Mercoledì 23 Giugno 2021

Alessandria

Omicidio via Parma: concesso il rito abbreviato, in aula il 19 luglio

Andrea Casarin è difeso dall’avvocato Alexia Cellerino 

Omicidio via Parma: concesso il rito abbreviato, in aula il 19 luglio

I Carabinieri al temine dei rilievi in via Parma nel giugno 2006

ALESSANDRIA - Il caso dell’omicidio di via Parma che vede accusato Andrea Casarin, 47 anni, verrà discusso davanti al Gup Andrea Perelli.

Il Gip ha accettato la richiesta della difesa, affidata all’avvocato Alexia Cellerino, del rito alternativo.

Si torna in aula il 19 luglio. Il legale di Casarin ha prodotto una consulenza sulle prove dattiloscopiche e due verbali di indagini difensive. Verrà dunque sentito un esperto del Ris richiesto dalla difesa oltre all’esame dell’imputato. Lo stesso giorno verrà sentito anche un militare del Ris citato dal pubblico ministero, Marcella Bosco.

Altagracia Gil Corcino era stata uccisa nel suo appartamento di via Parma, ad Alessandria. Era il 27 giugno 2006.

Quattordici anni dopo la svolta. Sulla scorta di nuovi e importanti indizi, i militari avevano dato nuova linfa alle indagini ed eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip.

Per gli inquirenti fu Casarin a uccidere la dominicana. L’indagine è stata diretta dal procuratore capo Enrico Cieri e dal sostituto Marcella Bosco.

Quando i militari del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale (diretti dal colonnello Giuseppe Di Fonzo) gli avevano comunicato l’arresto, Andrea Casarin aveva chiesto «perché?».

Ad inchiodarlo le impronte digitali e il Dna trovato sul luogo del delitto.

Avevano chiesto ulteriori approfondimenti e confronti ai Ris proprio relativi alle tracce biologiche di cui erano in possesso. Attivato un ‘match’ tra la banca dati Afis ignoti e quella delle persone sottoposte a rilievi segnaletici è emerso un riscontro: alcune delle rilevate nel 2006 appartenevano ad Andrea Casarin.

L’uomo era stato arrestato per droga a Malpensa il 10 dicembre 2013: fu sorpreso mentre era in attesa di un corriere proveniente da Santo Domingo con sei chili di cocaina. Fu da quel momento che nella banca dati comparve la sua traccia.

I Carabinieri cercarono altre prove: il materiale genetico recuperato da un mozzicone di sigaretta abbandonato dall’indagato è risultato compatibile con quello estrapolato dalle tracce biologiche recuperate nell’alloggio di via Parma.

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