadenza autunnale dei consorzi, sia l’Unione di Comuni. Ma naturalmente c’è la spada di Damocle dell’enorme ‘buco’ generato dalla gestione Fabbio, che va colmato. Ma pensiamo anche agli asili: il progetto ventilato in questi giorni dal centro destra di privatizzare in corsa, nelle ultime settimane di mandato, un servizio così delicato è davvero preoccupante. E mette a rischio posti di lavoro, e prestazioni pubbliche a supporto dell’infanzia e delle loro famiglie che sono invece essenziali. E’ una deriva che va fermata.


Poi ci sono le partecipate: un arcipelago che rischia di affondare nei debiti…
Tutto va riportato sotto lo stretto controllo dell’Ente: come il Pd ha più volte chiesto in questi anni, soprattutto per voce di Ezio Brusasco, totalmente inascoltato, e anzi talvolta irriso da chi stava riducendo il Comune nell’odierna situazione disastrosa. Naturalmente ci sono realtà come Sital, Al.Tri., Valorial che vanno chiuse immediatamente: danni e passivi di bilancio ne hanno generati abbastanza direi. Addirittura per Al.Tri, che non è neppure ancora operativa, si parla di trasferimento da una sede centrale e gratuita a Palazzo Cuttica ad un’altra in via San Lorenzo in cui si dovrebbe pagare un canone d’affitto ad un imprenditore: ma con quale logica? Perché i soldi degli alessandrini vengono buttati così? Per non dire della vicenda dei 25 mila euro spesi per penne di lusso da regalare agli ospiti di riguardo: siamo al ridicolo! Vanno invece valorizzate le grandi professionalità che ci sono tra i dipendenti, in questi anni mortificate e disperse. Diminuendo al contempo il numero di dirigenti, a partire da quelli a termine legati all’attuale amministrazione. Ma anche razionalizzando le attività in poche macro aree, per ridurre al minimo le spese.


Alessandria deve fare i conti con l’allarme disoccupazione: giovanile e non solo. Il Comune lì può fare qualcosa?

Io credo ad un Comune che sappia anche stimolare altre forze ad investire sul territorio. E penso in primis al dialogo con le banche, attraverso le Fondazioni, perché gli istituti di credito, che denaro dalla BCE ne stanno ricevendo eccome, e a tassi bassissimi, lo mettano in maniera virtuosa a disposizione di chi ha idee e progetti imprenditoriali, ed è privo delle risorse personali con cui partire nell’impresa. Penso ai giovani, ma anche alle persone di mezza età che il lavoro lo perdono, e hanno però capacità e know how per rimettersi in gioco: vanno aiutati.

Parliamo dei suoi alleati: l’Idv ha deciso di non presentare una propria lista, pare per scelta dei vertici regionali, e dello stesso Di Pietro. E’ preoccupata?
Più che altro sorpresa, perché ho avuto questa notizia dai giornali, mentre da tempo auspichiamo, come Pd, un incontro ufficiale e chiarificatore con cui rappresenta l’Italia dei Valori. Naturalmente se così sarà non potremo che prenderne atto, e rivolgerci direttamente agli elettori.

A più di due mesi dal voto, c’è sentore di grande battaglia, e forse anche di colpi bassi. Lei conta sul sostegno di uno schieramento vasto, ma ha anche, all’interno del centro sinistra, rivali bellicosi. Se si trovasse su una torre con Corrado Parise e Mara Scagni, chi butterebbe giù?
So che si aspetta che risponda che mi butterei giù io, ma voglio fare un discorso più politico. Parise è una persona intelligente, ma ha perso il senso della misura, e della priorità, che deve essere mandare a casa Fabbio. Mi sarebbe piaciuto confrontarmi con lui serenamente, alle Primarie, ma ha scelto diversamente. E ora trovo che stia imboccando una strada di gioco al massacro con cui si metterà fuori gioco da solo.

Parise però dice, e scrive, che Palazzo Rosso è la padella, e Palazzo Ghilini la brace. Insomma che lei e Fabbio siete due facce della stessa medaglia, fatta di inciuci e di spartizioni di lungo corso.

Ma la politica non può essere fatta di insinuazioni, e di attacchi personali privi di fondamento. Cosa dovrei fare, replicare scendendo allo stesso livello? Parise ha degli elementi concreti contro di me? Vada in procura. Altrimenti si confronti in maniera democratica, presenti agli alessandrini un programma vero e serio, e chieda il loro consenso. Esattamente come stiamo facendo noi.

E Mara Scagni? Si favoleggia molto sulla rivalità tra le due prime donne del centro sinistra…
Nessuna questione personale invece con Mara. Semplicemente il Pd e i suoi alleati hanno ritenuto che, proprio perché cinque anni la precedente esperienza politica del centro sinistra è stata inequivocabilmente bocciata alle urne dagli alessandrini, non fosse il caso di ripresentarla in lista.

Il che significa che in giunta, in caso di sua vittoria, non tornerà nessuno della vecchia guardia?
Onestamente non esiste ancora nessun elenco di assessori, e vedremo tra l’altro quanti potranno essere, considerata la situazione dell’ente. Certamente assai meno di oggi: e scelti con criteri di vera eccellenza. Dopo di che, qualcuno potrebbe sostenere che il già citato Brusasco (che pure continua a dirmi di voler passare la mano) sarebbe una persona non adeguata per preparazione e onestà? E questo vale anche per altri…

A proposito di trasparenza e correttezza assessore: che la malavita organizzata sia tra noi è un fatto. E che in qualche contesto, come in Liguria, il Pd abbia avuto un atteggiamento un po’ troppo disinvolto al riguardo lo sostengono ormai in molti. Lei, nel caso, come si regolerà?
Con la massima intransigenza, sia sul fronte degli appalti diretti, che nel controllo della filiera dei subappalti, dove spesso si annidano le incrostazioni più pericolose. E penso anche ad una forte collaborazione con il Collegio Costruttori. Purtroppo quel che lei dice è vero comunque: l’illegalità in questi anni è entrata a Palazzo Rosso in tante forme: penso a Caridi, ma anche al caso dell’ex presidente del consiglio comunale Grassano. E’ davvero arrivato il momento di voltare pagina.

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